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Il maestro

Regia di Andrea Di Stefano vedi scheda film

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La recensione su Il maestro

di barabbovich
8 stelle

Felice (Menichelli, faccia giusta) è un tredicenne che porta sulle spalle tutte le aspettative di un padre (Ludeno) che, nemmeno facesse Agassi o Williams di cognome, è disposto a qualsiasi sacrificio pur di vedere diventare suo figlio un campione della racchetta. Il ragazzino finisce così sotto la guida di Raul Gatti (Favino, una garanzia, sublime nel ruolo di sottaniere impenitente), ex tennista "che ha giocato un ottavo di finale al Foro Italico" (come da annuncio sul giornale per lezioni private), ma divorato da sensi di colpa e con un equilibrio precario. La strana coppia comincia così a partecipare a una serie di gare nazionali, fino a trasformare quel rapporto inizialmente tanto difficile in un legame in cui ciascuno troverà la figura che cerca.
Con la sua quarta regia, Andrea Di Stefano firma anche la sua opera migliore, perfettamente in equilibrio tra commedia e melodramma. Il maestro è un doppio racconto di formazione che dà voce a ogni possibile sfumatura della paternità, nucleo del film. Ambientato all'inizio degli anni Ottanta, il film manifesta un'ispirazione non comune (il sacchetto di gettoni telefonici, il Cristo che scende dalla croce, le zingarate per necessità della coppia protagonista), e un gusto preciso per i caratteri secondari, dando vita a una serie di duetti che, quando i due lasciano la racchetta, afferrano la sciabola, salvo poi ritrovarsi uniti in un abbraccio che ha tutto il sapore di un affetto perduto e finalmente ritrovato. Il maestro guarda alla commedia all'italiana e al romanzo picaresco: trasforma il road movie tennistico in un tenero elogio della sconfitta, dove solo chi perde a ripetizione impara a diventare adulto.

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