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Harry e Tonto

Regia di Paul Mazursky vedi scheda film

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La recensione su Harry e Tonto

di Utente rimosso (SillyWalter)
8 stelle

HARRY E TONTO è un film di persone, ed è anche un road-movie, ma prima di tutto è una commedia che si regge su dei personaggi rotondi e ricchi di calore, guardati e curati con partecipazione non comune da chi li ha messi in scena.

 

Harry e Tonto (1974): Locandina

 

       Harry Coombes ha 72 anni, è vedovo e vive a New York insieme a Tonto, un gatto rosso che porta con sé ovunque vada, in braccio o al guinzaglio. Harry è un professore in pensione e quando si arrabbia invece d'imprecare cita con veemenza versi appropriati di Dante, Shakespeare e Shelley. Harry presta orecchio a tutti. Scherza col bottegaio portoricano mentre compra ogni ben d'Iddio per Tonto (perché "Mangiare è la cosa più importante nella vita di un gatto"). Fa una sosta alle panchine ad ascoltare le invettive semiserie dell'amico Jacob contro i "capitalisti bastardi" e sul "far saltare lo Stato-fogna". Finge perfino di aver visto "Ironside" per dar corda ad un'anziana vicina, quando invece ha passato la serata a leggere. 

        La sua vita prende una svolta indesiderata quando viene sfrattato (DI PESO!) e si vede costretto ad accettare l'offerta del figlio Burt (Phil Bruns) di andare a vivere con lui e la sua famiglia. Il gruppo è strambo ma affettuoso ed Harry con la sua comprensione e il suo tatto riesce anche ad approfondire il legame col paffuto nipote Norbert, che sta osservando il voto del silenzio come ennesima tappa di uno sgangherato percorso spirituale. 

         Nonostante la buona accoglienza Harry ci tiene ad essere indipendente quindi si mette in cerca di un nuovo appartamento. Decide poi di andare a Chicago a trovare la figlia Shirley (Ellen Burstyn). La presenza di Tonto sabota sia il viaggio in aereo che quello in pullman. Compra allora una macchina e tira su due autostoppisti per avere un autista con la patente in regola visto che la sua è scaduta da vent'anni. Il nuovo autista guida recitando il vangelo. Ma va bene, Harry se la dorme. L'altra caricata è Ginger, quindicenne buffa e sensibile scappata di casa per raggiungere una comune. Tra Harry e Ginger c'è intesa immediata così lei lo convince a fare una deviazione per cercare di ritrovare un vecchio amore di gioventù di cui lui le ha parlato. È l'inizio di una serie di incontri che trascinano Harry sempre più ad Ovest dietro una corrente spontanea fatta di affinità umane e curiosità per quello che la gente ha da raccontare.

 

Art Carney

Harry e Tonto (1974): Art Carney

 

       Nel 1974 tra i candidati all'Oscar® come migliore attore protagonista c'erano Al Pacino (IL PADRINO, PARTE 2°), Jack Nicholson (CHINATOWN), Dustin Hoffman (LENNY) e Albert Finney (ASSASSINIO SULL'ORIENT EXPRESS). La spuntò Art Carney per HARRY E TONTO. A molti, specie fuori dagli USA, dev'essere sembrato uno scherzo. 

