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In nome del Papa re

Regia di Luigi Magni vedi scheda film

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La recensione su In nome del Papa re

di LorCio
8 stelle

Punto d’arrivo della carriera orgogliosamente coerente di Luigi Magni, fa parte di una sorta di commedia umana sulla Roma papalina aperta da Nell’anno del Signore (che a posteriore è una sorta di ouverture) e chiusa da In nome del popolo sovrano (con cui condivide la coralità e l’ambizione all’opera-mondo). Benché abbia a che fare con un giudice gesuita della Sacra Consulta, Magni non rinuncia ad inserire il suo protagonista in un contesto buffonesco, complici i duetti col perpetuo fedele e bonaccione (Carlo Bagno premiato col Nastro d’Argento), quasi a voler sottolineare l’indole complessa di questo cardinale indolente e tormentato, popolano ed aristocratico, padre biologico e padre spirituale. Affresco fosco sulla decadenza della Curia romana (siamo alle ultime battute dello Stato pontificio), depurato del fustigatore Pasquino e in qualche modo anche del popolo, rappresentato attraverso le funzionali figure dei rivoluzionari come istanze collettive di un malessere diffuso, è il racconto disincantato veicolato da un insider all’interno delle contraddizioni (chi siamo noi per mandare a morte qualcuno? se siamo in guerra come ci comportiamo?) e nelle tenebre del clero (il generale gesuita o “papa nero” del luciferino e magnifico Salvo Randone). Corso sulle note del fedele Armando Trovajoli (sui titoli di testa c’è il presagio della Bandiera tricolore), è abitato da un meraviglioso Nino Manfredi in stato di grazia, che almeno nella sequenza del processo merita applausi a scena aperta.

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