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Sicko

Regia di Michael Moore vedi scheda film

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La recensione su Sicko

di LorCio
8 stelle

Iniziamo subito col dire che Sicko è un film importante, al di là dei valori artistici della pellicola. Michael Moore torna sul grande schermo dopo una pausa di tre anni dal precedente Fahrenheit 9/11, e sembra, usando un linguaggio medico, meno bulimico, più ponderato, meno frenetico. Forse è solo un’impressione, perché quella valanga di Moore, fustigatore di un paese che tuttavia ama molto, è più incazzato che mai. Il motivo di ciò è che la sua ultima opera entra nel cuore dell’America, indaga nel suo profondo, cerca di comprendere le cause del malessere. Se vogliamo, Sicko è un film ancora più di denuncia rispetto al precedente, poiché Fahrenheit 9/11 aveva come scopo quello di far chiarezza su qualcosa di più o meno conosciuto, mentre quest’ultima opera ha come intento quello di far capire, conoscere, indignare lo spettatore straniero. Il film analizza come le compagnie di assicurazione farmaceutica americane hanno acquistato un potere così grande e decisivo per le vite delle persone, perché l’hanno conquistato e quali sono le conseguenze che un cittadino può incontrare se privo di un’assicurazione. E vedere le storie di gente addolorata, persa, sofferente è ancora più indignante che vedere le manifestazioni di dolore presenti in Fahrenheit.

 

Qui l’ira è ancora maggiore, perché non si capisce come il paese democratico per antonomasia sia soggetto ad un sistema così scandaloso e irritante. Tant’è che non ci fa proprio una bella figura mantenendo una struttura sanitaria peggiore di stati come la Slovenia. Moore è furioso, si vede, ma cerca di affrontare l’argomento con più tranquillità, con più pacatezza. Ma tanta rabbia repressa esplode quando vede le disastrose condizioni, per esempio, nelle quali vertono i soccorritori dell’11 settembre. Ed è ancora più molesto assistere ai caroselli di difesa/presa di coscienza dei dirigenti di queste compagnie, dei loro seguaci (perlopiù onorevoli repubblicani), senza dimenticare le vane campagne pro-assistenza sanitaria gratuita di Hillary Clinton (e Moore ci spiega anche perché sono finite). Con gli occhi di chi non finisce mai di vedere cose strane, il nostro corpulento filmaker inizia ad esplorare altri paesi dove l’assistenza sanitaria è gratuita e copre tutta la popolazione, come in Canada, in Gran Bretagna, in Francia.

 

E poi perché ai terroristi dell’11 settembre -che torna sempre, inequivocabilmente- rinchiusi a Guantanamo sono riservate cure migliori e un metodo sanitario più umano? Proprio per questo Moore e compagni s’imbarcano sulla rotta di Cuba, per cercare di essere curati in modo più dignitoso. Ed è qui che avviene la scena più umiliante per un americano: pagare per una cifra irrisoria un farmaco fondamentale per il decorso della tua vita che in patria pagheresti un patrimonio. Nonostante un po’ di retorica finale quasi fuori luogo, Sicko è un film necessario, certamente imperfetto in alcuni punti (ah, il voyeurismo di Moore!), ma tuttavia talmente notevole che merita più per la sua valenza didattica e simbolica che per il resto. Un film importante ed utile.

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