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La mala ordina

Regia di Fernando di Leo vedi scheda film

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La recensione su La mala ordina

di undying
9 stelle

Dopo Milano calibro 9 Di Leo realizza il secondo capitolo di una felice trilogia (seguirà Il boss), puntando stavolta sulla strepitosa maschera (in via di metamorfosi) di Adorf. Risalta qui un ritmo frenetico, destinato ad un eccezionale finale, da "Western" metropolitano.

 

Il modesto macrò Luca Canali (Mario Adorf) viene utilizzato come capro espiatorio dal padrino Don Vito Tressoldi (Adolfo Celi): a lui è attribuita la mancata consegna di un carico di droga pari a 3 miliardi delle vecchie lire. L'americano Corso (Cyril Cusack), che ha subìto il contraccolpo economico, invia due killers con lo scopo di dare una vistosa lezione al protettore, in colpa di tradimento.

 

 

Secondo tassello (dopo Milano calibro 9 e prima de Il boss) di una trilogia ispirata (solo concettualmente) a Scerbabenco ma in realtà frutto della notevole inventiva di Di Leo che oltre a dirigere il film in maniera magistrale, aggiunge ulteriore valore grazie ad una sceneggiatura scritta in stato di grazia. 

 

 

Efficaci elementi di una alchimia ottimale e pressochè combinata alla perfezione in tutte le sue componenti  (raramente si verifica in campo cinematografico) sono pure gli attori strepitosi: anche le spalle o ruoli secondari (stringata ma memorabile la performance di Orsini) qui sono in grado di supportare l'eccezionale interpretazione (sanguigna e corposa) di Adorf, dando luogo ad un opera corale che partita sottotono va via via in crescendo fino a raggiungere l'apice nell'esplosivo secondo tempo, che ruota attorno a un Luca Canali "altro", ossia ben diverso da quello che era all'inizio.

Come infatti osserva, ad un certo punto, Don Vito Tressoldi: "Secondo me abbiamo sottovalutato questo Luca Canali".

E mai riflessione si dimostrerà più pertinente: Don Vito prevede (pur troppo tardi) che l'innocuo felino assumerà le sembianze di una fiera ferocissima  ...

 

 

La mala ordina, in ultima sintesi, è un noir eccezionale, ispirato alla larga da Scerbanenco, ma frutto d'una sceneggiatura puramente ascrivibile al grande Di Leo (Ingo Hermes è imposto dalla co-produzione tedesca). Adorf domina e buca lo schermo in sequenze di adrenalinica azione realizzate -grazie all'apporto di ottimi stuntmen- con particolare cura ed estrema verosimiglianza.

 

 

Curiosità  

Film di culto per il grande Tarantino infatti qualcuno ha visto, correttamente, in Pulp fiction, una rilettura della coppia di killers qui presenti: John Travolta=Henry Silva e Samuel L. Jackson=Woody Strode

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