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Estasi

Regia di Gustav Machaty vedi scheda film

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La recensione su Estasi

di miss brown
8 stelle
Dopo alcuni mesi di matrimonio non consumato con Emil, un uomo molto più vecchio di lei, la giovane Eva torna in campagna dal padre, allevatore di cavalli. Durante un bagno rinfrescante in un laghetto, il suo cavallo, attirato da una femmina in calore, scappa con i suoi vestiti legati alla sella e lei è costretta a rincorrerlo nuda attraverso i campi. Cavallo e vestiti vengono recuperati da Adam, aitante ingegnere in un vicino cantiere stradale, che al momento si comporta da vero gentiluomo. L'attrazione fra i due è palpabile e la notte successiva diventano amanti... Seguono drammi assortiti, come in tutti i mélo che si rispettano.
ESTASI (regia del ceco Gustav Machatý) è una coproduzione ceco-franco-tedesca, perciò gli autori non erano sottoposti alla censura e autocensura dell'americano - insopportabile e spesso ridicolo - Codice Hays. Ha una storia gradevole, è ben fotografato e ha un ottimo montaggio, spesso giocato su simbolismi alquanto elementari (i protagonisti Eva e Adam, l'insistenza sulle scene con cavalli, simbolo freudiano di virilità maschile, o l'inquadratura sulla collana di perle che si spezza al momento dell'agognato primo rapporto sessuale). Eppure, per colpa di poche scene vagamente erotiche, che oggi potrebbero tranquillamente passare su Rai1 senza nessuna protesta da parte del Moige, fu oggetto di critiche spietate, picchettaggi davanti ai cinema che lo proiettavano e in Italia fu presentato solo a Venezia 1934.
L'unica che ci guadagnò fu in effetti la brava e bellissima 18enne protagonista Hedy Lamarr, che si guadagnò un contratto a Hollywood e divenne una diva molto amata. Non laureata ma con la passione dell'ingegneria, ebbe anche una "vita parallela" di inventrice: si devono al suo lavoro per l'esercito durante la Seconda Guerra Mondiale alcuni principi base dei moderni cellulari. 
Il film è in bianco e nero e praticamente muto (la prima battuta arriva al minuto 16, dopo ce ne sono giusto una dozzina: l'ho visto in tedesco su YouTube e ho capito tutto benissimo anche senza sottotitoli).
La bella colonna musicale dell'italo-tedesco Giuseppe Becce (autore dal 1913 di oltre 200 colonne sonore e premiato a Berlino 1971 per il suo contributo all'Arte del cinema) vanta la presenza dei celebri Comedian Harmonists (all'inizio, nella scena al caffè).
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