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King Kong

Regia di Peter Jackson vedi scheda film

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La recensione su King Kong

di giancarlo visitilli
8 stelle

I caratteri cubitali del titolo, che ricordano gli ‘antichi’ titoli di Ben Hur, Quo Vadis, ecc., stanno lì ad indicare allo spettatore che anche a proposito di quest’ennesimo King Kong, si tratta di un’opera fastosa, un kolossal, che ha la firma di un grande regista, Peter Jackson, una star mondiale del cinema, colui che ha dato immagine ad un altrettanto kolossal hollywoodiano, Il signore degli anelli.
Il racconto si snoda in un periodo storico ben preciso, in cui l’industrializzazione, accanto al cabaret e ai musical, caratterizzavano la storia di un popolo e di un Paese: l’America, e in particolar modo la New York della Grande Depressione. Qui, un regista sull’orlo del fallimento, decide di girare un film d’avventura, nell’inesplorata e misteriosa Skull Island. Il gruppo, composto dall’equipaggio della nave “Venture” e da una troupe di precari cineasti, giunto a destinazione, si rende conto che l’isola è popolata da creature sopravvissute dall’epoca preistorica, protette dalla fitta vegetazione della giungla. Dinanzi a una così incredibile scoperta, il gruppo decide di catturare l’enorme scimmia Kong e portarla con sé a New York per esibirla come fenomeno da baraccone.
Questa è la storia contenuta nelle oltre tre ore di pellicola di Peter Jackson. Questi, senza alcun “scimmiottamento” per le precedenti versioni del film, riesce perfettamente ad amalgamare il suo sconfinato amore per il cinema, con un controllo assoluto del racconto e del linguaggio, ora rifacentesi al classico, ma subito dopo caratteristico per l’innovazione. Jackson non fa altro che reinventare a suo modo, con un linguaggio che gli è ormai proprio, la favola de “La bella e la bestia”, rendendo mostruosi gli uomini e ferocemente umano il mostro. Quel che maggiormente colpisce è che, nonostante si tratti di una storia già rodata, il film di Jackson emoziona e commuove, allo stesso modo di Il Signore degli Anelli, il regista tende a raggiungere un equilibrio tra la grandiosità epica del racconto (ottimizzazione di ogni particolare, cura per i caratteri e le psicologie dei personaggi, cura maniacale per le location, ecc.) e una morale, insita nella storia, molto primitiva, essenziale e straordinaria per questo.
Se la prima ora del film risulta abbastanza lenta, una volta apparsa la cupa e ostile Skull Island, il film imbocca la via dell’avventura, godibile, alla maniera di Jurassic Park e L’invasione degli ultracolpi, con tutto ciò che sa di già sentito, ma non di già visto con lo stesso sguardo di un regista come Jackson, di cui scopriamo il motivo che lo ha spinto a realizzare King Kong: il suo amore incondizionato per il capolavoro firmato nel 1933 da Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack.
Ci sono momenti altissimi del film, specie nel finale, con il nuovo e straziante incontro tra Kong e Ann e con un finale sulla vetta dell’Empire State Building, ricco di passione e di empatia, che difficilmente non riesce a commuovere fino alle lacrime lo spettatore. Altrettanto bellissima e fiabesca la sequenza dello scivolamento della bella e la bestia sul laghetto ghiacciato.
Sebbene nel film ci sia una felice e continua allusione al conradiano Cuore di tenebra, stupisce che il cuore del cinema (attori-spettatori) riesca ancora una volta a battere all’unisono. Anche se, a proposito di King Kong, si tratti di un cuore digitale. Magia del Cinema…
Giancarlo Visitilli

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