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Le luci della sera

Regia di Aki Kaurismäki vedi scheda film

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La recensione su Le luci della sera

di Peppe Comune
8 stelle

Koistinen (Janne Hyytiäinen) è un guardiano notturno solo e malinconoco. Viene irretito da un gruppo di malviventi che, approfittando del suo"romanticismo", svaligiano la gioielleria in cui lavora facendolo passare come il principale responsabile. Ha come unica amica Aila (maria Heiskanen), la proprietaria di un chiostro ambulante che frequenta spesso. Mentre Mirja (Maria Järvenhelmi) è una bionda affascinante che gli darà l'illusione di piacere ad una donna

 

 

"Luci della sera" di Aki Kaurismaki è un film che investe tutto sull'anima "sognatrice" di Koistinen, un uomo buono e taciturno che è considerato un debole solo perchè circondato dall' aridità dei sentimenti. Le sue giornate passano sempre uguali e lui le vive come se si trattasse di una situazione transitoria, una parentesi non troppo felice della sua vita. Sogna di mettersi a lavorare in proprio e di far fortuna e investe talmente tanto nella speranza di un futuro migliore che alle miserie del presente oppone un fiero ottimismo, alle angherie che subisce l'assenza di reazione. Quella di Koistinen è un'esistenza vissuta nell'indiferenza generale, persa negli angoli bui di un occidente che non ti fa sconti se non ti adegui alle regole del gioco ed è questa sua condizione esistenziale a renderlo vulnerabile, una marionetta in mano a loschi figuri, una facile vittima di un mondo che non gli appartiene perchè ha l'ingenuità e la purezza d'animo tipica di chi non sa rispondere alle cattiverie subite con lo stesso soldo, di chi è tanto bravo a immaginarsi un futuro migliore quanto incapace di districarsi tra le trappole del presente. Koistinen è un'altro pesonaggio dell'ormai nutrita galleria del grande Aki Kaurismaki a cui se c'è un merito particolare che gli andrebbe riconosciuto è senz'altro quello di continuare imperterrito a raccontarci storie di vite in disarmo, dimenticate da tutti e da tutto, esistenze poste ai margini dalla società del benessere generalizzato, a dare un'identità di uomini innanzitutto a chi l'identità se le vista scippare dalla volgarità trionfante. Affatto interessato agli arzigogoli dell'industria cinematografica, Kaurismaki continua con ostentata pervicacia la sua antispettacolare parabola umanista cospargendo di speranza laica il materiale pumbleo di cui è fatto il suo cinema che, assumendo ora la forma di colori scargianti ora quella di una colonna sonora raffinata, vuole evidentemente rappresentare una via di fuga sempre possibile, uno sguardo verso un oltre desiderato , uno squarcio di sole che consente di guardare avanti nonostante tutto.

 

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