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L'ultimo inquisitore

Regia di Milos Forman vedi scheda film

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La recensione su L'ultimo inquisitore

di will kane
8 stelle

La carriera di Milos Forman è stata particolarissima, e contraddistinta da momenti di trionfo assoluto, come i due Oscar vinti come miglior regista( unico non americano) per "Qualcuno volò sul nido del cuculo" e "Amadeus", creando anche dei veri e propri casi cinematografici e culturali; poi, altre volte, ha realizzato pellicole che non hanno incontrato il favore del pubblico e umori tiepidi della critica. Ritorna sette anni dopo il suo ultimo lavoro dietro la macchina da presa, per girare una pellicola ad ambientazione storica, ma si presume assai romanzata, sulla Spagna di Goya, a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento: l'intento di Forman, fuggito dalla Cecoslovacchia appena prima dei carri armati su Praga, è presentare le proprie perplessità, o il proprio essere inviso ai dogmi assoluti, vedi qui la Chiesa che promulgava l'Inquisizione, o la deriva imperialista post-rivoluzione francese, ma ci potremmo includere il regime filosovietico che egli ha conosciuto in prima persona, o certe forme di capitalismo.Non si tratta di una biografia di Francisco Goya, in quanto il geniale artista ispanico è qui un testimone d'eccezione delle malefatte del Potere, e di quanto gli uomini si ritrovino in un batter di ciglia o quasi aguzzini o vittime degli squilibri creati dai rovesci dalla politica: ricostruzione spettacolare, da classico del cinema, "L?ultimo inquisitore" ha un avvio a rischio d'artificio, con Javier Bardem che sembra inizialmente recitare male, ma poi, nell'economia dell'evoluzione del personaggio, lascia notare le forzature di un ambizioso che giocherà male le proprie carte a disposizione, mentre Natalie Portman, dal viso sempre più bello, pare ormai prescelta come vittima ideale( la saga di "Star wars" più recente, e "V per Vendetta" compresi),mentre lo svedese Skarsgard si assume tutta l'impotenza della versione di Goya secondo Forman. Qua e là si cede un pò troppo alla personalizzazione della Storia, ma infine la pellicola trasmette un senso di stoica consapevolezza della fragilità e della debolezza degli uomini molto sincera.

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