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Frankenstein junior

Regia di Mel Brooks vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Frankenstein junior

di axe
7 stelle

Il dottor Frederick Von Frankenstein è il nipote del famoso Victor Von Frankenstein, colui che, nella prima metà del XIX secolo, creò l'omonimo mostro. Il discendente, pur essendo medico e professore universitario, non condivide che il cognome, peraltro a malincuore, tant'è che lo pronunzia diversamente, con il nonno, del quale non accetta le teorie (pseudo)scientifiche. Ma ha modo di ricredersi, recandosi in Transilvania, ove è chiamato ad occuparsi proprio dell'eredità del nonno, la quale consiste in un immenso castello con pertinenze molto particolari; il nipote del servitore del nonno, Igor, l'assistente Inga, l'inquietante governante Frau Blucher e, soprattutto, i macchinari e le documentazioni necessarie a "ridar vita ai tessuti morti". Il giovane dottor Frankenstein decide di tentare un esperimento con il materiale a disposizione, pertanto si procura un cadavere e commissiona ad Igor l'acquisizione del cervello di un celebre uomo di scienza, conservato in un laboratorio nei pressi. Ma l'organo si danneggia e pertanto il servitore ne porta un'altro, classificato come "abnormal". Le conseguenze, già incerte in partenza, diventano assolutamente imprevedibili. Mel Brook realizza una rivisitazione del Frankenstein di Mary Shelley, con toni di commedia. Il regista, in omaggio al cinema di quell'epoca, ha scelto di utilizzare strumenti espressivi e tecnologici degli anni '30. L'immagine è pertanto resa in un bianco e nero che crea una forte atmosfera gotica, la cui "solennità" viene a contrasto con i dialoghi arguti, le movenze degli attori, le vicende che appaiono in scena. Il protagonista Frederick (Gene Wilder), i comprimari Igor, Frau Blucher, Inga; il silente ma espressivo "mostro" di Frankenstein sono molto ben caratterizzati. Memorabile, in particolare, lo scaltro Igor (si pronuncia "Aigor" !), interpretato da un eccezionale Marty Feldman. Personalmente, benchè il film - che non avevo mai visto prima - mi sia stato presentato come un classico della comicità, non ho trovato molto da ridere; al limite da sorridere. Infatti, nonostante un lieto fine appiani le questioni aperte, gli elementi tragici esposti nel romanzo di Mary Shelley sono replicati in questa versione. L'estremo disagio della creatura riportata alla vita, aggravato dal possesso di un intelletto, in partenza, menomato, o non compreso; la sfida impossibile dell'uomo alla natura; l'incomprensione della comunità. Sarebbe pertanto riduttivo classificare quest'opera come film comico, o, peggio, demenziale. Il film mi è comunque molto piaciuto; commedia, dramma e componente horror - con conseguente tensione - s'intrecciano in una vicenda complessa, raccontata con stile non comune.

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