       Arthur "Art" Carney era noto soprattutto per la situation comedy degli anni '50 "The Honeymooners" con Jackie Gleason, dopo la quale si era dedicato soprattutto al teatro e a qualche apparizione televisiva in varietà e telefilm. I suoi contributi al cinema prima di HARRY E TONTO erano stati quasi inesistenti. Tra i suoi film successivi invece spicca su tutti L'OCCHIO PRIVATO di R. Benton... Ma forse questo non spiega a sufficienza il contesto... Diamo quindi la parola a Paul Mazursky (che è il regista...di questo film): "Uno dei migliori attori con cui abbia lavorato è Art Carney, che ha vinto l'Oscar per HARRY E TONTO. Non ho mai dovuto dirgli niente. (...) Avevo visto Carney a Broadway un paio di anni prima in 'The Rope Dancers'. E l'avevo visto in 'The Honeymooners' (show televisivo - ndt). Inizialmente avevo cercato Jimmy Cagney che mi ha detto «Sono in pensione». Sono andato da Laurence Olivier...è stata un'idea stramba. Sono andato da Danny Kaye, per cui avevo scritto, e voleva più battute spiritose. Sono andato da Cary Grant, che mi ha detto «Sono in pensione». Allora sono andato da Art Carney. Non voleva farlo. Mi ha detto: «Ho 59 anni e tu vuoi che il protagonista abbia più di 70 anni». Gli ho detto: «Art, questa è la prima volta che ci incontriamo e a me sembri un settantenne – stai diventando calvo, porti un apparecchio acustico e hai una gamba malandata.» Lui mi fa: «Tu non puoi volere me. Sono un alcolista.» Durante le riprese ha avuto solo una brutta notte e nient'altro. Era rimasto fuori a bere e si è presentato la mattina sul set in taxi completamente sbronzo. L'ho portato nella sua stanza, l'ho messo sotto la doccia e gli ho fatto un bricco di caffè. È stato facile da dirigere." 

 

Harry e Tonto (1974): Art Carney, Ellen Burstyn

Art Carney, Larry Hagman

Harry e Tonto (1974): Art Carney, Larry Hagman

 

        HARRY E TONTO è un film di persone. È anche un road-movie, certo, ma prima di tutto è una commedia che si regge su dei personaggi rotondi e ricchi di calore, guardati e curati con partecipazione non comune da chi li ha messi in scena. Senza tali premure la struttura episodica tipica del road-movie applicata a una commedia avrebbe rischiato di frammentare irreparabilmente il racconto in una sequenza di sketch slegati nel tono e finalizzati soprattutto ad ottenere il massimo effetto (comico o meno) da ogni incontro. 

        Rischio che per la verità non viene del tutto scongiurato. Un paio di momenti risultano infatti meno intensi e non all'altezza di quello che Harry ottiene in genere dagli incontri (mi riferisco principalmente al passaggio fino a Las Vegas che rimedia dalla rossa). Al problema si poteva ovviare dando più spazio ai personaggi più significativi, tipo il nipote o l'indiano capo Sam Due Penne che è veramente troppo sacrificato per uno a cui bastano dieci minuti per essere memorabile. HARRY E TONTO invece resta ostinatamente un road-movie a una sola corsia senza i subplot e gli incroci ricorrenti che di solito aiutano la forma on the road ad avere più equilibrio (penso ad esempio a THELMA E LOUISE che è un'esperienza liberatoria delle due ma anche una fuga dalla polizia, il che consente di moltiplicare i ritorni di alcune figure).

        Forse Mazursky (sia regista che sceneggiatore) riteneva importante che il viaggio di Harry fosse in solitaria per sottolinearne ulteriormente l'indipendenza e la capacità di affrontare la solitudine attraverso curiosità e gusto di socializzare. Prerogative, queste, che sono certamente la carta vincente di Harry e di un film che, proprio per il gusto della vita e degli altri del suo protagonista, evita qualsiasi sentore di ultimo viaggio verso il tramonto dell'anziano triste, solitario y final. Se infatti è presente qualche malinconia iniziale (sfogata sempre con Tonto, poveraccio) non c'è tuttavia assolutamente nessun atteggiamento da "consuntivo di fine vita", nessuna collezione di massime e saggi insegnamenti, nessuna acidità incancrenita. Il risultato ottenuto è che HARRY E TONTO è positivo e ottimista, ma di un ottimismo che coinvolge prima di convincere perché viene da personaggi sfaccettati, vitali e ironici che ti lasciano l'impressione di esserti ritrovato tra persone di un'umanità palpabile, di quelle capaci di sciogliere diffidenza e cinismo. 

