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Visitor Q

Regia di Takashi Miike vedi scheda film

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La recensione su Visitor Q

di ilcausticocinefilo
2 stelle

 

 

 

Oh, “maronna”, oh, maremma (maiala?). Colto da una sorta di raptus autolesionista (nulla in confronto comunque ai deliri che carpiscono la dolcissima famigliola qui presentata) ultimamente ho recuperato alcuni film di Miike e, inutile nasconderlo, ad oggi questo mi è parso il peggiore (non ho ancora avuto l’ardire però di visionare la sua opera, si vocifera, più estrema, ovverosia Imprint [2006]…).

 

 

Ebbene, ribadisco, a scanso di equivoci e al fine di preventivamente “avvertire” i lettori: a mio modestissimo avviso Visitor Q è, semplicemente, spazzatura audiovisiva.

Che non a caso inizia come un filmetto porno (e la cosa si protrae per oltre dieci minuti [su una durata di appena un’ora e venti o poco più]), girato con la medesima brillante creatività di un filmetto porno à la nipponesque (il che significa con censure ipocrite a iosa, che infatti si ripropongono ciclicamente) e prosegue anche peggio: tra sassate in testa, necrofilia (altra scene lunghissima e insopportabilmente mal girata), tette sprizzanti latte che manco un idrante e via discorrendo in una vuota, stupida, insulsa, vacua, scema ricerca dell’eccesso fine a se stesso che, come già notato da altri, palesa un disperato tentativo di scandalizzare i facilmente impressionabili e in realtà induce soltanto a pensare che, per vedere certe cose, uno se ci tiene se le va a cercare per conto suo nelle sezioni fetish di un qualche sito stile PornHub. E dai! Che diamine.

 

 

locandina

Visitor Q (2001): locandina

 

 

Qualsivoglia sedicente, pretesa “critica” dell’ipocrisia borghese, dell’immoralità di certi media tendenti al voyuerismo, delle perversioni che si celano dietro la facciata perbenista quotidiana, della società giapponese in generale ecc. si rivela al dunque presente solo negli occhi di chi guarda e magari già adora il regista (va a finire scambiato per il nuovo Buñuel… ma per piacere). Inutile ricercarci chissà che profondità, chissà che “sperimentalismo”, chissà che qualità: il film è brutto, punto.

 

Tremendamente brutto e senza senso, e sarebbe magari il caso di ammetterlo, una buona volta: perché, davvero, se in altri casi di solito cerco di mantenermi più cauto, qui invece non riesco ad esimermi dal sottolinearlo: l’affibbiare le cinque stelle del capolavoro (o le quattro stelle della grande opera) a questa robaccia è un atto di una magnanimità che lascia allibiti. Un po’ più di obiettività, per favore. Per favore. Vorrei vedere se sarebbe riuscito a registrare gli stessi consensi se fosse stato girato in Italia o Francia. Proposizione retorica…

 

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