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Paprika

Regia di Satoshi Kon vedi scheda film

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La recensione su Paprika

di ohdaesoo
8 stelle

Il mio primo e, fino ad allora, unico contatto con Satoshi Kon fu con il notevole Tokyo Godfathers.
In realtà non restai così colpito da Kon per il film in sè ma per quello che lessi riguardo il suo addio al mondo. Se volete lo trovate in quella rece, inutile ripeterlo.
Ritrovai in quel film tutta l'umanità, il fatalismo, il prenderla come viene di quell'ultimo messaggio.
Una visione del mondo magnifica che mi rimase attaccata come poche altre.
Insomma, lo conoscevo da un'ora e mezzo e mi sembrava già una persona importante per me.
Lo ritrovo oggi in quello che viene considerato il suo capolavoro, Paprika.

Che, diciamolo subito, è una delle opere più visionarie che io abbia mai visto.
Mentre guardo il film steso sul divano (l'ha dato LaEffe e l'ho registrato) mi appunto sul mio taccuino tanti di quei film da diventar noioso a citarli tutti.
Eppure credo che, tra tutti, Paprika sia il film definitivo sul sogno o comunque sulle realtà alternative a quella che normalmente viviamo.
Ritroverete tutto qua dentro (ecco, in una riga ho già cambiato idea, ve lo faccio l'elenco), qualcosa di Matrix, moltissimo di Inception (sogno a strati), qualche spruzzata di Nightmare (il sogno condiviso per salvarsi ed aiutarsi). la realtà alternativa dovuta alla tecnologia di Existenz, molto, davvero molto diInside out, specie in quel concetto di cinema che crea sogni, un omaggio gigantesco a Shining (il bar), la pazzia generale de Il seme della follia (là era dovuta ai libri, qui ad un sogno collettivo), il concetto di cinema e di alter ego di Holy Motors e persino Harry Potter sì, con quella scena della doppia testa e del corpo da "usare" praticamente identica a quella di Voldemort e Raptor.
Già che ci siamo e abbiamo nominato Cronenberg è giusto ribadire che c'è tantissimo altro del regista canadese, la fusione tra corpo e tecnologia impera. E scene come quella dell'ispettore che prova a sfondare la parete cinematografica (con un effetto identico a Videodrome) o quella del professorino che toglie la pelle di Paprika per "scoprire" la dottoressa Chiba sembrano provenire da qualche suo film.



Paprika è un film difficile.
Non è difficile tanto capirlo, che alla fine la storia base è semplice, ovvero quella di qualcuno che governa i sogni e attraverso questi vuole "dominare" il mondo.
Ma è difficile seguirlo perchè non ti dà mai un attimo di respiro, mai.
E' un film pieno di cose, così ricco di dettagli dal commuoversi pensando al lavoro e alla dedizione che possono essere stati messi dentro un'opera del genere.
Il sogno della parata carnevalesca, quel sogno personale che si erge e collettivo ed ingloba tutti i sogni degli altri, visivamente è un qualcosa di mai visto nell'animazione, un caravanserraglio impressionante che ha dentro più cose che tanti altri cartoni messi insieme.
Ed è incredibilmente vivo, inarrestabile, incontrollabile, incomprensibile.



Non ti fa respirare Paprika, che stai sempre là a cercare di capirne i simboli, i personaggi principali, chi sogna chi, stai sempre a cercare di capire se quello che vedi, appunto, è realtà o sogno. Servirebbero zone franche di riposo, di raccordo, minuti in cui Kon si fermasse un attimo e pensasse a noi.
Ma niente, lui e la sua fantasia sono incontenibili.
E allora questi cazzi se Paprika a volte può sembrar pesante, se uno in qualche scena rischia di arrendersi, questi cazzi.
Siamo dentro il sogno anche noi. E si sa, dentro i sogni le ringhiere son poche, si vola. E non sempre il vento va nella direzione che vorremmo.
Una continua mise en abyme, un sogno dentro il sogno, un sogno a fianco di un altro sogno, un sogno condiviso.
E c'è lei, Paprika, sensuale da morire, una ragazza alter ego di una dottoressa tutta d'un pezzo.
E Paprika vuole che quel pezzo unico si frantumi e magari se a farlo è il martello dell'emozione meglio ancora.



Immagini di impressionante bellezza e visionarietà, la balena mostro, i titoli iniziali, il quadruplo sogno dell'ispettore giocato sui generi cinematografici, il volo di Paprika nel cielo, il tuffo alla Mommy, il mostro delle tenebre finale e quella bambina che cresce divorando lui e i suoi incubi.
Un film colto, pieno di psicologia e scienza, un film sul concetto di alter ego formidabile, quello dell'ispettore che corre e corre e corre, insegue senza mai poter raggiungere chi c'è davanti a lui (come fu nel suo filmino amatoriale giovanile), quello della dottoressa Chiba e del suo sensuale doppio Paprika, quello tenerissimo del grassone genio e di tutte le sue trasformazioni da nerd.
Solo un genio poteva disegnare tutto questo.
E chissà quanto di Kon c'è dentro, quanti sogni, quanti incubi, quanti ricordi.
L'ispettore alla fine è nella solita strada di città piena di cinema.
Quelli che vediamo negli schermi sono gli stessi film di Kon.
Non ci serviva veder questo, perchè che lui mettesse tutto sè stesso dentro i propri film era evidente.

"Io sto ancora sognando!"
"Sì, tutto il mondo sta sognando"


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