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Swing Kids - Giovani ribelli

Regia di Thomas Carter vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Swing Kids - Giovani ribelli

di giammaz
7 stelle

Un film di ambientazione storica e impegno civile non convenzionale: in modo documentato e scanzonato apre una finestra sulla Germania all'avvento della guerra che abbandona semplificazioni consuete e fa capire come percorsi di opposizione a regimi e dittature possano essere i più vari passando, in questo caso, attraverso note jazz e balli swing

Sinossi

Amburgo 1939. Tre Swing Kids, Peter (orfano di un musicista fatto morire dal regime), Thomas (figlio di un industriale di tendenze liberali e abbastanza critico verso il nazismo) e Arvid (giovane chitarrista), si ritrovano nei locali dove si balla la nuova musica proveniente da oltreoceano, lo Swing, e si scontrano con la Gioventù hitleriana. Dopo una bravata (il furto di una radio) Peter e Thomas sono costretti ad arruolarsi nel corpo paramilitare mentre Arvid, già menomato ad una gamba, viene pestato dai nazisti e gravemente ferito ad una mano; come il suo alter ego Django Reinhardt (chitarrista che per la sua parziale infermità ha dato vita ad uno stile jazz del tutto personale) continuerà nella sua passione musicale. Thomas si avvicina al nazismo arrivando a denunciare il padre per le sue critiche al regime; con i hitlerjugend irrompe nel locale swing durante una festa e ha un duro scontro con Peter, ma quando lo vede portar via destinato ai lavori forzati, lo saluta con il grido Swing Heil!.

 

Swing Jugend

Un film, questo di Thomas Carter, regista di colore noto per serial tv (Miami Vice) e film polizieschi e musicali, che permette di ricordare una vicenda poco nota del regime nazista: la repressione della Swing Jugend (i “giovani dello swing” denominati anche swing boys o swing kids).

Tutto nasce oltreoceano, secondo la vulgata nell’agosto 1935 in un locale di Hollywood, dove si esibivano Benny Goodman e Gene Krupa; vista l’ora tarda e il pubblico annoiato si misero a suonare con i nuovi arrangiamenti molto ritmati di Fletcher Henderson; si racconta che le cameriere del locale si misero a ballare in modo scatenato coinvolgendo i clienti. Era nato lo Swing, che subito si diffuse nelle sale da ballo USA e rapidamente anche in Europa.

Il fatto singolare è che tale musica non solo si diffuse nella Germania nazista alla vigilia della guerra, ma diede vita ad un vero e proprio movimento giovanile presente in particolare ad Amburgo e Berlino. I giovani swing boys non solo amavano il jazz e si ritrovavano nelle sale da ballo che suonavano lo swing, ma avevano dato vita ad uno stile di vita antagonista a quello della gioventù hitleriana. Portavano i capelli lunghi, vestivano all’inglese con lunghi cappotti o impermeabili, portavano l’ombrello anche quando non pioveva e propugnavano una sessualità libera e gioiosa. Il loro motto era Swing Heil, in aperta derisione del Sieg Heil nazista. Numerosi gli scontri con la Gioventù Hitleriana.

Con l’inizio della guerra la repressione dello Jazz, definito “musica degenerata” (entartete musik) e del movimento della Swing Jugend si fece sempre più decisa sino a culminare nel 1940 con l’assalto ad una sala di Amburgo dove si svolgeva un festival Swing, episodio richiamato nella scena finale del film. Oltre 500 giovani furono arrestati e mandati nei campi di lavoro o al fronte. Del movimento, che era culturale, di costume, più che politico, non rimase quasi più niente; alcuni dei suoi seguaci si avvicinarono poi alla opposizione politica della Rosa Bianca.

Quello che meraviglia della vicenda degli swing boys è come, nonostante il duro controllo di tutta la vita del giovane tedesco (dalla scuola al doposcuola, al controllo caseggiato per caseggiato come ben descritto ad esempio da Erika Mann ne La scuola dei barbari e ben testimoniato da alcune sequenze del film), questo movimento si sia diffuso grazie a semplici strumenti di comunicazione quale la radio e i dischi in vinile. Solo una durissima repressione e la mobilitazione bellica è riuscita a porvi fine.

 

Merito di questo film di Thomas Carter (probabilmente ispirato dal suo interesse per musica e ballo)  l'aver ricordato, con una pellicola di impegno civile non convenzionale, una pagina storica poco nota e poco conforme alle dicotomie tradizionali: un aspetto della Germania all'avvento della guerra che ci fa abbandonare semplificazioni consuete e capire come i percorsi di opposizione a regimi e dittature possano essere i più vari e come questi ultimi per imporsi ed ottenere un consenso "totalitario" sempre più spesso scelgano la strada non solo della repressione sistematica ma anche della guerra. 

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