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V per Vendetta

Regia di James McTeigue vedi scheda film

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AlexPortman80

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su V per Vendetta

di AlexPortman80
10 stelle

Voto: 10/10.
 
Pubblico: imdb 8,2/10 – metacritic 7,9/10 – rottentomatoes 3,9/5 – mymovies (IT) 4,1/5 – filmtv (IT) 3,7/5 – allociné (F) 4,0/5 – sensacine (E) 3,8/5 – screenrush (UK) 3,4/5 – moviepilot (DE) 7,4/10 – kinopoisk (RU) 7,8/10 – mtime (CI) 8,2/10
Critica: metacritic 62/100 – rottentomatoes 6,8/10 – mymovies (IT) 2,6/5 – filmtv (IT) DISCRETO – ciak (IT) 3,5/5 – allociné (F) 3,1/5 – sensacine (E) 4,2/5 – screenrush (UK) 3,1/5 – moviepilot (DE) 7,0/10
Dizionari: maltin 3,0/4 – mereghetti 2,5/4 – morandini 3/5 – farinotti 2/5
 
Pellicola prodotta da Joel Silver, Grant Hill e i fratelli Lana e Andy Wachowski (registi della trilogia di “Matrix”) ambientata in un futuro (prossimo) distopico, in cui l’intero pianeta è attraversato da disordini, guerre e colpi di stato. Non fanno eccezione gli USA, ormai solo “ex”, e il Regno Unito: dopo la vittoria alle elezioni del 2015 del suo partito estremista Norsefire, Adam Sutler (John Hurt) si è autoproclamato Alto Cancelliere, instaurando un regime totalitario basato su discriminazioni razziali, sessuali e religiose, e la cui parola d’ordine è una sola: terrore.
Il regista James McTeigue (“The raven”) introduce agli spettatori fin da subito, e in modo speculare (anche letteralmente), i due protagonisti: una donna che si trucca e un uomo che indossa una maschera col sorriso beffardo di Guy Fawkes [approfondimento in coda alla recensione]. Mentre dagli schermi posti nelle due rispettive stanze sbraita uno dei volti tv più popolare, Lewis Photero (Roger Allam), iniziamo a conoscere Evey Hammond (Natalie Portman), una dipendente proprio della televisione di stato BTN – British Television Network, mentre dell’uomo non ci viene svelato né il volto né altre parti del corpo (e così sarà per il resto del film, con la sola eccezione delle mani e, naturalmente, della voce), ma solo il nome in codice col quale diventerà noto in Inghilterra, V (Hugo Weaving).
In questa Londra post-apocalittica alle 23 scatta il coprifuoco, e attardarsi, soprattutto se da soli, può diventare molto pericoloso, come comprende la stessa Evey la sera del 4 novembre, quando riesce a scampare ad uno stupro da parte di due Castigatori (i “tutori dell’ordine” del governo) solamente grazie all’intervento di V. Successivamente l’uomo la conduce sui tetti della capitale per assistere alla sua prima spettacolare “messa in scena”: sulle note dell’Ouverture 1812 [http://www.youtube.com/watch?v=u2W1Wi2U9sQ] di Ciajkovskij (che, come altri brani musicali e, in generale, opere d’arte è sulla lista nera del governo) e sotto lo sguardo stupefatto di Evey esplode l’Old Bailey, l’edificio che ospita il Tribunale Penale, sormontato, sulla cima della cupola, dalla Statua della Giustizia [http://www.oldbaileyonline.org/static/The-old-bailey.jsp], che V sostiene essere un valore in vacanza da tempo. La ragazza comincia così, e poco alla volta, a conoscere questo amletico anarchico che nello stesso tempo la affascina e la turba: il carattere, le idee, lo scopo delle sue azioni violente e le ragioni alla loro base, da ricercare nel suo passato. Anche quello di Evey non si dimentica facilmente: i genitori, in quanto attivisti politici contrari al regime di Sutler, furono arrestati e uccisi quando aveva 12 anni, mentre il fratello morì a causa di un misterioso virus diffusosi nella scuola che frequentava, la Saint Mary. Un primo incontro, forse, che pare frutto di una più che singolare coincidenza. Dopotutto era già scritto nei loro nomi (eVey e V) e nel giorno in cui è avvenuto, la notte fra il 4 e il 5 (V nella numerazione romana) novembre. Ma gli opposti convivono nell’uomo, e se da una parte c’è la sete di vendetta e gli attentati, dall’altra c’è la parlata sobria e forbita, le citazioni (Macbeth e Riccardo III, Il Conte di Montecristo, Faust, la musica classica) e la sua stessa abitazione-rifugio, da lui chiamata “galleria delle ombre” (e situata sotto Victoria Station, ancora la V…), in cui conserva opere d’arte rubate al regime del Cancelliere e all’oblio. Ed ecco un altro elemento in comune: il padre di Evey era un intellettuale, uno scrittore (“gli artisti usano le bugie per dire la verità, i politici per coprirla”).
Dopo un assalto delle forze dell’ordine alla sede della BTN il 5 novembre, nella quale V aveva fatto pervenire scatole con delle maschere di Fawkes, i telegiornali comunicano che l’uomo è stato catturato, ma i telespettatori sono consapevoli delle menzogne diffuse dagli organi d’informazione. Non solo i media, V prende di mira tutti i simboli del potere (“sono gli uomini che conferiscono potere ai simboli... da solo un simbolo è privo di significato”): dopo l’assassinio di Prothero, le sue vittime sono un vescovo (John Standing) e la botanica e medico legale Delia Surridge (Sinead Cusack), tutti accomunati dall’aver lavorato a Larkhill, un centro di detenzione nel quale i reclusi, in realtà, erano sottoposti a trattamenti ed esperimenti di “dubbio” valore scientifico. Lungo l’arco narrativo si scopre così che V era il paziente della stanza n. 5 e che riuscì a fuggire solo grazie ad un incendio che distrusse l’intera struttura (e le cui ustioni sono ben visibili sulle sue mani). E se Larkhill non fosse un caso isolato? E se anche della strage della Saint Mary, di cui furono accusati estremisti religiosi, fosse responsabile il governo?
