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Il mio migliore amico

Regia di Patrice Leconte vedi scheda film

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La recensione su Il mio migliore amico

di sprugola
7 stelle

Commedia piuttosto divertente con due attori che stanno facendo la storia contemporanea del cinema francese, anche oltre confine, cioè Dany Boon e Daniel Auteil. La storia è incentrata sulla difficoltà dei due protagonisti, sebbene per motivi molto diversi, di avere un vero "migliore amico". Ovviamente nel corso del film tutto cambierà.

Commedia piuttosto divertente con due attori che stanno facendo la storia del cinema francese, anche oltre confine, cioè Dany Boon e Daniel Auteil, per chi non si ricordasse le facce metto una foto :-) 

 

 

Francois (Auteil) è una specie di Scrooge, mercante d'arte poco incline a curare i rapporti personali, durante un funerale molto poco affollato (7 persone) si ferma a riflettere sulla propria situazione e sulla sua cronica mancanza di amici, neppure con la fidanzata e con la figlia riesce ad avere una relazione aperta e sincera.  

Bruno (Boon) è un tassista tuttologo che riesce molto facilmente a fare conoscenza con le persone, gli argomenti di conversazione non gli mancano mai e rendersi simpatico non gli riesce difficile, ma fare amicizia con tutti è come non farla con nessuno, anche lui in realtà non ha un vero amico.

Non voglio svelare altro sulla trama ma solo segnalare un paio di cose che mi hanno colpito del film.

Intanto ho scoperto di avere una nostalgia inconscia per i quiz televisivi, intendo i quiz nei quali devi avere una preparazione per rispondere a delle domande di cultura generale, Chi Vuol Essere Milionario è il top della categoria e rivederlo (sebbene senza Gerry Scotti ma con il conduttore francese) mi ha fatto molto piacere. 

Anche in questo film poi vediamo i protagonisti recarsi allo stadio, questa volta come tifosi del Paris Saint-Germain, vado a memoria e ricordo lo stesso Boon ad una partita del Lens in "Giù al Nord" e i protagonisti di "Barbecue" a tifare per l'Olympique Lyon. 

In tutti i casi sono brevissime scene di pochi secondi, ma sono sempre molto funzionali alla storia nel momento in cui la relazione deve essere consolidata, e ho la chiara impressione che in un film italiano al regista non verrebbe mai in mente di mandare i suoi attori allo stadio per lo stesso scopo.

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