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Memorie di una geisha

Regia di Rob Marshall vedi scheda film

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La recensione su Memorie di una geisha

di Kurtisonic
4 stelle

“Una storia come la mia non andrebbe mai raccontata, perché il mio mondo è tanto proibito quanto fragile, senza i suoi misteri non può sopravvivere.” Il film si apre con questa frase ad effetto, che prelude al racconto della vita di Sayuri, avviata alla vita da geisha che nel rispetto della sua misteriosa origine relega lo spettatore nella più classica rappresentazione di quel mondo senza scoprirne la vera essenza. La regia affidata all’americano Rob Marshall, compiutamente adagiata sul punto di vista occidentale, non va oltre una cortina di superficialità che non viene scalfita dall’elegante cornice stilizzata. E non è che Marshall non ci provi, il mondo rappresentato è devastato dalla separazione fra l’emisfero femminile e quello maschile all’interno dei quali non c’è che competizione, lotta, desiderio di supremazia in nome di valori tradizionali. La geisha si pone in una dimensione a sé stante, viene intesa come un’artista vera e propria dell’intrattenimento, alla quale è vietato esprimere sentimenti, emozioni, pulsioni, se non a comando. Nulla toglie che però tali elementi li possa vivere senza esprimerli pubblicamente, ma è proprio sotto questo aspetto che la vicenda latita fortemente, non è mai chiaro fino in fondo cosa legherà le vicissitudini di Sayuri all’agognato Direttore generale, la storia che si snoda in un arco di tempo di vent’anni non offre che leziosità verbali pseudo romantiche che potrebbero essere bilanciate da immagini dal respiro più drammatico e più calate nella percezione reale del personaggio, costretto a vivere dentro questa figura distaccata. Invece Marshall opta per l’amalgama assottigliando l’esile spessore narrativo che comunque nel rispetto di una temporalità tutta orientale nell’avvicendarsi degli eventi riesce a costruirsi ma non poi ad esplicarsi con forza e in modo efficace. Il film si ferma alle prime battute come se bastassero per giustificarne la correttezza della lettura uniformata, si avvale della voce over che illustra i vari momenti della storia ma non verrà mai mostrata la sua realtà e la sua attualità, come se a noi dovesse bastare la semplificazione “moralistica” della bellezza semi eterna votata alla sottomissione prima e poi alla benevolenza salvifica maschile. Il film ha ottenuto un successo di pubblico e di riconoscimenti ma credo proprio che gli Autori giapponesi fondamentali che hanno messo a fuoco tanti aspetti della società legata alle tradizioni avrebbero tanto da dire in merito…

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