Espandi menu
cerca
Coffee & Cigarettes

Regia di Jim Jarmusch vedi scheda film

Recensioni

L'autore

EugenioRadin

EugenioRadin

Iscritto dal 22 luglio 2015 Vai al suo profilo
  • Seguaci 4
  • Post 3
  • Recensioni 10
  • Playlist -
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su Coffee & Cigarettes

di EugenioRadin
8 stelle

La commedia è di fatto il genere cinematografico che più di ogni altro si presta a dibattiti e a scontri di opinioni (talvolta dai toni piuttosto accesi), sulla propria valenza e sul proprio rapporto con altri aspetti della settima arte.
La maggior parte delle volte mi trovo ad appoggiare chi ritiene la commedia un genere di valore inferiore rispetto ad altri, soprattutto nelle sue fattezze contemporanee.

 

Che le più celebri opere teatrali greche (quindi di una società che è il culmine e la culla dell’umanità) siano le tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide dovrebbe, già di per sé, dirla lunga. La tragedia è un genere che, sin dalla sua genesi, si è fatto portatore e summa della catarsi dei sentimenti umani. Era un palco-specchio dell’anima dell’uomo, in cui i vizi e le virtù di quest’ultimo emergevano e si mostravano a tutti in una sorta di liberazione collettiva. Non era un teatro di divertimenti, come la commedia, sua sorella, in cui vigeva invece l’esagerazione burlesca (ma non ancora demenziale!) di maschere fisse, che interagivano tra loro creando scenari sempre rinnovati, ma con lo stesso succo comico di fondo, con lo scopo di mettere in ridicolo i personaggi (politici o mondani) della contemporaneità.

 

Dovrebbe dirla lunga anche che nella società latina, in cui i vizi iniziarono a mettersi sempre più in mostra, in cui la corruzione si fece presto conoscere e in cui l’arte fu subordinata al rispetto del mos maiorum e condannata ad essere attività da coltivarsi nell’otium, ovvero nel tempo libero, e da tenersi lontana dal più importante e conveniente negotium; proprio in questa civiltà in cui la formazione dell’uomo venne subordinata alla formazione del cittadino, la commedia iniziò a predominare sulla tragedia.

 

Pare ora che questo fenomeno si stia ripetendo più potente che mai e che sia, più che uno scontro tra generi, uno scontro all’interno della commedia stessa. Il propagarsi sempre più veloce di commedie demenziali, surrogati di idiozia trasportati sul grande schermo, fanno morire anche quel lato dello spettacolo che dai tempi di Terenzio era stato di maggiore riflessione rispetto agli standard del genere. Dunque tutta quella famiglia di film che va da American Pie fino ai più recenti Tre Uomini e una Pecora (pellicole prese soltanto a titolo di esempio), per non escludere l’esecrabile serie di Natali a… nata dalle oscur(at)e menti dei fratelli Vanzina, non sono altro che cinema d’intrattenimento senza nulla di più profondo, sono soltanto un modo per trascorrere il tempo che non arricchisce in alcun fronte lo spettatore. Ricordando che l’intrattenimento è condizione (forse) necessaria, ma di certo non sufficiente al cinema inteso come Arte, questi film hanno l’effetto di togliere valenza artistica al mezzo cinematografico, per ridurlo a mero intrattenimento commerciale. Esattamente come le migliori hit musicali degli anni ’80: che sono molto orecchiabili, ma che non hanno nulla a che fare con la musica intesa come arte dell’ethos. Come i romanzi rosa degli anni ’90, che forse intrattengono pure, non possono essere considerati letteratura.

Se poi si considera che tali suddetti film, tolgono luce agli ultimi sprazzi della commedia per cinema (che sono convinto esista ancora, sia in Italia che all’estero), essi devono essere doppiamente condannati.

 

Ma (chi cerca trova), anche se circondati da un pulviscolo di opere dimenticabili e spacciate per capolavori dell’umorismo, ci sono ancora parecchi titoli eredi di quella tradizione comica terenziana, che si propone, unendo l’utile al dilettevole, di far riflettere tra una risata e l’altra , o semplicemente pellicole valide che vengono classificate come commedie non potendo rientrare in nessun altro genere, ma che a ben vedere hanno molto più il carattere dell’opera sociale e filosofica, che non della commedia. E’ il caso di diversi titoli del passato (Amici miei per citarne uno di italiano), ma anche di molti recenti (JunoLittel Miss Sunshine, Sideways, Nebraska…). Pellicole che mantengono una loro dignità e una loro valenza anche se difficilmente (ma non escludo che qualche raro caso esista) includibili nell’olimpo del cinema.

 

Coffee and Cigarettes di Jim Jarmusch è in tal senso una commedia più vicina al modello terenziano. E’ un’opera che non ha soltanto lo scopo di far ridere, ma in primis quello di far riflettere lo spettatore su alcune tematiche particolari. 
In realtà il film raramente fa ridere, ma in tutta la sua durata è caratterizzato da un velo di umorismo che rende più fruibile il contenuto. (Si badi bene che non intendo affatto l’umorismo come sinonimo di comicità, ma come quella capacità di ironizzare su se stessi, che è l’unica confortante via d’uscita dalla sofferenza. Per citare Hesse: “L’umorismo è la stupenda invenzione di chi si vede troncata la vocazione alle cose più grandi, l’invenzione dei tipi quasi tragici, degni infelici dotati di massima intelligenza.”)

