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Falstaff

Regia di Orson Welles vedi scheda film

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La recensione su Falstaff

di marco bi
10 stelle

Come sono ancora attuali le tecniche registiche di Welles: tantissime inquadrature; repentini cambi di ottiche; angolazioni al limite dell'impossibile (famose le sue esagerate inquadrature dal basso); carrellate, primi piani e piani sequenza, campi e controcampi. Il montaggio ritmico enfatizza storia e recitazione e usato in modo creativo...

‹‹Quante volte abbiamo sentito ‘le campane a mezzanotte’ ›› (titolo originale) dice un vecchio amico al malinconico Falstaff - altro grande personaggio wellesiano - per dire: ‹‹quanti bei giorni abbiamo vissuto››, in una delle prime frasi del film, anche prima dei ‘maestosi’ titoli di testa.

In Inghilterra nel 1400 il sovrano Riccardo II viene assassinato per ordine del duca Henry di Bolingbroke che è stato illegittimamente incoronato col nome di Enrico IV (l'eccellente John Gielgud). Essendo Edmund Mortimer, legittimo erede al trono, prigioniero dei ribelli Gallesi, i  suoi cugini, tra i quali Henry Percy (Keith Baxter), vanno al castello di Windsor da Enrico IV perché vogliono essere aiutati a riscattarlo, ma il re, che non ha certo interesse a farlo, rifiuta.

 Nella locanda-postribolo della signora Quickly (la brava Margaret Rutherford in un ruolo decisamente diverso dai soliti, come anche l'intensa Jeanne Moreau che è una volgare prostituta - da un grande regista si accetta tutto) John-Jack Falstaff (Orson Welles) grosso buffone gozzovigliatore, ladro smargiasso e puttaniere, ma tutto sommato divertente, sensibile e buono, trascorre la sua vita dissoluta in compagnia del figlio del re, il principe Henry, per gli amici Hal (Keith Baxter), che preferisce ubriacarsi e divertirsi nella locanda, sopportando Falstaff e i suoi scherzi, imparando tante ‘brutte cose’ piuttosto che stare al castello con il padre.

 Percy, con l'aiuto dei ribelli inglesi e scozzesi, dichiara guerra al re,  partecipa anche Hal, e Falstaff, per dare il suo contributo obbligatorio, recluta un gruppo di poveracci (chi ha i soldi lo corrompe e va a casa). Assistiamo (noi e Falstaff ... che non è neanche riuscito a farsi issare a cavallo per il peso gravato anche dall'armatura) ad una sanguinosa battaglia - visivamente grandiosa - che si conclude, tra  corpi maciullati, in mezzo al fango formato  dalla terra intrisa di sangue, con un duello tra Henry Percy ed il principe Hal che riesce ad avere la meglio. Quando il re vede Percy ucciso, Falstaff si fa avanti e, per nascondere la sua vigliaccheria (ha fatto anche finta di essere morto), ne rivendica il merito. Il principe non insiste per fare conoscere la verità (ma questa offesa se la segna!) perché sa di essere poco stimato dal padre che infatti crede a Falstaff.

Enrico IV si ammala, il figlio, credendolo in fin di vita, si pone in testa la corona, l'idea di regnare e dire addio alla vita finora condotta, non gli dispiace affatto ma il re, vedendogli in testa prematuramente la sua corona, si rattrista. Morto il padre, Hal viene incoronato re Enrico V e Falstaff contento per il suo 'figlioccio' va a congratularsi, aspettandosi un ducato o una contea, ma il nuovo re ha deciso di rinnegare il passato dissoluto, anche se gli servirà per regnare con arguzia, e imprigiona Falstaff che per il grande dolore muore di crepacuore.


Il terzo film di Welles realizzato dalle opere di Shakespeare - entrambi artisti immensi - dopo Macbeth e Otello, è tratto da diversi scritti, principalmente da Enrico IV, Enrico V e Le allegre comari di Windsor, ed era stato già rappresentato in teatro nel 1960 dal regista che amava dire - ad onore del vero - che la sceneggiatura del film era di Shakespeare... d'altronde aveva un’ossessione per la verità (o per la falsità), basta ricordare i titoli di alcuni suoi film: E' tutto vero, F come falso, ma anche la sua trasmissione alla radio che indusse gli ascoltatori a credere ad un'invasione di alieni. Falstaff è un film di grande fascino che non assomiglia a nessun altro: è allegro e melanconico; storico, epico ed intimista; ricercato e sconclusionato. Shakespeare non ha rivali per la sontuosa musicalità dei dialoghi,  per le sapienti disquisizioni filosofiche sulla vita, sul destino, sull'amicizia e sulla morte - ancora attuali - nonostante i secoli passati.

Come sono ancora attuali le tecniche registiche di Welles: tantissime inquadrature; repentini cambi di ottiche; angolazioni al limite dell'impossibile (famose le sue esagerate inquadrature dal basso); carrellate, primi piani e piani sequenza, campi e controcampi. Il montaggio ritmico enfatizza storia e recitazione e usato in modo creativo aiuta a nascondere le tante magagne dovute ai pochi mezzi economici. Credibilissime sono le scenografie povere e spoglie. La fotografia in bianco e nero ha grandiosi chiaro-scuri. Pregevoli le musiche di Lavagnino, un tripudio di trombe e cornamuse che si intona benissimo con le immagini (il dvd della Sinister, tra gli extra, ne permette l'ascolto come fosse un cd).

Orson Welles, attore e regista monumentale (si è trovato bene nei panni di Falstaff, come lui subì tante delusioni), orchestra il tutto mirabilmente, ma il suo decimo film ebbe vita difficile (più degli altri). I produttori stavano alla larga dal 'genio maledetto' ma lui riuscì a trovare una produzione svizzero-spagnola (tra cui Harry Saltzman, quello di molti 007) che gli lasciò la liberta che lui chiedeva, le riprese avvennero  in Spagna ma per finirlo dovettero fare i soliti salti mortali per colpa del budget ridotto. Purtroppo ebbe una limitatissima distribuzione in poche nazioni. Fu incompreso anche a Cannes nel 1966 dove ricevette un premio di consolazione. Charlton Heston, qualche anno dopo, cercò Welles per dirgli che lo avrebbe visto bene in un suo progetto nel ruolo di Falstaff... neanche lui sapeva che già lo aveva interpretato e diretto!

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