Evey è sempre più legata al vendicatore mascherato, soprattutto dopo l’arresto di una delle poche persone in cui trovava conforto: l’animatore televisivo Gordon Deitrich (Stephen Fry). Già sotto osservazione per essere omosessuale, non gli viene perdonato uno sketch comico nel quale sotto la maschera di V ci sarebbe Sutler. La resistenza della ragazza è però messa a dura prova quando viene arrestata e torturata (una delle sequenze più forti dell’intera pellicola), rifiutandosi di svelare agli investigatori l’identità di V. Soprattutto quando scopre che si trattava di un ulteriore inganno dell’uomo, uno strumento a suo dire necessario per testarne la fedeltà in vista dell’ultimo “simbolico” attentato, quello al Parlamento di Londra (in cui aveva fallito Guy Fawkes nel 1605).
Un’opera di notevole spessore che offre molteplici spunti di riflessione e che induce (se ancora fosse necessario) interrogativi sui significati di politica, stato, democrazia, diritti civili, religione, libertà, morale, cultura, senso di colpa, paura, odio, vendetta. La violenza è giustificabile per una buona causa, per un elevato ideale? Una domanda dalla risposta apparentemente scontata e di cui è piena la letteratura (penso, causa recente lettura, al Montag di “Fahrenheit 451” che uccide tre suoi colleghi incendiari, o allo stesso Conte di Montecristo, dopotutto “Lui era Edmond Dantès…”  dice di V Evey sul finale) e il cinema (che è pieno di giustizieri e vendicatori). Ma anche la Storia, fatta di sollevazioni popolari, rivoluzioni e attentati riusciti o meno (come quello dell’ufficiale tedesco Von Stauffenberg… E Adam Sutler, anche nel nome, richiama non poco Adolf Hitler [http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/lattentato-contro-adolf-hitler/81/default.aspx]). E tante sono le citazioni più o meno dirette ad opere del passato, fra cui “1984”: lo slogan riportato sui manifesti “Strengh through unity, unity through faith” richiama “War is Peace. Freedom is Slavery. Ignorance is Strength” dell’opera di Orwell.Da notare però come in “V per Vendetta” la complessità dell’uomo senza volto non ne faccia mai un eroe positivo, ma al contrario pieno di contraddizioni: se da una parte è colto, elegante, e i suoi obiettivi sono mirati, spesso senza provocare vittime, dall’altra è un uomo accecato dall’odio, un mostro divenuto tale a causa delle stesse mostruosità che ha subìto. E per il quale non vi è lieto fine, almeno fisicamente: sceglie la morte, il mondo di domani spetta ad altri uomini, a cui però spera di avere trasmesso l’idea di un mondo diverso (“le idee sono a prova di proiettile”). Dunque egoista ed altruista insieme. Insomma, di certo non un inno alla violenza ma alla libertà, una pellicola non banalmente contro qualcuno o qualcosa in particolare (politica, forze dell’ordine, televisione, chiesa), bensì una denuncia verso i tanti, troppi, che in qualsiasi istituzione abusano del proprio potere dimenticandosi la loro reale funzione, quella di rappresentante di chi li ha scelti (“i popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero avere paura dei popoli”). Se si ha questa fortuna, visti i tanti popoli che ancora nel 2013 sono sottomessi e perseguitati da dittature politiche e religiose che però non fanno notizia sui nostri organi di informazione. Un film insomma che, pur essendo tratto da una graphic novel degli anni ’80 e con riferimenti ad un fuorilegge vissuto a cavallo dei secoli XVI-XVII, è attualissimo (sono anche state inserite immagini degli attentati nella capitale inglese del 7 luglio 2005, evento che fra l’altro ritardò l’uscita nei cinema).
Alla riuscita complessiva contribuiscono tutti i membri del cast, le cui interpretazioni magistrali incrementano ulteriormente il peso specifico dei loro personaggi. Non certo facile la prova di Hugo Weaving, il cui ottimo lavoro sulla voce del terrorista si può apprezzare naturalmente solo nella versione originale. Non ha bisogno di conferme nemmeno Natalie Portman, che qui raggiunge una delle vette della sua carriera e che ha fortemente voluto questo film, come testimoniano le conferenze stampa del Festival di Berlino 2006 dove fu presentato. Anche per ragioni personali, dato che i nonni paterni, in quanto ebrei, furono perseguitati durante la Seconda Guerra Mondiale, ma uscendo vivi dal campo di concentramento.
Allo stesso tempo, “V per Vendetta” è anche un film di genere, che si carica di tensione minuto dopo minuto: è un efficace meccanismo causa-effetto proprio come il domino allestito dal protagonista nel prefinale, dove tutti sono delle pedine (lui compreso, dato che l’ultima tessera se la tiene per sé); in altre parole la pellicola è essa stessa un climax. Un merito non da poco, visti i numerosi esempi di pellicole nelle quali le promesse iniziali non vengono mantenute. Tanti i momenti che rimangono impressi indelebilmente: la rinascita di Evey sotto una pioggia purificatrice scrosciante (“Dio è nella pioggia”), il discorso finale di Sutler in tv senza spettatori che stanno invece convergendo in massa verso il Parlamento, la storia della vicina di cella di Evey, Valerie, la già citata tortura, il ballo e il bacio tra Evey e V…
Effetti speciali di buonissima fattura che, altro punto a favore, non soffocano mai la narrazione. Evidente, in alcune scene action, il debito verso l’estetica fumettistica di “Matrix”. C’è anche un po’ d’Italia nel cast tecnico di “V per Vendetta”, merito della ottima la colonna sonora del futuro premio Oscar (per “Espiazione”) Dario Marianelli (trailer: https://www.youtube.com/watch?v=3l8CmazF-XU).
 
