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Blissfully Yours

Regia di Apichatpong Weerasethakul vedi scheda film

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La recensione su Blissfully Yours

di OGM
8 stelle

Per Weerasethaul, l’elegia è un sentimento che si perde nella vastità del cosmo, dove tutto appare confuso ed indecifrabile, e di fronte a cui l’uomo è come il viandante che si smarrisce nella giungla. Abbandonarsi al dolore è come rinunciare a lottare, accettando l’ineluttabilità di una logica superiore che ci vuole piccoli e soli, perché incasellati separatamente nel complesso impianto del creato. Amarsi è come toccarsi per un attimo, condividendo un brevissimo tratto di cammino, che ci conduce dove non immaginiamo: lontano da coloro che desideriamo, e vicino a coloro che odiamo oppure ci sono indifferenti. Non siamo noi a determinare i percorsi, che sono fatti per essere esplorati, ma non necessariamente capiti. Gli amanti, in questo film, si incontrano per poi vedersi distanti, in senso reale o metaforico, mentre è la natura che stabilisce chi e come debba soffrire, chi trovare ristoro, chi restare nel tormento. Misteriosa è la malattia della pelle che affligge il giovane protagonista, così come lo è la fine che tocca in sorte all’uomo che rincorre il ladro del suo motorino. La cura e l’amore non bastano a preservarci dalle sventure: miscele di creme, frutti ed ortaggi non bastano a guarire un eritema congenito, così come è vano ogni affanno che punti verso la conquista della felicità. Vivere significa immergersi nell’oceano dell’indeterminatezza, dell’acqua che scorre, che ci abbraccia senza dirci il perché. Il titolo Blissfully Yours  è un ironico riferimento all’impossibilità di appartenere a qualcuno, perché siamo tutti sudditi dello stesso immenso mistero che avvolge ciascuno in maniera diversa. Il destino individuale è una solitudine senza ragione né speranza, che termina nel silenzio e nell’oblio: la continuità dell’esistenza è solo riferita al complesso del creato, come nel ciclo delle reincarnazioni della fede buddhista. Non c’è fine più drastica di quella che impone di ricominciare daccapo, di ritornare parte del tutto in una nuova veste: ecco perché il racconto del film si interrompe in un momento di sosta, dopo il quale nulla sarà più come prima. Gli sviluppi futuri non sono noti, però è certa  l’impossibilità di andare avanti lungo la stessa strada.  La crescita procede a suon di incoerenze, che spezzano il discorso, impedendogli di chiudersi su un senso compiuto, che sarebbe come seguire il tracciato di una mortale involuzione. Un finale veramente aperto non lascia margine alle congetture: perché l’apertura, per essere perfetta,  può solo rivolgersi verso l’ignoto.

 

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