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Enamorada

Regia di Emilio Fernández vedi scheda film

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La recensione su Enamorada

di M Valdemar
8 stelle

 

locandina italiana 2019

Enamorada (1946): locandina italiana 2019

 

 

Di rivoluzion(ar)i ed evoluzioni amorose.

In Enamorada, stupefacente pellicola del 1946 diretta dal seminale regista nonché attore messicano Emilio Fernández, convivono più anime: in assolati, vasti scenari dal respiro e dall'iconografia tipicamente western, risuonano sinfonie di guerra e rivoluzione, su partitura dal crescendo melodrammatico contrappuntato da intermezzi riflessivi e da schermaglie tipiche della commedia sentimentale brillante.
Ma è un corpo unico, sorprendentemente armonioso, una anomala composizione polifonica dalla felice (p)resa.
Facce, corpi, oggetti, animali, azioni, flussi sonori, panoramiche, all'inizio, costituiscono un preludio e un commento inconfondibile alla tonante venuta del Generale José Juan Reyes.
Bandito o rivoluzionario, oppressore o eroe, barbaro o cavaliere: la prospettiva muta secondo lo sguardo – il suo, quello degli altri personaggi in scena, della mdp, il nostro –, al suo volgersi sopra e sotto e dentro le linee di una demarcazione che con il passare delle unità di tempo assume contorni sempre meno nitidi e anzi ambigui, in un progressivo disvelamento identitario che genera confusione di sensi dell'animo, un'inattesa fioritura della gamma emozionale.
Così, se il primo atto dell'uomo (la convocazione dei ricchi cittadini di Cholula ritenuti “traditori” cui seguono umiliazioni inflitte, tributi concessi e condanne a morte comminate) è una dichiarazione bellicosa che non ammette repliche né eccezioni e rappresenta una delle tappe di un cammino diretto già definito, i successivi aprono squarci interpretativi ed espandono le aree di analisi.
Significativa la figura del parroco – peraltro il solo rimasto a servire casa e fedeli – , vecchio amico del generale e apparso tremendamente impotente alla prima riunione con lo stesso: il dialogo tra i due tocca contenuti importanti, con toni sinceri e passaggi profondi.
L'Ave Maria intonata dall'uomo di chiesa e dai chierichetti carica il racconto di una gravitas e di un pathos che investono Reyes (e lo spettatore), che prima si toglie i rumorosi speroni, poi, con intensa solennità ammira estatico e intimorito la meraviglia dell'edificio e i suoi ornamenti, i simboli e i luoghi degli antichi rituali. La scena è magistralmente condotta dalla macchina da presa, con aperture ariose e movimenti calibrati che passano dall'uomo della rivoluzione – la sua visuale, gli occhi, il linguaggio del corpo – fino ad abbracciare navate e soffitto, per poi tornare al soggetto in contemplazione.
Oggetto particolare di attenzione è un affresco, L'Adorazione dei Magi di José Juarez:per Reyes raffigura la sua visione, di mondo, di giustizia, dei tempi. I Re Magi sono i potenti, chini al cospetto del nuovo nato che rappresenta i bisogni del popolo.

Pedro Armendariz

Enamorada (1946): Pedro Armendariz

Maria Felix

Enamorada (1946): Maria Felix

L'elemento definitivo di stravolgimento – introspettivo e filmico – ha le fattezze e la melodia di una donna bellissima dagli occhi magnetici e impetuosi, armata di quello che viene definito un “carattere forte”. Riduttivo, naturalmente (volano schiaffi per tutti).

Attrazione immediata, deflagrazione della grammatica dei sentimenti e di registro fragorosa, crescendo narrativo-formale inarrestabile: il continuo incontrarsi/scontrarsi/cercarsi (per opera, soprattutto, del generale fulminato), produce una spettacolare suite di scaramucce pre-amorose, di sublimi duetti.
Lo sdegno furioso disegnato sul volto della indomabile bisbetica domata alle impensate, pressanti richieste di lui si traduce in scherzi anche cattivelli (il petardo gettato sotto il cavallo) che sfociano in un trionfo allorquando la partecipazione non è più univoca: la sequenza davanti il portone di casa è travolgente per tempi comici ed efficacia.
Il brusco, inopportuno ritorno dei moti di guerra certifica non solo che qualcosa è cambiato ma anche la sopravvenuta presa di coscienza, da parte di entrambi (fondamentale il confronto in chiesa: l'atmosfera è sempre permeata di una profondità nobile).
Il fascino dei protagonisti (Pedro Armendáriz e María Félix, strepitosi), innegabile e senza tempo, abita con poderosa adesione e complicità, un film dalla portata espressiva impressionante: la dinamica, “totale” regia di Emilio Fernández e la fenomenale fotografia di Gabriel Figueroa, d'un superbo bianco e nero carico di chiaroscuri e gradazioni cromatiche (sia nei primi piani che nei campi medio-lunghi), rendono Enamorada – distribuito grazie alle preziosissime cure della Cineteca di Bologna (la serie di classici restaurati de Il Cinema ritrovato) – un'opera semplicemente imperdibile.

 

 

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