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Fahrenheit 9/11

Regia di Michael Moore vedi scheda film

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La recensione su Fahrenheit 9/11

di cantautoredelnulla
8 stelle

Un film dalla cui visione nessuno dovrebbe esimersi, per cercare di sapere, di capire, anche di opporsi su basi che siano ragionevolmente attendibili. Ho visto questo film alla luce della sua faziosità, sapendo che era un manifesto anti-Bush. L'ho voluto seguire con sguardo critico proprio perché sapevo che sarebbe stato facile cadere nella trappola di un'onda emotiva che qualsiasi opera politica può avere, soprattutto quando manca una controparte che possa difendersi. Con questo non voglio muovere alcuna accusa, poiché non credo nella parcondicio, ma credo nell'intelligenza critica umana che può guardare o leggere tranquillamente notizie schierate pur cercando di comprendere dove stia la verità. Intendo dire, se leggo L'unità so già da che parte si schiera e così se leggessi La padania; la cosa fondamentale non è cercare la notizia obiettiva, ma l'attendibilità di una notizia. Ho letto Giordano Bruno Guerri che dopo la sua svolta a destra è diventato un baluardo pronto a colpire in ogni occasione la sinistra, ma nonostante questo ritengo sia un grande storico, seppure non condivida praticamente nessuna delle sue conclusioni. E tutto ciò diventa anche più stimolante, perché chi si ritiene obiettivo in realtà gioca a un gioco più subdolo, mentre chi è schierato ti spinge a sviluppare la tua idea che può abbracciare o contrastare la sua. Moore non è obiettivo e ciò rende il documentario bellissimo. Moore è completamente schierato contro Bush e la sua politica, è contro questa guerra che ci atterrisce di ora in ora e anche questo è meraviglioso. E' bello sapere perché lui non è d'accordo, perché ha voluto fare un film contro la follia guerrafondaia in cui siamo caduti anche noi, a prescindere dal fatto di essere d'accordo con lui o no. Ci sarà sicuramente chi davanti a prove schiaccianti (il film è un documentario, tutto ciò che si vede è documento non alterato, documenti con cui si fa la Storia visto che alla base di ogni conoscenza storica ci sono documenti) sentenzierà infastidito che è tutta una montatura, che Moore ha le traveggole, è un pazzo visionario, è uno che forse non ha capito niente. Eppure ciò che lui racconta è qualcosa che non aggiunge molto di nuovo a ciò che già si poteva ipotizzare. Non c'è nulla di non già detto. Non è fondamentale sapere che Bush ha avuto precisi incarichi e precisi rapporti per farsi un'idea, ma diventa fondamentale per Moore fartelo sapere per difendere ogni sua tesi. Cosa sappiamo noi veramente e che cosa ha da dire questo documentario? Io ritengo che ci sia un'estrema chiarezza nell'esposizione dei fatti, si può vedere anche come la raccolta del materiale sia iniziata dall'11 settembre fino ad arrivare a oggi, si può vedere come anche le persone che si sentono più sicure possano cambiare opinione, e non è solo il dolore per la perdita di un figlio, è qualcosa di più puro, è l'avere aperto finalmente le finestre ed essersi degnati di guardare fuori dalle proprie illusioni. Sono pacifista, forse fino al parossismo, perciò non posso concepire niente di tutto ciò che succede senza sentirmi sopraffare dalla vergogna e dal dolore. Non ci sono né santi, né martiri, ma solo carnefici contro carnefici che si piangono addosso senza fare nulla, senza volere screditare nessuno per trovare la giusta via, quella della pace che non è un contratto, ma un sentimento che va coltivato, un volere reale del mondo che sia perseguito da tutte le fazioni. E allora, forse, questa cosa il documentario di Moore la fa capire ed è meglio di mille cagate hollywoodiane, dei Vietnam di turno, di tutto quello che è stato spettacolarizzato anche dai grandi registi. Qui c'è la morte, qui ci sono le ossa di un braccio dilaniato, c'è il sangue, c'è quanto di più truce esista nella guerra, soldati mutilati, civili ammazzati, cadaveri ammassati. Forse solo questa violenza spingerà gli uomini a comprendere, ancora una volta, come tutto sia inutile, come non si faccia altro che farsi del male da soli, che seguire un istinto autodistruttivo proprio della natura. Cos'altro c'è da dire: chi vuol capire capisca, o per dirla con un verso che adoro di Guccini "perché i rincoglioniti d'ogni parte odian parecchio la libertà e la chiamano vagiti o ostie di un vecchio". A ogni modo, un film imperdibile, un documento indispensabile per cercare di capire un po' di più la Storia Contemporanea che ci assorbe e non ci assolve.

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