 

La pellicola è una riflessione non lineare, ma circolare, in cui la fine può collegarsi all’inizio e non solo. In cui gli episodi che caratterizzano il plot possono essere smembrati, mescolati e ricomposti a piacimento dallo spettatore. E nella speculazione mentale successiva alla visione succede esattamente questo: un rimischiarsi di elementi eterogenei per creare una più grande e intensa (e finalmente unica e decisiva) Visione. La visione di un’intera generazione ridotta al tempo di una pellicola cinematografica, ma forse perché questa generazione descritta, tanto amata e criticata, non ha niente di più da dire di quello che già si può imprimere nel tempo di un film. Una generazione di fumo, come quello che fuoriesce dalle sigarette, che assieme al caffè, fanno da filo di Arianna e da collegamento a tutta l’opera: unico pretesto per assemblare scene così diverse e così simili tra loro. Diverse nei protagonisti, nei caratteri e negli umori, ma simili nelle tematiche, nel modo in cui vengono viste e trattate, nel modo in cui fanno riflettere.

 

Coffee and Cigarettes è un film che in sé non dice nulla, ma che lascia intendere tutta la sua pienezza e il suo significato da altri particolari; un film che non si concentra sulle interpretazioni o sui dialoghi (che sono per altro divinamente scritti), ma che lascia che il ruolo di protagonista per una volta lo giochi tutto ciò che solitamente è accompagnamento. L’atmosfera, i silenzi, il bianco e nero, il colore del caffè, il fumo della sigaretta, dicono tutto ciò che c’è da dire. A noi spettatori non resta che assorbirli, stregati.

Ed è proprio inseriti in questo contesto di spleen in bianco e nero che la sceneggiatura dai dialoghi beckettiani, talvolta non-sense, talvolta assurdi, spesso ripetitivi, acquista valore e dona vitalità alla pellicola, che diventa mai comica, ma sempre umoristica.

 

Jarmusch descrive una generazione, che è la sua generazione, di cui aveva già parlato in altre pellicole (in primis in Stranger than Paradise, suo primo lungometraggio). Una generazione (qui totalmente americana, ma il discorso è facilmente estendibile) inquinata, dove le sigarette hanno sostituito la vecchia torta nel suo storico binomio col caffè (come fanno notare Tom Waits e Iggy Pop in uno degli sketch più riusciti), dove la gente non fa che straparlare, seduta ad un tavolo, come in una sala d’attesa, non si sa aspettando cosa. 
E’ dettaglio non poco influente che i protagonisti non parlino mai di argomenti seri, come appunto se ci fosse sempre tempo più avanti per le cose serie, come se il disinteressamento fosse una status quoinfrangibile. Sentiamo la mancanza, a tratti, di riflessioni e di una filosofia di fondo, che si rivela soltanto nella Visione d’insieme, scomposta e ricomposta, ma mai nelle singole visioni; ancora a ribadire che l’importante è la corporeità, la massa del film e non i suoi lineamenti.

 

Questa mancanza di interesse, questa mancanza di riflessioni è ben studiata per mettere in chiaro ancora una volta la frivolezza di questo mondo, che sta lì, fermo, ad aspettare. Ma l’illusione di un arrivo di Godot è svanita, non c’è speranza in questo film, né fede. C’è soltanto la materialità del tempo che avanza, tra una tazza di caffè ed un’altra e l’incapacità di essere di un mondo che non sa fermarsi.

 

L’unico episodio che può essere scisso dal resto dell’opera è l’ultimo:champagne. Champagne è l’epilogo ideale, il capolinea del treno, il punto di arrivo delle riflessioni di tutta la pellicola. 
Ci sono forse diversi modi di intendere quell’ultimo malinconico episodio, ma la visione che mi sembra più corretta e che va a chiudere il cerchio, è quella di vedere i due vecchi come l’immagine del destino di tutti i protagonisti che abbiamo incontrato fino ad ora. Sono loro, gli stessi uomini, invecchiati di qualche anno. Ancora seduti davanti ad un caffè, ma che questa volta non ha più un buon sapore. Sa di fango, il gusto di una vita sprecata, una vita in cui non si è fatto altro che slegarsi dalla vita stessa: “Mi sento divorziato dal mondo. Ho perso i contatti col mondo.” Afferma uno dei due vecchi, prima di immaginare un lied di Mahler librare nell’aria. Nella vecchiaia riemerge ciò che nella vita non si è potuto avere, ma le forze scemano, l’energia non c’è più e ormai per gustare lo champagne è troppo tardi. Rimarrà soltanto il tempo di riposarsi, tra un turno di lavoro ed un altro, nell’eterna routine del mondo che avanza.

 

E’ allora in un film come questo che la commedia diviene genere paritario al dramma, capace comunque di creare una catarsi nello spettatore, ma allo stesso tempo di divertirlo. E anche se non troviamo le maschere classiche del servo astuto, del padre severo o del soldato fanfarone, quelle che vediamo sono pur sempre ritratti caricaturati (o forse no) di una società che abita ancora oggi le strade e i bar della quotidianità.

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati