Espandi menu
cerca
Ferro 3. La casa vuota

Regia di Kim Ki-duk vedi scheda film

Recensioni

L'autore

pippus

pippus

Iscritto dal 25 novembre 2013 Vai al suo profilo
  • Seguaci 122
  • Post 3
  • Recensioni 83
  • Playlist 2
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi
Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Ferro 3. La casa vuota

di pippus
10 stelle

Cristalli di metafisica frammisti a paillettes di fisica.

 

 

“ O voi, che il libro a legger v’apprestate,

liberatevi d’ogni passione in maniera che,

leggendo, non vi scandalizziate.

Un solo consiglio è opportuno, ovvero che

temporaneamente dal raziocinio vi accomiatate “.

 

( adattamento dall’introduzione del “Gargantua e Pantagruele” di F.Rabelais).

 

- La lettura di questa mia è preferibilmente rivolta a chi abbia già avuto modo di conoscere l’opera in oggetto, negli altri ho la speranza possa stimolarne la curiosità.

 

Jae Hee

Ferro 3. La casa vuota (2004): Jae Hee

Nota introduttiva.

-Capita a volte di assistere a proiezioni con i soli dialoghi in assenza di colonna sonora, qui, caso forse unico, assistiamo all'opposto: dialoghi quasi assenti ( e quei pochi non positivi, quasi fastidiosi) e colonna sonora portante a supplire per entrambi: chitarra arpeggiata, pianoforte e violini nei quali talora viene instillata una “celestial voice” da estasi.

I brani solo solo due ma assolutamente inscindibili dalle scene a cui sono rivolti, a volte sullo stesso dolce registro, altre sul registro opposto come nel corso della “punizione” inflitta al violento marito di Sun-hwa.

Raramente si era assistito ad audio/video sequenze così inscindibili nel formare un unico assolo come in questa stupenda opera di Kim Ki-duc che necessiterebbe di un termine diverso da “film” per poter più correttamente delinearne l'essenza.

 

- Non mi dilungherei sulla trama in quanto quest’ultima semplicemente non esiste. Le sequenze proposte non sono altro che un pretesto per integrarci in una dimensione alternativa alla forma mentis dello spettatore tipo. A priori la lettura di quella che normalmente definiamo “trama” , nel caso specifico non sarebbe di alcuna utilità in quanto totalmente slegata dalle intenzioni ultime dell’autore.

Kim Ki-duc stesso definisce Ferro 3 un film sul significato della solitudine ( non necessariamente in senso lato) della persona nell’attuale società pregna di globalizzazioni di ogni tipo ma inquietamente castrante. Le vie d’uscita a volte sono autentiche altre volte no ed a queste ultime è rivolto il pensiero del regista/poeta. Tutta l’opera è una poesia/metafora sul bene e sul male dell’esserci e la pallina da golf ( con a volte la relativa mazza”3”) ne diviene il fulcro positivo o negativo a seconda delle circostanze.

 

- Difficile elaborare un progetto in grado di amalgamare il reale col metafisico com’è riuscito ad ottenere il regista coreano; dalla sua uscita, premiata a Venezia 2004 con il Leone d’Argento, sono state redatte pagine e pagine di opinioni ed interpretazioni anche molto eterogenee nei contenuti ma tutte con una loro dignità. Lo stesso autore interpellato è stato piuttosto laconico e criptico ( come peraltro il film) limitandosi al concetto “ siamo tutti case vuote e aspettiamo che qualcuno apra la porta e ci liberi”.

La domanda prioritaria riguarda Tae-suk: CHI E’ COSTUI ?

In parte per il fascino della pellicola ed in parte per tentare forse caparbiamente di rispondere alla domanda, mi sono sorbito piacevolmente un discreto numero di visioni individuando particolari che mi erano inizialmente sfuggiti, comunque non sufficienti per pervenire ad una verità univoca dovendomi più saggiamente accontentare di interpretazioni ad ampio spettro.

