Regia di Woody Allen vedi scheda film
Una serie di ritratti di interni, dell'anima dei personaggi più che delle stanze della casa.
È da annoverare tra i film più cupi e drammatici di Woody Allen, forse anche tra quelli più pessimisti. L'ispirazione al cinema svedese di Bergman è evidente, ma pure non pesa neppure un grammo sull'autorialità e l'originaltà del reigsta newyorchese.
Al centro del variegato quadro dipinto dal regista, vi è, a mio modo di vedere, la figura dell'uomo il quale, in età avanzata, decide con pacatezza e freddezza di piantare la moglie, e prendersi un'altra donna. La prima viene a poco a poco consumata e distrutta da questa spietata ed egoista decisione del marito, mentre le tre figlie, benché adulte, incassano comunque un colpo non piccolo. Ciò sia per il veder soffrire la madre, sia perché è evidente come la nuova relazione (e poi matrimonio) del padre, laceri qualcosa di profondo dentro la loro anima. Non è che il loro padre lo abbia fatto con odio o cattiveria verso sua moglie, ma con indifferenza, e con una tiepida compassione, che quasi offende e ferisce di più che l'odio esplicito. Mentre la moglie si strugge nel dolore e spera un'impossibile recupero, quello la conforta un po' con qualunquismo, e dice che col tempo le passerà.
Paradossalmente, in questo quadro di dolore e indifferenza, la meno colpevole sembra essere la seconda moglie dell'uomo, la quale viene poi scossa dai sensi di colpa, perché forse non aveva all'inizio pensato a che sconquasso avrebbe causato nella famiglia in cui andava ad innsestarsi. Quando la nuova moglie coglie in profondità la situazione, appare costernata e lacerata dal senso di colpa.
Le figlie reagiscono tutte negativamente, benché con accenti diversi, ma tutte e tre con chiaro in testa dove sta il bene e dove sta il male. In fin dei conti, la figura più meschina la fa proprio il vecchio, con la sua voglia di cambiare.
È una delle migliori pellicole drammatiche di Woody Allen, che, con la sua vecchia macchina da scrivere (venduta recentemente ad un'asta), riesce a scrivere dialoghi eccellenti che tagliano, con la lama della verità, l'anima fino ai suoi stati più profondi. L'operazione che fa il regista sembra quasi la spogliazione di ogni velo di ipocrisia di certe decisioni, azioni, situazioni e sentimenti meschini che spesso si tende a mascherare, a imbellettare, e a non voler vedere.
Gli attori, come sempre, sono di alto livello; sembra anche che il regista sappia cavare il meglio di ognuno, anche da quelli non troppo noti, o che non hanno mai stupito nessuno con la loro bravura.
Per atmosfere, stile e argomenti di può accostare a "Settembre".
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