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Gandhi

Regia di Richard Attenborough vedi scheda film

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La recensione su Gandhi

di lamettrie
10 stelle

Un film strepitoso. Del resto potrebbe apparire facile, che venga un film strepitoso da un soggetto che già di suo è strepitoso: ovvero la biografia di Gandhi, la quale risulta un soggetto ancor più straordinario anche (e soprattutto) se la fantasia umana non vi aggiunge una virgola.

Ovviamente, è difficilissimo esserne all’altezza, per l’artista che vi si cimenta: un po’ come descrivere il paradiso, che è al di là delle umane possibilità. E qui il compito non è più semplice, perché non bastano i superlativi e il ricorso all’ineffabilità (per quanto tali mezzi abbiano raggiunto anche vette straordinarie), ma ci vuole forse di più. Bisogna infatti dare il giusto risalto anche alle contraddizioni (l’adesione alla guerra voluta nel ’14 dagli inglesi…), ai dubbi del personaggio Gandhi (che si riteneva sempre immeritevole rispetto a quanto Dio gli dava e gli chiedeva); e, insieme a ciò, bisogna dare il giusto risalto a ciò che però egli è riuscito a fare, come nessun altro prima di lui è riuscito nella storia dell’umanità, almeno per quanto consta da fonti storicamente attendibili.

La storia è resa con una verosimiglianza eccellente, almeno per quanto so di quella storia. Non c’è un momento pesante, benché il film sia lunghissimo e a forte rischio di pesantezza, vuoi per la retorica facile che può nascere da questi argomenti, vuoi per il livello altissimo delle questioni in oggetto. Tutto nel film è splendido, a partire soprattutto dalle laceranti contraddizioni, come quelle che hanno devastato gli stessi indiani all’indomani della liberazione, e sino ad oggi: un film di storia mostra tutte le possibilità negative anche delle migliori intenzioni. Un film di storia non fa certo la semplice operazione oleografica che fanno certe serie tv agiografiche fatte per opportunismo, o certi film creati nell’interesse della grande borghesia, mostrati per far vedere come tutto il bene sta da una parte e tutto il male sta dall’altra parte. Bestie appaiono gli inglesi oppressori, e su questo non ci piove; ma, dopo l’indipendenza, non meno bestia appare il popolo, cioè la maggioranza, muslim o indù che sia.

La non violenza è mostrata per quello che è: è commuovente, ma soprattutto è l’unica modalità effettivamente vincente, per quante siano tremende le difficoltà che obbliga ad affrontare.

Un film strepitoso dunque per il concorrere di tutti gli aspetti qualificanti: non solo per il messaggio, che è ovviamente il più importante, ma anche per l’aspetto estetico. Infatti la recitazione, la fotografia (a tratti spettacolare; come del resto, basandosi su elementi legati alla sensibilità comune di una certa area, solo in Oriente si può fare facilmente così bene), la regia, la colonna sonora sono impeccabili.

Ben Kingsley rende poi alla perfezione Gandhi: nella sua evidente e ardua ricerca della verità, umiltà, religiosità, mitezza, dolcezza; e insieme queste, e senza contraddizioni, appaiono coraggio, sicurezza, indomabilità, volontà di vittoria.

 

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