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Nickname: Enigmista

Regia di Jeff Wadlow vedi scheda film

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La recensione su Nickname: Enigmista

di Decks
6 stelle

Il 2005 non è solo l'anno di una ventata di tecnologia nelle nostre vite, è anche l'anno dell'opera prima di Jeff Wadlow, un regista ventinovenne che è tra i primi ad usare mezzi informatici per ricreare una sensazione di orrore e oppressione, in questo suo teen-movie horror.

Se, infatti, Cry_Wolf punta a conquistare una fascia di età, esso punta certamente a quella adolescenziale: protagonisti, sceneggiature, intreccio... Tutto questo (fortunatamente) è accompagnato da una buona conoscenza del mestiere, che lo rende per lo meno vedibile, anche dal pubblico più adulto. Difatti, la regia è l'aspetto più riuscito del film. Hitchcockiana, invisibile, frenetica e soprattutto abile. Capace di ingannare non solo gli occhi del protagonista, ma anche dello spettatore, grazie all'esatta angolazione e movimenti, che seppur impercettibili, conferiscono una buona dose di tensione. Oltre a questo vi è un simbolico uso della nuova piattaforma del web, pericolosa e soprattutto ignota: avvolta da un velo di mistero in chat anonime, che può far riflettere molto i giovani sul suo uso spropositato. Accettabili anche fotografia e interpretazioni. La prima possiede colori saturi, che danno un'impronta di originalità alla pellicola, il nitido arancione del fogliame autunnale, del passamontagna dell'assassino e dei capelli di una strana ragazza hanno un forte marchio stilistico. La seconda inaspettatamente non delude più di tanto. Quasi tutti i personaggi sono abbastanza credibili, tra cui imprevedibilmente Jon Bon Jovi
non disgarba, ma anzi è riuscito e forse il migliore sul set. Purtroppo viene tutto rovinato da una Lindy Booth mediocre, odiosa fin dalla prima scena. Veramente insopportabile la sua incapacità, sia nella tonalità vocale che nella varietà facciale, che rovina un intero intreccio (già di per sé fine), facendo comprendere fin dal principio un possibile finale della pellicola (chi ha visto può ben comprendere il problema).


Peccato che non sia solo Lindy Booth a rovinare l'opera, ma una trama sottile, che si salva solo grazie a quegli spostamenti di camera tanto apprezzati. In particolar modo la sfiancante ricerca continua del colpo di scena, che nonostante talvolta funzioni, a volte sembra ricercato a tutti i costi e dunque forzato. Come se non bastasse, la scrittura dei personaggi è ricolma di cliché (il bulletto, la coppietta, il ragazzo sfigato, il burlone...) vista e rivista fino alla nausea, ma qui, causa una trama a tratti sconnessa, reca solo fastidio. La nota dolente è però nelle sceneggiature, dove con un vano tentativo di rendere l'atmosfera del film pienamente giovanile, si finisce per assistere a dialoghi spaventosi per ingenuità e supponenza, infantili e immaturi, più che adolescenziali.

 

"Evitare i sospetti, manipolare gli amici, eliminare i nemici!", la frase del gioco dei ragazzi, che non convince sia per esecuzione che per credibilità, ha però dalla sua un passaggio che corrisponde pienamente al film. Wadlow riesce perfettamente a manipolarci con un astuto gioco di camera prima della scena finale (troppo sbrigativa), dimostrando una validità registica da non sottovalutare. I sospetti/diffidenze invece non sono evitati, tutt'altro, ma è comunque un lungometraggio sufficiente tenuto insieme da una strategia che può essere molto apprezzata dai teenager e appena soddisfacente per il pubblico più maturo.

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