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Salón México

Regia di Emilio Fernández vedi scheda film

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La recensione su Salón México

di kikisan
8 stelle

Città del Messico: fine anni 40; Mercedes (Marga Lopez) fa la prostituta presso una nota balera della capitale il "Salon Mexico". Il motivo della sua discutibile scelta di vita è molto nobile: con il denaro ricavato provvede al mantenimento della sorella minore Beatriz presso un esclusivo collegio, al fine di poterle dare una giusta educazione ed istruzione. Nell'orbita della nostra eroina ruotano due uomini molto diversi tra loro. Paco (Rodolfo Acosta): classico "bello e dannato", malavitoso, "ruffiano"; si professa innamorato di Mercedes (forse lo è), ma la sua natura "machista" lo porta sempre a sfruttare e a picchiare la sventurata ragazza. Lupe (Miguel Inclan), poliziotto vedovo che svolge servizio nei pressi del "Salon Mexico": innamorato di Mercedes, più anziano di lei e sempre pronto a proteggerla. Tutti e due gli uomini sono a conoscenza del segreto di Mercedes, ovviamente diversi i loro comportamenti: Paco ricatta la giovane minacciandola di rivelare alla sorella Beatriz, la vera professione di lei. Lupe è addirittura estasiato dal "sacrificio" dell'amata giovane e vede in lei addirittura la figura di una santa donna; Lupe promette a Mercedes di sposarla e portarla via da quel luogo di perdizione non appena quest'ultima riuscirà a sistemare definitivamente la sorella. Nonostante qualche disavventura di Mercedes, Beatriz arriverà a diplomarsi ed a fidanzarsi con Roberto: un pluridecorato e benestante eroe di guerra, figlio della direttrice del collegio che lei frequenta. Ma quando tutto sembra andare per il verso giusto, il destino infame ed il male (incarnato dalla figura di Paco) - ci metteranno lo zampino - facendo finire il tutto in tragedia. 
Classico melodramma a tinte noir di uno dei principali artefici del cinema messicano: Emilio "Indio" Fernandez. Ho voluto recuperare questo film, in quanto incuriosito dalle quattro stellette assegnate dal Mereghetti, le quali - a conti fatti - mi paiono un'esagerazione. Non sono riuscito ad intravedere quella scintilla che fa gridare al capolavoro, pur rimanendo una pregevole pellicola. Nonostante il finale risulti fatalista, da notare come questo venga suddiviso in tre distinte situazioni: tragedia, speranza, ironia. Documentandomi un po' sul regista, ho scoperto che "Salon Mexico" si discosta dagli altri film di Fernandez (ne ha girati 43) per la sua ambientazione metropolitana, mentre normalmente le altre pellicole sono a carattere rurale ed i protagonisti sono contadini ed indios. Il regista durante la narrazione del film inserisce parentesi di orgoglio nazionalista tra cui: la visita di Mercedes e Beatriz al museo di antropologia, ponendo l'accento sulle origini azteche dei messicani; la celebrazione della festa di indipendenza, puntando lo sguardo verso il popolo orgoglioso e commosso; la potenza militare messicana, fresca vincitrice della guerra combattuta al fianco dei vicini USA. Suggestivo ed ironico invece il "presepe vivente" allestito all'interno della sala da ballo - bordello. Notevoli le scene di ballo e le musiche; magistrali alcune riprese notturne di Città del Messico e un inseguimento sui tetti. La fotografia d'altronde è del grandissimo Gabriel Figueroa: a noi noto soprattutto per aver "illuminato" i film di Luis Bunuel nel suo "periodo messicano". La trascinante musica che sentiamo nel film si chiama "danzon" ed è una commistione tra la musica folk messicana tradizionale ed i ritmi caraibici. Il grande compositore statunitense Aaron Copland intitolò una sua sinfonia "Salon Mexico" proprio in onore della sala da ballo celebrata nel film.
Per terminare un piccolo approfondimento sul regista Emilio "Indio" Fernandez: pare che l'effige della statuetta dell'Oscar sia ispirata proprio alla sua persona. Fernandez è stato anche attore (ha interpretato 89 films) e noi tutti lo conosciamo molto bene grazie al grandissimo Sam Peckinpah che lo ha chiamato ad interpretare due sue epocali pellicole; Emilio Fernandez è il laido Generale Mapache ne "Il Mucchio Selvaggio", ma è anche El Jefe: il ricco "fazendero" che vuole a tutti i costi che gli venga portata la "testa di Garcia".
Purtroppo sono disponibili solo i sottotitoli in inglese.

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