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Il piacere e l'amore

Regia di Nuri Bilge Ceylan vedi scheda film

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La recensione su Il piacere e l'amore

di ed wood
8 stelle

Questo film mi è parso un chiaro omaggio al "cinema dell'incomunicabilità" che il nostro Michelangelo Antonioni proponeva nei primi anni 60. Anche qui, una coppia benestante in crisi sentimentale. Se la sporadicità e l'inerzia dei dialoghi portano dritti all'estetica del Maestro emiliano, così come l'attitudine esplorativa dei personaggi (più che della mdp) nei confronti dell'assolato (o innevato) paesaggio naturale o domestico, la differenza consta in uno stile più espressionista e meno oggettivista. Al limite, questo film si può ricondurre, visivamente, alla ricerca cromatica operata da Antonioni in "Deserto Rosso". L'espressionismo di Ceylan, al limite della maniera, si caratterizza per un utilizzo assiduo di contrasti, penombre, controluci e sfocature. Vale la pena di notare come i volti e i corpi degli amanti (in particolare del personaggio maschile) siano spesso tenuti in ombra, laddove lo sfondo (sia esso un radioso cielo mediterraneo o una cima innevata o anche un angolo illuminato di un salotto) irradi, per contrasto, una luce vivida, quasi accecante. Mi pare una chiara metafora dell'angoscia esistenziale, dell'isolamento, del senso di colpa, dell'egoismo di tutti i personaggi, della loro incapacità di integrarsi con l'ambiente circostante così come di raggiungere l'"altro". Isa e Bahar non sono mai a fuoco contemporaneamente, se non nella resa dei conti del pre-finale, sul furgoncino, dove Ceylan opta significativamente per uno sguardo frontale, ma non bidimensionale: la gente continua ad entrare ed uscire dal furgoncino, rendendo impossibile una riconciliazione (anche materiale, visiva, oltre che emozionale) alla coppia. C'è qualche lentezza e la debolezza dello script qua e là si fa sentire, ma ci sono anche autentici pezzi di bravura registica ed interpretativa, dal pianto iniziale di Bahar, ad una prolungata sequenza di sesso, fino al finale enigmatico e sospeso (proprio come quelli di Antonioni). Un cinema apparentemente ozioso e formalista, in realtà carico di espressività, ricercata e ottenuta specialmente sul piano figurativo e fotografico.

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