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La lotta dell'uomo per la sua sopravvivenza (parti IX/XII)

Regia di Roberto Rossellini vedi scheda film

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The Killing Joke

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La recensione su La lotta dell'uomo per la sua sopravvivenza (parti IX/XII)

di The Killing Joke
8 stelle

Così come L’età del ferro (1964), primo tentativo “enciclopedico” di Rossellini, anche La lotta dell’uomo per la sua sopravvivenza (1967/1969) rappresenta un altro esempio di quelle opere di carattere generale che servono all’autore per stabilire un vasto quadro di riferimento complessivo, utile a ripercorrere la storia dell’umanità. Si procede attraverso l’articolazione dell’argomento per voci e capitoli e l’unione tra ricostruzioni storiche e brani di natura documentaria. Gli episodi si alternano, tra quelli brevi (poche inquadrature) e quelli di più ampio respiro (storie pressoché autonome), illustrati da una voce fuori campo che diventa costante solo nelle puntate composte da materiale documentario.
Nel suo insieme La lotta dell’uomo per la sua sopravvivenza si presenta come una serie che abbina grandi intenti e semplicità espositiva. Il fatto di fondere documentario e ricostruzione obbliga Rossellini a trovare ogni volta un linguaggio nuovo adeguato alle notizie che il pubblico deve ricevere. Egli, intervenendo all’inizio e a volte nel corso delle trasmissioni, come già ne L’età del ferro, presenta ancora una volta la storia come cronaca degli eventi e il film, procedendo per salti, di puntata in puntata, propone il farsi della cultura attraverso gesti quotidiani. È proprio qui che si riscontra la semplicità che Rossellini ricerca. Dietro il personaggio di turno, infatti, scorgiamo l’autore stesso che spiega questa o quella scoperta al pubblico, identificato invece in personaggi secondari.
Questo lavoro segna anche una svolta musicale: le composizioni orchestrali ed enfatiche lasciano il posto alla musica essenziale di Mario Nascimbene, che d’ora in avanti sarà il nuovo compositore di Rossellini.
Va infine ricordata l’inadeguata collocazione in palinsesto riservata alla serie: divisa in due cicli di sei puntate trasmessi a distanza di oltre un anno l’uno dall’altro (tra l’estate 1970 e l’autunno 1971) e addirittura spostando la messa in onda (tra primo e secondo ciclo) al sabato sera, contro il varietà di turno. Flop annunciato.
Il risultato complessivo, comunque, si rivela più che dignitoso e lo sforzo apprezzabile; per quanto il livello non sia sempre alto.

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