 

-La prima parte del film ( quella “quasi” razionale) è parzialmente fuorviante in quanto potrebbe indurci a pensare Tae-suk come individuo reale ma…così non può essere! I primi tenui segnali di questa ipotesi K.K.d. ce li fornisce attraverso l’inusuale atteggiamento in occasione del ritrovamento dell’indigente anziano morto in casa; ma è in carcere che si palesa qualcosa di maggiormente esplicativo, ovvero le espressioni sorridenti ed apparentemente fuori luogo di Tae-suk sotto le botte dell’ispettore prima e del secondino poi, quasi a voler dire :“ fate, fate pure, non sapete di non sapere” !

La certezza di essere al cospetto di un’entità alternativa verrà in seguito quando, dopo aver propinato una lezione all’esterrefatto secondino ritrovatosi scaraventato fuori dalla cella da quello che lui stesso definisce “un maledetto fantasma”, in forma diafana e immateriale rivisiterà le stesse case in cui era stato con Sun-hwa.

Consolidata questa verità dobbiamo dedurre che nelle intenzioni di K.K.d. Tae-suk non fosse reale nemmeno nella prima parte quando in carne ed ossa si relazionava normalmente ( non sempre felicemente peraltro) con terze persone.

-Le ipotesi possono spaziare dal prodotto della fantasia di Sun-hwa il cui inconscio frustrato dall’infelice situazione matrimoniale potrebbe aver escogitato una soluzione autentica non patologica nella persona di Tae-suk ( la cui figura non per nulla manifesterà caratteristiche in perfetta antitesi con quelle del violento ed ambizioso marito), ad altre qui di seguito esposte e non meno avvincenti.

- Azzardando sulla spinta del simbolismo religioso in parte velatamente ma volutamente presente nel film -- alludo al crocifisso ripreso sullo specchio del primo appartamento visitato e, sul finire come a riequilibrare la condicio, sul palmo della mano di Tae-suk l’occhio che per il Buddismo tutto vede, custode dell’umanità e risveglio interiore della parte spirituale – potremmo ( tenetevi forte e chiudete gli occhi ) scorgere un novello messia inviato per interagire con le situazioni più eterogenee, compreso l’incidente di cui è stato involontaria causa, ma con il sotteso compito di addossarsi la situazione Sun-hwa ( da qui i 111 kg indicati dalla bilancia prima della riparazione, somma dei 65 kg di lui più i 46 kg di lei indicati dopo la riparazione) trasfigurandosi in quell’entità ectoplasmatica nei vari contesti dove di lui si palesano gli effetti della presenza ma non la sua immagine riservata ai soli occhi della rinata Sun-hwa. E’ lecito pensare a qualcosa di predetto a monte? E da chi? Una risposta certa non c’è ma gli ultimi fotogrammi prevedono un impatto emotivo non indifferente oltre che esplicativo attraverso l’ago della bilancia ad indicare la massa dei due pari a zero !

D’altra parte i “segnali” voluti da K.K.d. ad avvalorare questa o altre ipotesi, se non ultraterrene, almeno “poco” terrene, non sono pochi: dagli occhi del ritratto del pugile alla cornice vuota in casa del fotografo, dai cuscini del divano dell’unica casa pregna di positività ( motivo della visita solitaria di Sun-hwa che su quel divano rivive le precedenti emozioni ) alle eteree - seppur poco limpide nei confronti del marito - ultime sequenze dove la fluttuazione tra ciò che è reale e ciò che non lo è viene esplicitato dalla mdp che, riprendendo l’indietreggiare della ragazza, si sofferma sulla parete dove prestando attenzione si evidenzia la sola ombra di quest’ultima senza traccia apparente di Tae-suk che contro quella parete gli occhi di lei vedono accostato. Pertinente preludio alla frase che di li a poco apparirà in sovrimpressione !

 

Lee Seung-yeon

Ferro 3. La casa vuota (2004): Lee Seung-yeon

                                                                                             La questione ultima!

 

-Questa da sola include non solo l’intento di Kim Ki duk di esporre il “Mistero” per antonomasia, quello solitamente snobbato dal nostro quotidiano “sopravvivere”, ma è altresì di stimolo alla meditazione, alla discussione ed al confronto su un argomento intrinsecamente affascinante e nel contempo inquietante, comunque tutt’altro che banale.

