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Femmine in gabbia

Regia di Jonathan Demme vedi scheda film

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La recensione su Femmine in gabbia

di maso
8 stelle

Esordio gustosissimo per Johnatan Demme, sotto sforzo nella palestra a basso costo di Roger Corman maestro delle ottimizzazioni dei pochi spiccioli a disposizione ma sempre capace di produrre film interessanti o quanto meno divertenti nell'arco di poche settimane che furono due per l'esattezza nel caso specifico di "Caged Heat".
Il buon giorno si vede dal mattino è un proverbio che probabilmente campeggiava sulle locandine di questo film, poichè se da un lato è facilmente intuibile che i piccioli a dispsizione di Demme erano pochi dall'altro lato non si può negare che la sua regia sostiene l'impresa mettendo in mostra un indubbio talento, l'uomore spazia dal porno comic, alla denuncia sociale, dal fantasy al soft core, dal road movie all'horror senza soluzione di continuità ma le disavventure di queste bonazze di tutte le razze nel carcere californiano diretto da una inquietante direttrice paralitica interpretata dalla veterana Barbara Steele sono descritte con sapienza e intensità accattivanti e anche se non si prende troppo sul serio il film è capace di divertire ed eccitare i sui spettatori bombardati da culi e tette di ottima fattura scorrazzanti allegramente davanti all'occhio attento dell'operatore, le attrici sono quindi più carine che brave ma il manico le dirige bene e i caratteri emergono con chiarezza tanto da poter organizzare un concorso per eleggere miss femmina in gabbia: forte e reattiva la mulatta Maggie, generosa e altruista la stralunata Belle, coraggiosa la bella brunetta Jaqueline Wilson, affascinante e matriarcale la nera Pandora, scaltra la biondissima Lavelle, incontenibile e imprevedibile la sensuale Crazy alla quale va il mio voto di preferenza ma Lavelle e Wilson arrivano sul podio a cortissimo raggio.
La versione originale non è facilissima da seguire senza sottotitoli a causa delle numerose espressioni slang ma viste le innegabili influenze dalla fiction di Russ Meyer c'è più piacere per l'occhio che per l'orecchio.

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