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Ultimo mondo cannibale

Regia di Ruggero Deodato vedi scheda film

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La recensione su Ultimo mondo cannibale

di cheftony
2 stelle

Robert Harper (Massimo Foschi) è un imprenditore petrolifero in viaggio verso l'isola di Mindanao, nell'arcipelago delle Filippine, dove i suoi uomini dovrebbero aver già allestito una base per un'accurata ricerca. Lo accompagnano sul piccolo aereo il pilota Charlie, un giovane professore di nome Rolf (Ivan Rassimov), amico personale di Robert, e una donna.
Una volta atterrati scoprono che gli uomini di Harper non hanno lasciato l'accampamento, bensì sono probabilmente stati vittime dei Manabu, una tribù di selvaggi involuta all'età della pietra e dedita al cannibalismo, almeno stando alle conoscenze di Rolf. Nel giro di 24 ore il gruppo riesce a perdere ben due elementi, ossia il pilota e la donna, entrambi rimasti uccisi, e pure Rolf finisce disperso.
Intanto Harper, ormai lontano dall'aereo, si perde e si ritrova catturato dai selvaggi: viene legato, gli vengono strappati i vestiti, imprigionato e costretto ad assistere ai loro orribili rituali. L'unica sua speranza di fuga dalla grotta della tribù e dall'isola è una bellissima indigena (Me Me Lay)...

Siamo nel 1977: Ultimo Mondo Cannibale è noto per essere il primo cannibal-movie della storia, nonché "genitore" del discusso Cannibal Holocaust sempre di Deodato e in qualche misura discendente di Il paese del sesso selvaggio di Umberto Lenzi; proprio quest'ultimo avrebbe dovuto dirigere questo film, ma, visti gli altri impegni di Lenzi, la produzione contattò Deodato, reduce dall'insperato successo del poliziottesco Uomini si nasce, poliziotti si muore.
Ultimo mondo
cannibale, che peraltro non è affatto tratto da una storia vera come esso millanta fra titoli di testa e coda, è un pessimo film per una quantità spropositata di motivi; ci sono ovviamente quasi tutti i difetti prevedibili per il genere, che sono legati al budget e dunque ai mezzi, alla sperimentazione (?), agli effetti speciali un po' poveri, ai mestieranti coinvolti, anche se in realtà Massimo Foschi, completamente nudo per almeno metà film, se la cava discretamente.
Senza voler sollevare il solito polverone sull'indecenza di fare dell'uccisione di animali un'attrazione cinematografica, dato che viene veramente desquamato, scuoiato e sbudellato un coccodrillo nell'ottica di farci godere Barbareschi che ammazza tartarughe e maiali tre anni dopo in Cannibal Holocaust, il problema è un altro: il ridicolo involontario, il trash. "Vette" che questo film tocca un'infinità di volte. Giusto per citare alcune perle: l'indigena che masturba Harper durante la prigionia; la scena in cui una donna Manabu partorisce in riva ad un fiume, recide il cordone ombelicale con un morso per poi buttare il neonato nel fiume dove sarà merenda per un coccodrillo è frutto di un montaggio osceno dal quale non si può fare a meno di notare come le due inquadrature del coccodrillo, quasi in bianco e nero, siano state recuperate e appiccicate lì da chissà quale documentario esotico; Harper ingroppa l'indigena senza pietà e questa gli diventa conseguentemente assai fedele e ubbidiente; si contravviene, inoltre, a qualsiasi basilare principio di fisiologia e verosimiglianza.
La regia di Deodato è anonima, la sceneggiatura di Clerici poca roba come si sarà già capito, le scene di cannibalismo lasciano pressoché indifferenti e portano a porsi molti dubbi su dove possano risiedere abilità, arte o genio nell'essere per la prima volta autori di un'opera simile. Insomma, potrò anche ammettere che il filone cannibalico non fa per me, ma Ultimo Mondo Cannibale è un'atroce e dilettantesca vaccata.

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