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Giù la testa

Regia di Sergio Leone vedi scheda film

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La recensione su Giù la testa

di maso
6 stelle

Il pentagramma di Sergio Leone sui miti del vecchio west si chiude con il suo film più complicato e ambizioso tanto da risultare inevitabilmente il meno significativo per non dire mal riuscito e di conseguenza poco amato da critica e pubblico proprio per i numerosi squilibri interni, indubbiamente lo stile di ripresa e la luce delle sue immagini sono come sempre inconfondibili e di pregevole fattura, è lo script a risultare diseguale e sfilacciato sia nello sviluppo della storia che nella caratterizzazione dei personaggi: la partenza è quanto di più spiazzante ci si possa attendere da un film di Leone che sembra Scola nel descrivere un campionario di aristocratici, fra cui anche un prelato, sporchi brutti e cattivi intenti a sbeffeggiare un peones raccolto nella loro diligenza mentre si stanno abbuffando come animali, dagli sfottò iniziali nei suoi confronti il tutto si ribalta ad un autentico svaligiamento e umiliazione degli arroganti chiacchieroni fatti rotolare in un porcile nudi come vermi da quel peones che è in realtà il bandito gigione interpretato da un sempre bravo Rod Steiger, purtroppo nel film in questione questo grandissimo attore è stato lasciato a briglia sciolta da Leone risultando a volte ridondante, non particolarmente simpatico e imperdonabilmente non commovente.

La banda del bandito Juan Miranda composta da figli di tutte le età e dal vecchio padre vive di furti di ogni genere ma all'improvviso sul suo cammino compare il dinamitardo John Mallory che ha un passato sentimentale travagliato nella sua terra d'origine l'Irlanda narrato in orrendi flashback rallentati e musicati da una partitura di Morricone melensa ed invadente, questa parte è forse la peggiore del film mentre l'interpretazione di James Coburn del rivoluzionario imbottito di materiale esplosivo sotto l'impermeabile è la migliore di tutto il cast e bilancia con sapienza quella più eccessiva di Steiger.

L'incontro dei due personaggi sancisce lo sviluppo vero e proprio della trama giocata sull'equivoco che li lega: Miranda pensa di sfruttare Mallory e il suo esplosivo per scassinare le casseforti più inaccessibili di tutto il Messico ma in realtà è l'irlandese a tirare i fili visto che Miranda e la sua banda vengono coinvolti nella rivoluzione popolare contro l'esercito regolare.

Le sequenze d'azione come la rapina alla banca e l'agguato al ponte sono dei meccanismi ben oliati in cui la tecnica di Leone è scintillante e non da origine ad obiezioni è la storia in se per se che sembra cigolare continuamente perché se da un lato i due protagonisti risultano comunque memorabili lo stesso non può dirsi a riguardo degli antagonisti che sono il dottore traditore interpretato senza troppa passione da Romolo Valli e il colonnello Gutierrez interpretato da Antoine St. John a cui non viene concessa una introduzione adeguata ne uno sviluppo caratteriale degno dei cattivi storici descritti con maniacale precisione nei precedenti film del maestro romano, il finale anche non soddisfa con uno sciropposo sviolinamento notturno e l'ennesimo flashback al rallentatore in bilico fra uno spot Barilla anni ottanta e la voce del video vocabolario sul significato del termine reggere il moccolo.

Il risultato in definitiva è molto deludente dal mio punto di vista anche perchè amo alla follia "Once upon a time in the west" che considero il capolavoro assoluto di Sergio Leone e si avverte che in questa impresa successiva ci siano stati degli intoppi e dei ripensamenti in fase di produzione, rimane comunque l'ultimo western di quello che è considerato a livello mondiale un maestro del genere e bisogna guardarlo con affetto nonostante i molti difetti, in più la definizione di rivoluzione messa in bocca a Miranda la condivido in pieno e la riporto qui sotto per intero:

Rivoluzione? Rivoluzione? Per favore, non parlarmi di rivoluzioni.

Lo so benissimo cosa sono e come cominciano: c'è qualcuno che sa leggere i libri che va da quelli che non sanno leggere i libri, che poi sono i poveracci, e gli dice oh oh...è venuto il momento di cambiare tutto... e la povera gente fa il cambiamento...e poi i più furbi, quelli che leggono i libri, si siedono intorno a un tavolo e parlano, parlano, mangiano e parlano, e poi rimangiano!

E intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti! Ecco la tua rivoluzione! 

E porca troia, lo sai cosa succede dopo?

Niente... tutto torna come prima!

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