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Madre Giovanna degli Angeli

Regia di Jerzy Kawalerowicz vedi scheda film

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La recensione su Madre Giovanna degli Angeli

di Tex61
9 stelle

Lucyna Winnicka

Madre Giovanna degli Angeli (1961): Lucyna Winnicka

 

Premetto che non ho grandissimo feeling con i film datati (diciamo ante anni 70) o almeno non con tutti. Non ce l’ho perché sconto dei miei limiti in quanto per analizzare in modo corretto un film bisogna avere le conoscenze per collocarlo nel momento storico e sociale in cui è stato concepito. Il cinema è quasi sempre lo specchio dei tempi; come ogni espressione artistica. Ugualmente credo sia necessario avere delle pellicole di riferimento di quel periodo, meglio ancora un “cinema” di riferimento. La faccenda si complica ulteriormente quando, come in questo caso, si tratta di un prodotto straniero e ancor di più di una parte d’Europa così distante da noi, non tanto in termini chilometrici, ma culturali, di pensiero, di costume. Soprattutto in quegli anni. Quanto sopra vale prioritariamente per gli aspetti prettamente tecnologici, meno per quelli legati a sceneggiatura e regia, ma alcune incertezze interpretative dopo 50 anni possono rimanere. Kawalerowicz era polacco e nella sua carriera si è aggiudicato un premio speciale della giuria a Cannes (con questo film) e un Orso d’argento speciale a Berlino nel 1977 (mi sono informato!) ed era contemporaneo di Waida e Zanussi, importanti esponenti del cinema polacco. Fine della premessa.

 

Il film tratta di un prete che tenta di esorcizzare un intero convento di monache Orsoline di clausura (ma neanche tanto!) possedute dal maligno. Non aspettatevi scene da “Esorcista”, anzi le “monachelle” appaiono più volte veramente simpatiche ostentando non tanto indicibili perversioni di satanica origine, ma una più normale e ragionevole gioia di vivere. La versione che ho visionato io è (suppongo) quella integrale in quanto di provenienza dell’est alla quale è stata aggiunta la traccia audio in italiano di altra provenienza, sottotitolata nelle parti non doppiate. I tagli sono probabilmente dovuti a qualche vicissitudine avuta con il Vaticano. La voce del prete è troppo solenne (da invasato), mentre in lingua originale appare più un essere più “terreno”. Gran parte del film è incentrato dal rapporto tra il prete e Madre Giovanna (per altro attrice bellissima) e ha un epilogo del tutto inaspettato. E’ un film sicuramente critico nei confronti della Chiesa, o almeno nei confronti di una certa Chiesa integralista. E’ un film prima di tutto sull’uomo, sulle sue debolezze e sull’amore. E proprio quell’amore assume, nel finale, caratteristiche sataniche in un’ardita fusione-confusione finale. E’ un film sulla bellezza dei vizi e delle perversioni lecite che si contrappongono alla rigorosità comportamentale ed esistenziale di una Chiesa formata da timorati da Dio. Immagino che negli anni 60 questa fosse una visione quantomeno inconcepibile. Il film si svolge in un susseguirsi di atmosfere gioviali intercalate da momenti di grande tensione spirituale. Il dialogo con il Rabbino e quello nel granaio sono di sicuro impatto, soprattutto nell’ultimo dove la “soffocata passione” del prete è palpabile. Fotografia sempre buona, a tratti notevole. Un bel film, datato ma bello; nei contenuti e nelle riflessioni che induce.

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