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Giù la testa

Regia di Sergio Leone vedi scheda film

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Enrique

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La recensione su Giù la testa

di Enrique
6 stelle

“Giù la testa (cog*****)” (che esplode… la rivoluzione).
Mentre l’aristocrazia sproloquia e ingrassa e mentre il meno fulgido rappresentante dei peones messicani (giacchè zappar la terra non pare proprio la sua aspirazione) essa scruta di sottecchi, apparentemente intimidito e riverente al contempo, si consuma forse la più bella scena del film. Ed ivi si svelano subito le carte (invero solennemente annunciate già nei titoli di testa, con l’eloquente citazione di Mao, riportata a caratteri cubitali perché non vada dimenticata in fretta).
Appeso al chiodo il suo genere prediletto qualche anno prima (un western che è già passato alla storia), non più una ruvida e nostalgica elegia di un’epoca che (all’ombra di rivoluzione industriale ormai inarrestabile) era giunta al tramonto avrebbe dovuto rivelarsi il suo 2° film della c.d. “trilogia del tempo”, bensì un film coerente con la logica (politica) del suo tempo (i primi anni ’70). Un film politico, dunque (ma non, per questo, di per sè minore nella filmografia del grande regista romano).
Giù la testa è indiscutibilmente un buon film, sia perché è stato diretto con sapienza ed interpretato da una coppia affiatata e abbastanza convincente (l’interpretazione “sopra le righe” di Rod Steiger non mi è dispiaciuta affatto e quella del dinamitardo Sean/John Mallory ricorda molto quella di altri tenebrosi antieroi dei precedenti film di Leone. Ergo anch’essa si dimostra eccellente), sia perché, benché “schierato”, non si riesce a capire da quale parte (scapigliato).
Tuttavia alcune cadute di stile forse potevano essere evitate (la rappresentazione al rallenty e “flou” - FilmTV - dei flashback del passato di Mallory - invero, essenziali per comprenderne, in profondità, la psicologia - mi è parsa - anche a causa dell’inspiegabile sottofondo musicale “Sean Sean Sean” di Morricone - alquanto deprimente) e la durata (eccessiva, a mio avviso) fa venire, sinceramente, il latte alle ginocchia. E ciò proprio, per giunta, nel momento clou del film (la parte finale) in cui la lotta rivoluzionaria arriva ad una svolta e la tragedia fa da sfondo all’insperata abiura, da parte di Miranda, dei suoi laidi e criminali propositi (accompagnata dalla di lui sofferta adesione agli ideali della rivoluzione).

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