 
Ma chi era Guy Fawkes, protagonista del flashback con cui si apre la pellicola? Per comprendere il motivo per cui questo terrorista cattolico è entrato nell’immaginario del popolo inglese bisogna tornare al XVI secolo. Dopo lo scisma della Chiesa Anglicana da quella Cattolica di Roma avvenuto sotto il regno di Enrico VIII (il Parlamento inglese ha approvato gli atti nel 1534), che seguiva di pochi anni la scomunica di Lutero (1521), l’Europa era profondamente divisa fra le differenti religioni cristiane. Elisabetta, salita al trono nel 1558, cercò di ridurre le tensioni fra cattolici e protestanti, fino a quando, nel 1570, fu scomunicata dal Papa il quale consigliò ai sudditi cattolici di non riconoscerne più l’autorità. La sovrana cominciò dunque a perseguitarli (fra le misure adottate, le Recusancy Laws, con le quali venivano confiscati loro i terreni). Ai cattolici non rimase che emigrare all’estero o sperare nel suo successore, Giacomo VI di Scozia (o I d’Inghilterra), sì protestante ma figlio della cattolica Maria Stuart. Inizialmente il sovrano abrogò le Recusancy Laws, ma ben presto riassunse un atteggiamento anticattolico. Ormai senza più speranza, una parte dei sudditi, cattolici e laici, decise di ribellarsi: Robert Catesby ideò un colpo di stato che avrebbe dovuto aver luogo il 5 novembre 1605 con l’esplosione del Parlamento di Londra. Diversi cattolici rientrarono in Inghilterra per prendervi parte, fra cui un certo Guy Fawkes. Ma, il giorno precedente, l’attentato (divenuto poi celebre come “congiura delle polveri contro il Parlamento”) fu spifferato con una lettera anonima ad un nobile cattolico che la portò alla Corte. Fawkes, con altri complici, fu trovato nelle vicinanze del Parlamento, arrestato e impiccato. Da allora, ogni 5 novembre la sua effigie viene bruciata.
La graphic novel da cui è stato tratto il film è degli anni ’80. Gli autori, Lloyd e Moore (il secondo non ha voluto apparire fra i credits del film), si sono ispirati al personaggio di Fawkes (suo il volto sulla maschera del protagonista V) ambientando però la storia in un’epoca più moderna, come segno di protesta verso l’ultraconservatrice Margaret Thatcher, allora al potere. Quel decennio fu inoltre quello in cui il numero di denunce di abusi sessuali nei confronti di preti USA cominciò a diventare consistente, notizie che potrebbero aver ispirato gli autori per alcuni passaggi di “V per Vendetta”.

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