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I favolosi Baker

Regia di Steven Kloves vedi scheda film

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La recensione su I favolosi Baker

di bufera
8 stelle

Steve Kloves, regista non molto prolifico e noto come tale ma più come sceneggiatore (vedi tutta la saga di Harry Potter) ha scritto e diretto nel 1989  I FAVOLOSI BAKER, producendo un’opera convincente più che gradevole, ben strutturata e approfondita nelle sue varie parti. L’atmosfera è quella della provincia americana di quel periodo, con focalizzazione sui musicisti di second’ordine, che, pur dotati di un certo talento, sbarcano il lunario con repertori spesso fossilizzati e  sballottati qua e là in una routine talora deprimente. Questa è la scelta dei fratelli Jack e Frank Baker, interpretati rispettivamente da Jeff e Beau Bridges, fratelli anche nella vita,  con un talento che chiamerei affettuoso, in quanto conferiscono con grande naturalezza l’uno( Jeff) l’aria disincantata e apparentemente dura dello sregolato Jack e l’altro ( Beau) la commovente, ma anche un po’ fastidiosa, veste del responsabile Frank,organizzatore dei loro programmi, trasferte,contratti, sposato con due figli. Su questo sfondo di sale di locali di second’ordine, rimbrotti dei proprietari per mancanza di rinnovo delle loro performances, nottate buttate a bere e fare sesso con chi capita dell’impenetrabile Jack, arriva la grande luce di  Michelle Pfeiffer ( Susie), che con la sua bellezza, fotogenia, capacità di immedesimarsi nei ruoli si fa amare come poche attrici. Reclutata in extremis, in un tentativo, che stava fallendo, di ravvivare il duo pianistico con una cantante, lei, che vera cantante non è, ed ha un passato di accompagnatrice, viene accolta dai due con alcune condizioni e assoggettamenti al loro repertorio. Il risultato è subito positivo e si concretizza in un maggiore afflusso di pubblico, per la verve , la voce e  il modo di cantare del tutto personale di Susie ( Pfeiffer non doppiata) che ben si innestano nel duo dei pianisti. La ferrea routine e la scarsa selezione degli impegni, però restano e Susie tenta di ribellarsi, trasgredisce, al contrario di Jack che assorbe tutto come se la sua vita non lo riguardasse.Lo studio della psicologia dei tre e la loro traduzione scenica e verbale sono resi con una rara profondità e sensibilità del regista, coadiuvato da interpreti notevoli. La musica jazz, bellissima e dominante è coordinata da Dave Grusin, che doppia anche i due pianisti, la bella fotografia di Michael Ballhaus esalta sia il nottuno che gli interni che le poche sequenze esterne e diurne. Ciò che non cede mai è la tensione drammatica del racconto, che pur se a tratti è brillante e comico, ha un fondo che esplode in due scene memorabili, la lite tra i due fratelli che si rinfacciano meriti e demeriti fino alle botte, e qui Frank fa pena quando supplica il fratello di non rompergli una mano e l’analisi urlata che Susie, ormai innamorata di Jack, fa del suo essere e non essere a quest’ultimo, dopo essere uscita dal  trio per prima, seguita da Jack che lascia Frank . In genere si dice che l’arrivo della donna rompe il sodalizio tra i due fratelli e ne rovina anche il lavoro, mentre a me è sembrato che la donna faccia da catalizzatore di una reazione che esplode in tutti per riconoscersi e poi ritrovarsi nei  rispettivi rapporti e forse nel lavoro. Film adorabile, ma anche degno di considerazione autoriale  per tutti gli aspetti, da rivedere e riconsiderare .

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