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Vivere

Regia di Akira Kurosawa vedi scheda film

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Stefano L

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La recensione su Vivere

di Stefano L
10 stelle

 

Questo lungometraggio ha qualcosa di atipico per il paese in cui è stato prodotto. Di solito, almeno negli anni cinquanta, le tematiche di una pellicola del Sol Levante riguardavano quasi sempre le gesta dei mitici samurai del tardo medioevo, eppure in "Ikiru" c'è un'atmosfera singolare. È quell'aria che si respira nell'introspezione più acuta di un Fellini nel periodo d'oro della carriera, o in un toccante testamento della corrente neorealista di De Sica. Insomma, "Ikiru" è probabilmente uno dei film più occidentali mai stati prodotti in Giappone... e questo lo si nota dall'inusuale, maculata rappresentazione della città di Tokyo. Night club, sale giochi ed impiegati annoiati con poca voglia di lavorare ne fanno da sfondo. Watanabe, però, è un impiegato diligente, a cui è stato diagnosticato un tumore, il quale lo farà vivere solo per qualche mese. La quotidianità sembra non dargli più stimoli. Il protagonista non ha a disposizione una grande rete di relazioni interpersonali ed il figlio è sempre stato distaccato. A questo punto decide di divertirsi improvvisando nuove esperienze, frequentando la giovanissima collega, che invece ha ancora tutta l'esistenza davanti. Quando i rapporti si freddano pure con lei, compirà l'ultimo grande gesto: portare avanti il progetto di bonifica di una zona infetta della città. Lui non ha niente da perdere quindi le difficoltà politiche, le minacce e i problemi di salute non lo fermeranno; "Ikiru" è una delle opere più pessimiste di Kurosawa. "Anche i grandi uomini prima o poi verranno dimenticati e tutto ricomincierà da capo, come se non fosse successo mai niente". Questo evidentemente è il messaggio trasmesso dall'autore. L'"eroe" in questo caso non è un impavido guerriero armato di katana, ma un semplice e timido dipendente comunale. Le azioni più valorose vengono dunque svolte dalla gente comune; sono individui di cui mai ci si aspetterebbero tali prese di posizione, eppure sono in grado di cambiare le cose. Watanabe, infatti, innanzi la dipartita, è riuscito a realizzare una richiesta apparentemente impossibile per un gruppo di poveri emarginati, e per farlo ha dato tutto se stesso; è stato allora che ha capito in quale maniera la sua presenza sulla Terra poteva comunque avere un peso nella società in cui si ritrovava. Struggente e senza speranza, questo dramma di Kurosawa aiuta a riflettere sul senso della vita e della morte. Ovviamente le interpretazioni su di esse dinanzi ad "Ikiru", muteranno in base al modo di comprendere e valorizzare entrambe.

 

 

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