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Nazarin

Regia di Luis Buñuel vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Nazarin

di port cros
8 stelle

 

scena

Nazarin (1958): scena

Nel Messico rurale di inizio 900, Nazarín è un prete dedito alla povertà che vive della carità altrui in un cadente complesso popolare abitato da una bislacca umanità. Tra questi la giovane Beatrice, disperata a causa dell'amore infelice per un uomo meschino, e la rissosa prostituta Andara. Quando quest'ultima uccide in un alterco la cugina ladra, non trova di meglio che rifugiarsi nel modesto alloggio del prete, che pure aveva pesantemente insultato la mattina stessa. Il caritatevole curato accetta di nasconderla, finché non è costretta a darsi alla fuga, pensando bene prima di partire di bruciare le sue cose nella stanza, appiccando così il fuoco all'intero edifico. Nazarín, sospeso dal sacerdozio per lo scandalo, inizia allora una peregrinazione per le campagne messicane, dove viene costantemente a contatto con l'umanità ma anche con la meschinità della gente. Rincontra Beatrice e Andara, che iniziano a vederlo come una sorta di santo dotato di poteri taumaturgici. Nonostante i suoi tentativi di dissuaderle, le due donne si mettono a seguirlo come adepte, venerandolo fanaticamente come un santone.

 

Francisco Rabal

Nazarin (1958): Francisco Rabal

 

Film ben poco surrealista, anzi sobriamente neorealista nella cruda rappresentazione di una società messicana misera e rurale, in cui ho visto piuttosto similitudini con lo stile e la poetica pasoliniana, fa parte di un percorso di ricerca e riflessione dell'ateo Buñuel sulla religione, di cui fa parte anche il successivo Viridiana.

Il protagonista interpretato Francisco Rabal è l'incarnazione di una religiosità autentica, direttamente ispirata al messaggio evangelico, disposta al sacrificio di sé e all'aiuto incondizionato al prossimo come valori-guida. Questa concezione è avversata e addirittura perseguitata dal potere ecclesiastico (viene rimproverato da un agiato prete “borghese” per il suo stile di vita frugale e pertanto indegno di un sacerdote; un alto prelato che si accompagna ad un arrogante militare definisce addirittura Nazarín “eretico” per aver affermato che un poveraccio ha la stessa dignità umana di un re). E' una figura che ricorda San Francesco o lo stesso Cristo per la noncuranza delle convenzioni sociali e delle apparenze (come accompagnarsi con due donne) che lo espone agli attacchi di un moralismo che guarda solo alla facciata di un'ipocrita presentabilità invece che alla sostanza delle condotte personali.

Nazarín è però distante anche dalla religiosità superstiziosa del popolo e cerca di allontanare le donne dalle ingenue credenze sul malocchio ed i miracoli per affidarsi più concretamente alla scienza medica. Questi “ultimi”, come le prostitute, assassini, nani, seppur peccatori sono comunque visti come depositari di un candore che li può avvicinare a Dio, come emerge dalle domande, ingenue confusionarie, ma profonde e pungenti, che la fuggiasca Andara pone a Nazarín (“Perché uno nasce? E come fanno i pulcini a diventare proprio uguali alla gallina? E perché tre corvi portano sfortuna e due fortuna? E mi dica, perché i topi così piccoli sono tanto vivaci e le mucche così grandi sono tanto stupide? E un'altra cosa … perché facendo l'elemosina ai preti le anime escono dal Purgatorio?”)

 

 

scena

Nazarin (1958): scena

 

Si badi che Buñuel non pone il suo protagonista su un altare, come le due isteriche adepte che lo seguono ovunque: quella del Nazarín è fin dal nome una figura di ispirazione cristologica, ma che tuttavia resta profondamente umana, con i suoi dubbi e debolezze di fronte alle delusioni di un'umanità sovente sorda al suo messaggio (come la donna moribonda di peste che rifiuta le sue consolazioni spirituali perché vuole accanto solo l'amato). La sua fede pare vacillare nella difficoltà a perdonare quando viene brutalmente aggredito dal compagno di cella ("Per la prima volta nella vita, trovo difficile perdonare. Ma ti perdono, perché è il mio dovere cristiano. Ma ti disprezzo anche e mi sento in colpa per non saper separare il disprezzo dal perdono” ). Nazarín si sforza con fatica di applicare l'insegnamento di Gesù, seppur sia assalito dal dubbio; l'altro criminale che lo soccorre lo porta a interrogarsi sul senso del suo sacrifico con un un lapidario commento (“tu dalla parte del bene, io dalla parte del male, ma nessuno di noi due serve a nulla”) che lascia Nazarín sconvolto.

 

Anche l'autore sembra condividere i dubbi del suo protagonista. Rispetto al successivo Viridiana, dove domina il pessimismo verso la carità cristiana che si rivela del tutto inutile ed anzi dannosa, qui Buñuel non fornisce una risposta definitiva alla questione se valga la pena di praticare l'amore e la carità in un mondo egoista e meschino. La risposta è lasciata alla libera interpretazione, con un finale aperto in cui, dopo un istintivo sfiduciato rifiuto, benedice la donna che gli offre un ananas: al contrario di Viridiana che si arrende sconfitta al mondo dell'edonismo materialista, Nazarín pare perseverare nonostante tutto nella fiducia che esista in fondo all'animo umano un nucleo di bontà per la cui salvezza vale la pena soffrire e patire.

 

Risultato immagini per nazarin film

 

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