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Paranoid Park

Regia di Gus Van Sant vedi scheda film

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La recensione su Paranoid Park

di ROTOTOM
8 stelle

Un pezzo di vita di Alex, adolescente skater di Portland, che una notte in un girovagare randagio uccide per sbaglio il sorvegliante di una ferrovia. Il senso di colpa scivolerà via sul suo viso immoto come gli skateboard scivolano sulla pista di Paranoid Park.

“Nessuno è pronto per Paranoid Park”. Skateboard e scrittura, cinema e musica. Gus Van Sant opera un cesareo dolorosissimo e da Elephant estrae questo non luogo, questa selva di oscuro cemento in cui la retta via viene sistematicamente smarrita. I ragazzi sono cresciuti dal massacro di Colombine ma alla follia si è aggiunta altra follia e al nulla altro nulla. Dopo, ne sono succedute altre, altri nulla con in braccio il fedele fucile d’assalto. I ragazzi sono cresciuti e seguiti dal regista nell’incedere gobbo, nell’inespressività dei visi così giovani così terribilmente stanchi, nella mancanza assoluta di passione che connota le giornate spese sulle gibbosità del parco del titolo, nei semideserti corridoi vuoti delle scuole. Alle loro spalle i genitori sono sempre più sfocati, irriconoscibili come alieni in secondo piano, ripresi di spalle, nell’ombra o talmente tatuati da perdere ogni senso di identità. I ragazzi veleggiano a vista nella vita, senza guida, non ci sono rettilinei, strade da seguire, progetti, c’è lo scivolare sullo skate a Paranoid Park non luogo mentale impossibile da connotare geograficamente, è idea di vita che si articola nell’assenza di peso specifico delle evoluzioni con la tavola, paradigma della traiettoria che irride le leggi fisiche, mancanza di reale contatto col suolo. E morte, di un uomo e dell’innocenza di Alex responsabile di quella morte che si libera del peso attraverso la scrittura. Paranoid Park è scelta stilistica e Van Sant la sposa in pieno alternando super 8 e 35 mm al seguito delle tavole sulle convessità dai graffiti-simbolo, immagini sporche e altre di esemplare nitidezza nella fotografia di .
Alternanza di stile, atemporalità del narrato che segue la fredda confessione di Alex e segue lo scorrere disordinato sulle pagine, senza giudizio alcuno, nell’elaborare un lutto che ha aperto uno spiraglio di nero futuro in una vita vissuta in un presente senza speranza. Grafia, skate e cinema, linguaggi che si rincorrono e si fondono in un messaggio univoco di sublime rarefazione, di lancinante sospensione narrativa, di grande disperazione. La maturità di Alex può aspettare, basta una doccia e liberare il peso della colpa attraverso la scrittura che esaurito il suo scopo può tranquillamente bruciare e svanire nel nulla. Splendido film, Premio Speciale al 60° Festival di Cannes.

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