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Francesco, giullare di Dio

Regia di Roberto Rossellini vedi scheda film

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La recensione su Francesco, giullare di Dio

di mm40
6 stelle

Francesco, giullare di Dio è la prima effettiva, netta svolta del cinema rosselliniano, il primo preciso indizio di quella che sarà la seconda fase della carriera del regista, ovvero quella dedicata alle biografie di personaggi esemplari della storia dell'umanità. Come è logico che sia, il film porta con sè anche inequivocabili segni del precedente cinema di Rossellini, come ad esempio un'ambientazione ineccepibilmente neorealista (spazi aperti per tutta la pellicola, scenari poveri in un bianco e nero che amplifica la sensazione di miseria materiale e morale del mondo circostante i personaggi) e la struttura a episodi che può richiamare in qualche modo Paisà (1946). E' ancora presto per la definitiva svolta, che avverrà a tutti gli effetti soltanto una decade più tardi, dopo un ritorno di fiamma neorealista (Europa '51), una personalissima commedia dolceamara con Totò (Dov'è la libertà?) e altri lavori, disparati per genere e toni. La frammentarietà del testo d'origine (I fioretti di San Francesco, con segmenti tratti anche da Vita di frate Ginepro, uno dei principali discepoli del santo) non è colmata in fase di sceneggiatura da una struttura solida e lineare, anzi viene mantenuta tale tramite l'utilizzo di didascalie che introducono via via ciascun episodio del film; il copione è accreditato, sui titoli di testa, al regista, a Federico Fellini (ormai piuttosto affermato e appena passato dietro la macchina da presa per il suo primo lungometraggio Luci del varietà, in collaborazione paritaria con Alberto Lattuada) e a due frati 'esperti' della figura di Francesco d'Assisi, cioè padre Felix Morlion e padre Antonio Lisandrini; pare che in fase di scrittura fossero stati coinvolti anche Brunello Rondi e Sergio Amidei. L'esemplare vita del santo è ritratta in maniera piuttosto laica, mostrando gli eccessi di altruismo del gruppo di frati protagonisti, ma anche le azioni più folli e irresponsabili (es. il taglio della zampa di un maiale appartenente a un feroce contadino, solo per soddisfare la volontà di un frate malato); questa prospettiva non apparterrà al Rossellini futuro, dichiaratamente cattolico, ma rispecchia senz'altro il regista di opere disperate e pessimistiche come Roma città aperta (1945) o Germania anno zero (1948). Purtroppo la scelta di affidare i ruoli a un manipolo di attori totalmente improvvisati arreca molti danni alla riuscita della messa in scena: in particolare tale Severino Pisacane/frate Ginepro è davvero un pugno nell'occhio dello spettatore per tutto quanto il film (doppiato pure altrettanto caninamente, forse da lui stesso). Produce Rizzoli cui si aggiunge Amato, fotografia di Martelli, musiche di Renzo Rossellini: inevitabilmente ci si sarebbe potuti attendere di meglio. 6/10.

Sulla trama

All'inizio del tredicesimo secolo, un gruppetto di frati fa voto di povertà e si raduna nelle campagne intorno ad Assisi per dedicarsi a una vita onesta, semplice e dedicata ad assistere i bisognosi.

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