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Un ettaro di cielo

Regia di Aglauco Casadio vedi scheda film

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La recensione su Un ettaro di cielo

di Baliverna
7 stelle

Un ciarlatano riesce a persuadere tre vecchi male in arnese a comprare da lui un pezzo di cielo. Altro che Totò e la fontana di Trevi. Ma il gioco gli sfugge di mano.

Pellicola un po' anomala per ambientazione (esclusivamente il delta del Po), è tuttavia un film con i suoi pregi e la sua originalità. Sebbene Ennio Flaiano compaia solo come consulente alla sceneggiatura, il suo timbro si sente bene nei personaggi ingenui, stralunati, minimali e marginali che vediamo nel film. Due dei tre sceneggiatori sono Elio Petri e Tonino Guerra (ancora “Antonio”) che è anche aiuto regista. Addetto alla “edizione” (non so cosa significhi esattamente) vediamo invece un altro futuro noto, cioè il triestino Franco Giraldi, che allora era ancora alla gavetta, e la sediola con il megafono neppure se li sognava.

Amadio mette in scena una storia di povera gente tratta da un fatto di cronaca, persone sempre in bilico tra la disperazione e la speranza, tra la meschinità e la bontà. Le seconde, tuttavia, prevalgono, nonostante la precarietà dell'esistenza. Mastroianni non aveva ancora trovato il suo personaggio malinconico e distaccato, e forse per questo non funziona così bene come in altri film. La sua interpretazione, comunque, si difende. Rosanna Schiaffino, bravina, fa la bella bella situazione, che Amadio (su richiesta del soverchiante Cristaldi?) fa di tutto per erotizzare per quanto possibile, nell'abbigliamento e nelle movenze. Una nota di merito, infine, va ai tre scalcinati pescatori di anguille (uno dei quali è il vecchietto dei Soliti Ignoti). Le loro interpretazioni, tra il tragico, il buffo, e il simpatico, calzano perfettamente alla storia e alla sceneggiatura.

In generale è un tipo di cinema originale, minimale, a momenti poetico, che cerca di catturare, in parte riuscendoci, il dramma di tante esistenze, e il loro desiderio frustrato di riscatto, trasfigurandole con uno sguardo benevolo, venato di ironia e di umorismo. È un equilibrio tutto sommato difficile da raggiungere, e un merito che dobbiamo ascrivere ad Amadio. L'insuccesso a cui andò incontro la sua opera è, credo, immeritato. Una ragione – e forse un errore dei creatori – potrebbe essere l'ambientazione esclusivamente fluvial-paludosa. Via via che il film procede, si sente infatti l'esigenza di un cambio di scenario, e forse il pubblico dell'epoca lo avvertì ancora più fortemente.

Non escluderei che Alessandro Benvenuti si sia ispirato a questo film per il suo “Zitti e mosca” (1991).

 

 

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