L’opera di K.K.d. ci fa riflettere e esamina l’intimo del nostro animo ma per noi è un esame sfuggente, non facile da valutare e valorizzare per quello che effettivamente pare siano le intenzioni del regista coreano. Tutto viene riassunto in quelle parole scritte in chiusura la cui comprensione e discussione assurgono a prioritarie e per quest’ultimo aspetto ricorrerò al mio campo di interesse con nozioni forse non convenzionali ma che, se lette con la giusta lente di conversione, potrebbero avere una loro efficacia atta a ben inquadrare il “peso” della frase in questione.

 

                                                                                               Le paillettes di fisica.

 

“Difficile dire se il mondo in cui viviamo sia una realtà o un sogno”.

Questa è la frase!

Potrebbe sembrare retorica ed in effetti al momento una risposta razionale non esiste ma possiamo certamente affermare che implica la stessa valenza ( e lo stesso fascino) di altre domande per le quali similmente non possediamo risposte razionali ma ne osserviamo gli effetti con tanto di prove teoriche e sperimentali. Si pensi alle equazioni einsteniane ( fidatevi sulla parola:-) dove il tempo tende a zero man mano che ci si avvicina a velocità relativistiche, è forse facile per la nostra mente pensare ad un tempo “fermo” che non scorre ? E’ una realtà o un sogno? Si pensi che per la stessa legge un “secondo” del nostro sistema di riferimento potrebbe corrispondere ad un’era in un altro sistema di riferimento, anche questa è una realtà o un sogno ? Ancor più semplice ed intuitivo quest’altro esempio: guardando al telescopio ( capisco che non a tutti capiti spesso) una stella posta a qualche migliaio di anni luce potrebbe essere esplosa da secoli e non esistere più nel momento in cui noi continuiamo a vederla, quindi noi cosa vediamo? Un’immagine reale o un sogno?

Ve ne propongo una capovolta ed inconsueta ma altrettanto possibile: immaginate una civiltà tecnologicamente avanzata abitante un esopianeta in orbita attorno ad una stella posta a 155 anni luce da noi ( quindi relativamente vicina, ricordo che la nostra galassia possiede un diametro di circa 100.000 anni luce), ok, supponiamo che la loro tecnologia permetta la realizzazione di un telescopio ad altissima risoluzione in grado di distinguere i particolari del  nostro sistema solare e che questo telescopio punti casualmente il centro Italia dalle parti di...Teano ! Si, avete azzardato bene, i nostri "vicini" alieni vedrebbero ADESSO la stretta di mano tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele ! Un sogno o realta? Meditate e decidete voi.

Sono consapevole che tali considerazioni non siano propriamente in tema con il film, la Relatività non era sicuramente tra i pensieri del regista ma le meditazioni che da esse possono originare sono identiche. Quanto ho riportato non è frutto di fantasia ma inscindibile da quell’ Universo (di cui noi siamo parte) intriso di misteri all’interno dei quali rientra a pieno titolo il quesito di K.K.d.

 

Ognuno di noi rappresenta a volte il pennino, altre volte l’inchiostro e così restiamo in attesa che “qualcuno”, pilotando dall’alto l’incontro tra i due elementi, permetta e pianifichi la scrittura del nostro destino! ( So cosa state pensando ma questa l’ho coniata sul momento :-).

 

 

-Permettemi di sostituire le mie considerazioni finali con una…

 

citazione del grande Albert ( assolutamente pertinente con l’opera di Kim Ki duc, è sufficiente sostituire la parola “volumetto” con “film”) in occasione della pubblicazione della Relatività Generale:

 

“ Non ritengo di aver defraudato il lettore di quelle difficoltà che sono insite nell’argomento, ho invece di proposito trattato le basi della teoria per evitare che al lettore poco pratico accada come al viandante che passando tra gli alberi non riesce a vedere la foresta. Possa questo volumetto procurare a qualche persona alcune ore felici di stimolante meditazione”

A. Einstein, dicembre 1916.

 

Einstein era ebreo (non praticante) quindi chiudo in ebraico con : amen.

 

 

Jae Hee, Lee Seung-yeon Kwon Hyeok-ho

Ferro 3. La casa vuota (2004): Jae Hee, Lee Seung-yeon Kwon Hyeok-ho

 

 

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati