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Tutte le donne della mia vita

Regia di Simona Izzo vedi scheda film

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La recensione su Tutte le donne della mia vita

di LorCio
5 stelle

Opera seconda di Simona Izzo, scritta in tandem con Graziano Diana e Alexandria La Capria. Davide Ferrari è un celebre cuoco che seduce le donne, alle quali non sa rinunciare, attraverso le sue sopraffine creature culinarie. All’espressione onnipresente “lei si chiama come mia madre” – non ha nemmeno superato il complesso di Edipo, figlio di una madre che non sia è mai voluta far chiamare in tale modo, in dieci anni gli passano di fronte agli occhi (e in letti occasionali): la gourmet Isabelle Monique, l’ipocondriaca biologa Stefania, la conduttrice Monica (dalla quale avrà un figlio), la ristoratrice Laura, la giovane Diletta e, ovviamente, la madre. Tutte le donne della sua vita si rincontrano quando lui è vittima di un incidente subacqueo a Stromboli. Le origini lo seducono. Probabilmente stroncato senza pietà da molta critica, è una commediola gradevole e banale (specialmente nella seconda parte), ma che tutto sommato si lascia vedere senza traumi. Forse andrebbe rimproverata alla factotum regista qualche pretesa autoriale, l’inutile artificiosità che caratterizza il personaggio di Davide. E poca cura e fantasia nell’illustrare l’ambiente strombolano, macchiettistico e turistico.

 

Luca Zingaretti, alle prese con un raro ruolo brillante, è credibile e convincente. Nel reparto femminile risultano sfocata la Rosalinda Celentano, buttata lì senza molte domande Vanessa Incontrada, poco più che accenni ai ruoli di Jane Alexander ed Elena Bouryka. Spiccano invece una sorprendente Michela Cescon, prima ed entusiasmante incursione nella commedia e la tagliente, aguzza, splendida Lisa Gastoni, un altro talento ritrovato che disegna la madre Diletta con una sublime e malinconica vena di chi nasconde qualcosa da troppo tempo. Le musiche del Premio Oscar Ennio Morricone (un inchino), sembrano pezzi di scarto, o persino variazioni, del tema di C’era una volta in America: tolte dall’epica del poema di Leone, le note perdono di forza. Curiosità: Ricky Tognazzi, marito della regista, recita il ruolo di Rodolfo, l’amico-nemico cuoco che ruba a Davide segreti e piatti, ha un cognome gastronomico. Si chiama La Mantia, come Filippo, lo chef che non usa aglio e cipolla.

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