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Ghost in the Shell

Regia di Mamoru Oshii vedi scheda film

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La recensione su Ghost in the Shell

di Genga009
10 stelle

Capolavoro che ha fatto letteralmente scuola e che ha istruito tutti i registi che dal '95 in poi si sono voluti cimentare nel genere action-cyberpunk (in primis le sorelle Wachowski e il loro successo Matrix)

Il film più famoso di Mamoru Oshii è un capolavoro della fantascienza cinematografica moderna. Sia dal punto di vista concettuale, sia dal punto di vista tecnico, il lungometraggio del 1995, basato sul manga omonimo di Masamune Shirow, negli anni successivi la sua uscita ha influenzato in maniera radicale gran parte della cinematografia di genere sci-fi, promuovendo una versione del topic cyberpunk fortemente legata alla filosofia cartesiana. A sbalordire sono, innanzitutto, la regia di Oshii, uno dei più grandi se non il più grande regista d'animazione della storia del cinema, e la sua attenzione al dettaglio, entrambe fortemente influenzate dalla scuola di Andreij Tarkovskij: sequenze statiche, evocative e dall'impronta perennemente introspettiva a prescindere che in campo vi sia un personaggio o no. Infatti, proprio il focus di Oshii, posto sulle ambientazioni, fatiscenti quanto futuristiche, offre per più di una volta la sensazione di trovarsi nella stessa location di Stalker ma proiettata nel futuro. Avanguardia scientifica e degrado convivono in una Tokyo umida e grigia, meccanica e al tempo stesso dal respiro primordiale. La metropoli si dirama come un enorme formicaio nel quale i cittadini, alcuni umani o robot, altri cyborg, procedono inesorabili giorno dopo giorno compiendo i propri doveri senza avere il tempo di pensare, di porsi domande circa la propria esistenza. Solo la protagonista, il maggiore Motoko Kusanagi, capo della sezione "crimici informatici" della polizia di Tokyo, sembra "soffrire" di questo impiccio che è l'interrogativo filosofico per eccellenza. Per questo motivo, Ghost In the Shell regala uno dei protagonisti femminili più curati di sempre e riesce, dal meraviglioso incipit fino all'altrettanto sbalorditivo finale del film, a rendere Kusanagi un cyborg che, malgrado sia ovviamente limitato nell'esprimere emozioni, impressiona per intelligenza, carisma, bellezza e forza (non solo fisica).

 

scena

Ghost in the Shell (1995): scena


La trama è un giallo-spionaggio dal sapore tetro - ma non ancora noir come sarà il sequel del 2004 - nel quale un criminale misterioso, il "signore dei pupazzi", dà filo da torcere alla protagonista e ai suoi colleghi. Kusanagi sente di volerlo incontrare non solo per senso del dovere, bensì per via di una motivazione interiore che la spinge a dubitare di se stessa e della sua esistenza. Vede nell'entità criminale una possibile fonte di inarrivabile saggezza, un oracolo pronto a rispondere alle molte domande che la angosciano. Mamoru Oshii, tramite i personaggi e la sua impeccabile regia, declina il pensiero cyberpunk, per sua natura distopico e dal retrogusto amaro, in una messa in scena cupa e in una visione completamente cinica della vita terrena, facendo così superare alla sua opera il cliché alla Blade Runner del dubbio circa "le menti altrui" o, detto in gergo epistemologico, dello "scetticismo verso l'introspezione" (è un cyborg o no? / esiste o no?).

 

scena

Ghost in the Shell (1995): scena

 

Lo studio di animazione Production I.G crea innovazioni eccezionali, soprattutto per quanto riguarda il miglioramento della cgi e l'avanzamento della computer grafica implementata nella tecnica d'animazione tradizionale. Il gruppo Headgear, in cui spicca il giovane character designer e futuro regista Hiroyuki Okiura, adotta per la seconda volta, perfezionando gli assets sperimentati in Patlabor 2: Il Film (1993), modelli computerizzati e script digitali per realizzare l'effettistica speciale del lungometraggio, riuscendo a modellare diversi piani di immagine ibridi presenti per buona parte della pellicola in una maniera sorprendentemente efficace. Si tratta di un sistema enormemente innovativo, uno dei primi esempi del tutto riusciti di fusione tra animazione tradizionale e quella in cgi. Per capire bene l'impatto che Ghost In the Shell ha avuto nel mondo dell'animazione, consiglio comunque di vedere i contenuti speciali presenti nel blu-ray dell'edizione originale (1995), oppure del remake-reboot (2008).

 

scena

Ghost in the Shell (1995): scena

 

Con Ghost in the Shell, il discorso sulla scelta delle migliori sequenze è assai arduo. Stiamo parlando di uno dei film d'animazione meglio diretti della storia, nonché di una delle opere cinematografiche di fantascienza più riuscite di sempre. Nel capolavoro di Mamoru Oshii sono presenti sequenze di altissimo livello tecnico, grafico ma anche concettuale: "La creazione di Kusanagi", "Il dialogo sul motoscafo" (dove addirittura è presente un effetto Vertigo perfettamente calibrato), "Il viaggio di ritorno in battello" sono degli esempi chiarificatori. "Motoko vs Tank", tuttavia, è forse il segmento filmico più importante di tutta l'opera; rappresenta lo scontro diretto tra la protagonista ed un carro armato all'interno di una struttura - sembrerebbe una sorta di padiglione per le esposizioni oppure una chiesa sconsacrata lasciata a se stessa - dove vi è scarsa visibilità. Il carro armato sta difendendo un'automobile nella quale si trova ciò con cui il tenente Kusanagi vuole avere a tutti i costi un contatto. Tale scena d'azione, di tensione, con continue autocitazioni simboliche e filosofiche rivolte a L'uovo dell'angelo (1985, Mamoru Oshii), ha fatto letteralmente scuola, ha istruito tutti i registi che dal '95 in poi si sono voluti cimentare nel genere action-cyberpunk (in primis le sorelle Wachowski e il loro successo Matrix) e che si conclude con il climax dell'intero film: una successione perfetta di inquadrature, in cui il corpo della protagonista si disintegra dopo aver sostenuto una prova di forza fisica troppo pesante persino per i suoi muscoli completamente meccanizzati.

 

scena

Ghost in the Shell (1995): scena

 

La scena che, invece, più ha rappresentato negli anni quest'opera meravigliosa è "Making of a cyborg" o, più semplicemente, la sequenza che accompagna i titoli di testa. In assoluto il capolavoro di Mamoru Oshii e della Production I.G, nonostante al suo interno sia presente l'unico frame riutilizzato successivamente nel lungometraggio (l'iconica inquadratura dall'alto che riprende Kusanagi mentre si prepara a lanciarsi dal grattacielo). Sviluppato attraverso una regia magistrale, statica e funzionale, questa sequenza descrive come la protagonista sia stata effettivamente creata. A partire dall'assemblaggio delle componenti meccaniche dello scheletro, l'elaborazione del corpo continua svolgendosi in vasche di soluzioni chimiche acquose, nelle produzioni delle parti organiche ed in altri processi, tutti meticolosamente descritti da animazioni perfette a cui si alternano i titoli di testa con codici in sistema binario sullo sfondo (chicca: i codici rappresentano i nomi stessi dei titoli di testa). Tutta questa miriade di particolari è resa in un'atmosfera sospesa e ascetica grazie alla stupenda colonna sonora di Kenji Kawai, che incanta lo spettatore e lo introduce nell'universo oscuro ed astruso del film attraverso un'affascinante messa contemplativa.

 

Film inserito nei capolavori della storia del cinema animato.

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