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Ultimo mondo cannibale

Regia di Ruggero Deodato vedi scheda film

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La recensione su Ultimo mondo cannibale

di giurista81
8 stelle

Girato in Melesia, l’opera ruota attorno a una sceneggiatura scritta a sei mani da Renzo Genta e da due volpi del cinema di genere nostrano, quali Tito Carpi e Gianfranco Clerici. I tre autori non badano a lasciare un certo tipo di messaggio, ma puntano tutto sull’orrore - soprattutto psicologico (l’apice si tocca quando una donna, dopo aver partorito, getta il neonato in pasto a un coccodrillo). Sotto questo punto di vista, “Ultimo mondo cannibale” è il cannibal movie che più si avvicina all’horror. Il merito di ciò va soprattutto a un Ruggero Deodato in gran spolvero. L’artista romano riesce a creare un’atmosfera claustrofobica ossessiva che alla fine disturba anche lo spettatore più navigato. Ci si trova proiettati in un inferno verde, tra cannibali, animali selvaggi e decine e decine di violenze (si ricorda la tortura inflitta a un indigeno legato a dei pali e costretto a esser massacrato da un nuvolo di formiche; ma anche le scene in cui il protagonista viene imprigionato in una grotta e subisce una sorta di disumanizzazione).
A proposito di animali, non mancano – ahimé – le usuali scene di violenza a loro danno.
Vi è anche un’incursione nel trash quando Me Me Lay masturba Foschi, capendo male i gesti di quest’ultimo che invece le chiedeva da bere (!?).
Presente la componente splatter, curata da Paolo Ricci (memorabile l’evisceramento e la successiva cottura di Me Me Lay. Scena, peraltro, riproposta in “Mangiati Vivi” di Lenzi). Il vero orrore però deriva dal contesto ambientale e dalle pressioni indotte dalle mille minacce che gravitano attorno ai viandanti. Non è un caso che anche il protagonista, un professore, finisce per essere contaminato dalla follia e giunge a stuprare un’indigena e a prendere a morsi il fegato estirpato dal ventre di un cannibale.
Deodato dirige sempre con mano sicura e con grande senso del ritmo.
Originali, per il genere, le scene con gli uccelli che duellano con Massimo Foschi per contendersi dei bocconi di cibo.
Ridotto il cast artistico che annovera molti attori improvvisati (gli indios) e un’accoppiata decisamente in forma con Massimo Foschi nel ruolo di protagonista e Ivan Rassimov (lo ritroveremo in “Mangiati Vivi” ed era presente nel primo cannibal movie di sempre, vale a dire “Il Paese del sesso selvaggio” di Umberto Lenzi) a fargli da spalla. Piccolo ruolo per la bella Me Me Lay (“Il Paese del sesso selvaggio”, “Mangiati Vivi”) che mette in mostra le sue accattivanti forme, andando in giro completamente nuda..
Inquietante la colonna sonora di Ubaldo Continiello che - seppur utilizzata con moderazione, in modo da rendere il più reale possibile la visione - riesce a graffiare in occasione degli inseguimenti.
Bene la fotografia di Marcello Masciocchi. Suggestive le location, impreziosite dalle scenografia di Walter Patriarca.
Nota di particolare merito va anche al grande Daniele Alabisio, capace di montare il girato in modo da suggerire un contesto ambientale in realtà inesistente (il riferimento va ai tantissimi animali che ci vengono mostrati nel corso della’opera) e a martellare lo spettatore con immagini che si susseguano l’una sull’altra in una sorta di ping pong (ved. le scene con gli uccelli).
In definitiva, un’opera da avere nella propria videoteca anche se consigliata ai soli stomaci forti. Voto: 8

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