 

 

 

        "Non mi piacciono i film moralmente semplici (...) Anche quando inizio con una situazione che è fondamentalmente divertente o triste mi piace continuare a frugarla. Mi piace addentrarmi in una relazione, esplorare le zone fini..." ~ Paul Mazursky

        

        La citazione è da un'intervista di Roger Ebert a Paul Mazursky del 1976. Quest'idea di frugare e stuzzicare una scena anche quando ha un tono definito credo renda bene le qualità nascoste (o per lo meno poco evidenti) del lavoro di Mazursky. Uno sketch comico non è mai solo uno sketch comico così come quando ci si avvicina pericolosamente al sentimentalismo e alla tristezza c'è comunque da aspettarsi un colpo di coda.

        Esempio. Quand'è ancora a New York Harry si trova davanti al cadavere di un suo amico mancato all'improvviso. Momento trattato in maniera asciutta e sensibile. Harry chiede di poter restare ancora un po' con lui a chi di dovere poi con voce misuratamente commossa dice: "Ha avuto la sua prima donna a 14 anni", frase che si ricollega a un episodio divertente che l'amico gli aveva raccontato pochi giorni prima. Una qualsiasi altra battuta di alleggerimento sarebbe fuori luogo ma questa ha anche il sapore della loro amicizia e dello smarrimento di Harry. È agrodolce e perfetta. 

        Altro esempio. Harry finisce in galera dove incontra capo Sam Due Penne, anziano, fare tra il letargico e il pensieroso, ma simpatico. 

        Harry: "Lei perché è dentro?" 

        Sam Due Penne: "La solita cosa, esercizio abusivo della professione medica." 

       H: "Che ha fatto?" 

        S: "Ho fatto un incantesimo a Edgar Orso Rosso." 

        H: "E l'hanno arrestata per questo?   

         S:" È morto. "

        H:" Oh, mi dispiace."

         S: "Era previsto che morisse, gli avevo fatto l'incantesimo per quello." 

        H: "Ah. È quella che chiamate cattiva medicina?" 

         S:"Io applico la buona medicina con le persone buone, la cattiva medicina con le persone cattive." 

         Il tono complessivo è un mix (indescrivibile) degli strani modi del capo, dell'umorismo del dialogo e della chiusura sacrale, semplice e spiazzante. 

 

Art Carney, Chief Dan George

Harry e Tonto (1974): Art Carney, Chief Dan George

 

        In un film come HARRY E TONTO per cui, visto il budget ridotto, si era ritrovato piena libertà creativa, Mazursky scelse di dedicarsi non a sperimentalismi e azzardi vari, ma principalmente alla cura del casting, dei personaggi e della recitazione, senza strafare. D'altronde Mazursky aveva cominciato come attore (per inciso in HARRY E TONTO ha un veloce cameo come prostituto adescatore) e quindi sapeva cosa cercare e da chi per le sue sceneggiature. Parte del successo dell'interpretazione di Art Carney credo la si debba a lui, così come gli si devono le piccole peculiarità di personaggi scovati un po' ovunque: da una vera tassista al suo primo e ultimo film, a teneri e confusi ragazzi (che non sono nè eroici, nè ridicoli, nè fotomodelli), a vecchi attori dimenticati riproposti e valorizzati al meglio. 

        A ben guardare, per quanto appaia un po' dimenticato, HARRY E TONTO potrebbe aver lasciato più tracce e avuto più influenza di quel che sembra. Sul Lynch di UNA STORIA VERA, ad esempio. Su A PROPOSITO DI SCHMIDT di Payne. Su A PROPOSITO DI DAVIS dei Coen. Su LITTLE MISS SUNSHINE di Dayton e Faris. 

        Il magnifico Tonto (in realtà interpretato da due gatti diversi) prende il nome dalla spalla indiana del Ranger Solitario ed è di gran lunga il gatto più obbediente della storia del cinema. Sta perfino sul cruscotto della macchina mentre è in movimento. 

 

 

 

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