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Nickname: Enigmista

Regia di Jeff Wadlow vedi scheda film

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La recensione su Nickname: Enigmista

di EightAndHalf
2 stelle

Tutto può accadere in un college, anche un film come questo. Mentre i distributori italiani hanno voluto far credere magari a uno spin off di Saw - L'enigmista, il regista americano ha tentato di creare un gioco sottile e inquietante di finzione e realtà, ma probabilmente neanche lui riesce a prendersi sul serio, anche perché, nel tentativo di alzare una tensione inesistente, nella prima ora non succede praticamente nulla se non l'esplicitazione di una volontà disattesa di inquadrare i ragazzini figli di papà che addirittura si vergognano di essere figli di papà ma che si comportano come tali, anche se il loro papà al telefono non risponde, forse per cause di forza maggiore (deficit di accudimento?!) o forse perché nati nel periodo sbagliato, dove telefonini, chat e computer portatili permettono lo scambio di informazioni nell'arco di pochissimo tempo, con tutte le conseguenze della situazione (ancora più che pettegolezzi, la diffusione di bugie e l'assunzione di false identità). Fatto sta che quegli stessi strumenti che dovrebbero essere fonte di ogni guaio non assumono mai prima posizione e non diventano oggetto di critica, forse perché il regista si sente addirittura affascinato dalla stupidità che i giovani personaggi dei film horror americani della generazione Duemila hanno ostentato senza vergogna ad eccezione di rari brillanti esempi (The Faculty su tutti). E se anche non fosse stato questo l'intento di Jeff Wadlow, ovvero di accusare l'aberrante utilizzo della tecnologia, e se invece questo regista visibilmente spaesato avesse avuto l'intenzione di discutere in termini giovanilisti della carica terrificante e potenzialmente letale delle bugie (il moralismo è ad un tiro di schioppo), Cry_Wolf avrebbe comunque peccato in verosimiglianza, interesse, tensione e - figuriamoci - paura. Perché non basta voler cambiare gli stilemi del genere horror (altra volontà disattesa, a dimostrazione di come a certuni manchi davvero il controllo) per fare un film originale, a meno che non fosse volontaria l'assenza di tensione, giusto perché volevano farsi portatori proprio di un nuovo genere (teen-horror?, già fatto, cyber-horror?, ma se non interessa nemmeno quel minaccioso portatile sempre immacolato che conveniva buttare nella spazzatura fin dall'inizio?, horror che non faceva paura?, ci sei riuscito). Quello che invece viene fuori è un ridicolo involontario assai frequente, personaggi odiosi che più non si potrebbe, un colpo di scena finale telefonatissimo in salsa Soliti sospetti che necessita di un'ingenuità (e di una voglia di farsi prendere in giro) davvero colossale da parte di chiunque per affascinare. Del film alla fine rimane poco, anche perché la regia cerca inutilmente di costruire angoscia, anzi, nemmeno ci prova (e che fosse questo più o meno l'intento non si è capito), con carrellate lente e immagini immobili nei dialoghi sempre imbarazzanti e spediti ad alta velocità che presto però passa pure la voglia di ascoltare e con movimenti netti e scordinati di cinepresa nelle scene d'azione mal fotografate e al limite del nonsense: mai la presenza di un killer (più o meno vero) ha destato così poca ansia, anche perché il film non concede né spaventi (che anche nei film più orribili riescono più volte) né del gore che avrebbe fatto molto piacere né niente degno di nota. E' al massimo un thrillerino fuori tempo massimo (anche se sull'era dei cellulari e della Rete) che aspira a chissà cosa ma con fatica si fa seguire fino alla fine. E allo spettatore non è concesso nemmeno qualche effettaccio trash, robaccia da evitare per i figli di papà (a cui alla fin fine sembra indirizzato il film stesso). Alla fine il colpevole dice: "Anche se fosse vero, chi ci crederebbe?". La sola verità che può avvicinarsi a una conclusione risolutiva è che subito dopo iniziano i titoli di coda.

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