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Old Boy

Regia di Chan-wook Park vedi scheda film

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La recensione su Old Boy

di Stefano L
8 stelle

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Secondo della trilogia della vendetta di Chan Wook Park, "Oldboy" batte sotto tutti i punti il suo predecessore per suggestione visionaria ed un simbolismo machiavellico miratamente azzimato. Nonostante prevalga il gusto Kitsch nell'elegante rappresentazione pulp, la tessitura del soggetto si orchestra in modo insigne tra il surrealismo barocco e la violenza più efferata, senza far zoppicare il filo conduttore della narrazione; la cinepresa è sempre fluida e rigorosa nella messa in scena, mentre assistiamo alla catarsi raggelante di Oh Dae-Su (Min-sik Choi), che dopo essere stato imprigionato per quindici anni in una cella spiata da un controverso voyerista, è deciso più che mai ad eliminare il suo aguzzino infliggendogli le più orrende sofferenze. Dalla tragedia greca ("Il complesso di Edipo") alla filosofia freudiana, Park dilata spazio e tempo in una spira di rivelazioni e flashback perfettamente connessi all'evoluzione (e la decadenza) delle due figure chiave della pellicola, grazie anche ad uno scavo psicologico tormentoso ed una dimensione completamente labile tra la realtà e l'immaginazione (il ricordo), le quali si avvicendano reiteratamente con un avvenente montaggio giocato su dissolvenze oniriche e delicate alterazioni di tonalità del quadro filmico addotto: seguendo delle formule molto simili all'orientamento di matrice tarantiniana, il regista coreano riesce comunque a crearsi una sua portata, una propria profondità spirituale, la quale, però, non si fa sobillare da uno stampo prettamente hollywoodiano, evitando tutte le mediocrità e quei codici inflazionati che caratterizzano i prodotti d'oltreoceano. Ingiustamente non menzionata dalla critica la splendida fotografia di Jung Jung-hoon, assai conveniente nel compitare con cromatismi brillanti le varie fasi di connessione della vicenda, in cui si alternano i desideri e le reminiscenze dell'inconscio con la più cruda e squallida vita reale di Dae-Su. Un vero classico, strettamente consigliato a chi voglia riscoprire il cinema d'autore orientale. Previsto un remake diretto da Spike Lee. Sarà all'altezza?

 

 

 

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