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Il castello errante di Howl

Regia di Hayao Miyazaki vedi scheda film

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La recensione su Il castello errante di Howl

di Antisistema
7 stelle

Dopo lo strepitoso successo sia di pubblico, che di critica, della "Città Incantata" condito addirittura con un'oscar come miglior film d'aniamzione (sinora l'unico orientale ad averlo vinto), Hayao Miyazaki pensa bene di ritirarsi e lasciare il posto ai più giovani talenti dello studio. Le cose però non vanno come sperato, visto che l'allora giovane e sconosciuto, ma pieno di talento che corrisponde al nome di Mamoru Hosoda, con il film "Il Castello Errante di Howl" aveva proposto molte soluzioni sperimentali per la sua realizzazione, tanto che gli anziani membri dello studio decisero di cacciarlo via (scelta sbagliata visto che Hosoda si rifarà anni dopo) e Miyazaki fu suo malgrado costretto a dirigerlo lui. Il film è stato portato qui in Italia dalla Lucky Red, che ha pubblicato sia un' edizione in DVD che in Blu-Ray.

 


Il soggetto del film si basa sull'omonimo romanzo scritto da Diana Jones anche se presenta molte differenze. Sophie Hatter è una giovane cappellaia che passa in monotonia le sue giornate, senza uscire quasi mai di casa. Nel paese in cui risiede, si aggirano due maghi, uno di questi è Howl, che si dice che rapisca i cuori di belle ragazze (Sophie non si ritiene tale) e l'altra è "Strega delle lande desolate", che una sera andando nel negozio di Sophie, la maledice trasformandola in una vecchia di quasi 90 anni. Sophie allora decide di andare dalla minore delle sue sorelle, ma sorpresa dalla notte trova rifugio nel castello errante di Howl!. Spacciatasi per signora delle pulizie, Sophie attenderà pazientemente di trovare un rimedio che sciolga la sua maledizione. 

 


Il film, lungo ben 2 ore, parte bene con una prima parte molto buona, dove Sophie grazie al fatto di essere diventata vecchia, comincia finalmente a vivere assaporando le piccole cose del quotidiano come fare le pulizie, il bucato o il semplice stare seduta in riva al lago e godersi in tutta tranquillità lo spettacolo della natura, cosa che non le riusciva quando era giovane ed era costretta tutto il tempo a stare chiusa in bottega. Sophie in realtà era già "vecchia dentro" e la maledizione della strega non ha fatto altro che portare fuori una situazione già esistente, ma ciò è l'occasione di assaporare lentamente tutte le cosa che ci circondano gustandole con delicatezza e gioia.
Dopo una prima parte dai ritmi delicati e pacati, la parola chiave della seconda parte di film è; confusione. Miyazaki poco a poco perde sempre di più il controllo del film, cominciando ad andare nelle battute finali molto di fretta. Ci ritroveremo situazioni presentate di corsa, con poche spiegazioni e senza alcuna introduzione come ad esempio; Sophie che diviene vecchia a giovane almeno 6-7 volte, una guerra (non presente nel romanzo) che stona e risulta poco utile ai fini narrativi sino a divenire un peso per l'autore, che a causa di essa non riesce a conferire la giusta attenzione a personaggi (come la Strega, che diviene una macchietta comica), sino a sfociare negli ultimi 10 minuti di film in un frettoloso quanto insensato happy ending per tutti i personaggi, che finisce con il rinnegare tutta la drammaticità che permeava la pellicola poco prima.
Per quanto riguarda i personaggi, i due più riusciti sono Sophie Hatter e Howl, che presentano entrambi nel corso del film una discreta profondità psicologica con qualche spruzzatina di originalità nella costruzione delle loro figure. Sophie mano a mano uscirà dalla vita monotona che la stava uccidendo interiormente e prenderà il mano le redini della sua vita ribadendo il suo libero arbitrio, mentre Howl ragazzo biondo di bell'aspetto ma vigliacco, per la prima volta si troverà a lottare per ciò che ama senza indietreggiare o fuggire dai problemi.
Purtroppo gli altri personaggi della storia sono delle macchiette penalizzate da una sceneggiatura ignobile, infatti la strega sarà liquidata in modo osceno e usata come elemento comico, Marco non si smuove dal suo ruolo di assistente, mentre Calcifer e Sullivan sono appena abbozzati nonostante le loro potenzialità.


Nonostante una sceneggiatura quasi da buttare, dal lato tecnico c'è ben poco da dire, visto che "Il Castello Errante di Howl" rappresenta oggettivamente l'apice della visionarietà di Miyazaki. I colori esplodono in una miriade di tonalità tutte diverse da loro creando uno spettacolo visivo senza eguali dove l'autore coadiuvato da un Hisaishi insolitamente sottotono alle musiche, ma comunque discreto riesce a creare favolosi quanto rilassanti paesaggi pieni di verde dove la natura tanto cara all'autore esplodere letteralmente in tutto il suo splendore. Il castello di Howl realizzato con un eccellente computer grafica, ha una facciata esterna che è un inno all'anarchia con disposizioni casuali di balconi, finestre e comignoli, risultando una grandiosa gioia visiva. Molto curati anche gli interni in netto contrasto con gli esterni, dei quali spicca la stanza di Howl piena zeppa di oggetti ed in stile barocco.
Per quanto riguarda la regia il film pur essendo girato bene, non ha lampi o particolari guizzi di autorialità o sperimentalismi interessanti, presentando non pochi raccordi sbagliati nella seconda parte. Però quando tutto sembra perduto, Miyazaki da bravo regista qual è riesce e tirare su il film realizzando una delle migliori sequenze mai viste in un film d'animazione; cioè quando Sophie va nel passato di Howl e in quel frangente la regia, colonna sonora e le animazioni si muovo all'unisono creando una scena dal forte impatto visionario.

 


Concludendo la recensione, "Il Castello Errante di Howl" viene da paragonarlo a "Steamboy" di Kazuhiro Otomo, uscito nello stesso anno, ma a differenza di quest'ultimo Miyazaki dimostra ancora di possedere un 2-3 colpi che rendono il suo film diverso dai tanti oltre che a saperlo gestire molto meglio del suo collega. Certo, chi ha visto i precedenti film del maestro non può che notare passi indietro, visto che il regista non riesce ad evolvere la sua poetica, entrata oramai in una fase di stagnazione. Il film è stato giustamente accolto freddamente in Giappone quanto esaltato da un ignorante critica occidentale, che si è dimostrata cieca innanzi alle enormi voragini del film e molti sostenitori di Miyazaki sono fuoriusciti dal nulla, proclamandolo (mostrando una scarsa conoscenza del cinema) come miglior regista d'animazione di sempre.
In sostanza questo film è consigliato a chi vuole vedere uno spettacolo grafico visto che rappresenta uno dei punti più alti mai raggiunti dall'animazione tradizionale. Mentre i fan di Miyazaki lo adoreranno a prescindere, agli altri sinceramente non saprei che consigliare in proposito.

 

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