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Orfeo

Regia di Virgilio Villoresi vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Orfeo

di obyone
7 stelle

 

Luca Vergoni, Giulia Maenza

Orfeo (2025): Luca Vergoni, Giulia Maenza

 

Venezia 82. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica.

Pare che la ninfa Euridice avesse eluso la sorveglianza di Ade e Persefone e, di nascosto, avesse lasciato gli Inferi per salire in superfice. Qualcosa, tuttavia, le era sfuggito di mano, tant’è che la Dreide era sbucata dal terreno sabbioso dell’isola del Lido, lontana, dunque, dall’amata Grecia a cui desiderava tanto tornare. E ciò che più conta, senza invito e senza che nessuno sapesse di lei, la bellissima fanciulla, spinta dalla calca e dalla curiosità, s’era trovata a sgomitare per un posto in Sala Grande, dove, infine, era entrata, in gran sordina, per assistere, incredula di tanta fama, ad uno spettacolo che non aveva mai visto. In quel luogo, oscuro come l’oltretomba da cui era venuta, una strana macchina, probabilmente un sortilegio di Zeus, proiettava storie e cose che la riguardavano.

La silente Euridice, sprofondata negli abissi della memoria a causa di due uomini - lo sventurato Aristeo che ne causò la morte inseguendola, ed il debole Orfeo che non riuscì a guardare avanti, senza voltarsi, consegnandola così al definitivo oblio - s’era seduta in un cantuccio ed aveva assistito, silenziosa, alla prima di “Bugonia”, un film che trae ispirazione dalla sua stessa morte, dall’ira e dal perdono degli dei, i quali, mossi a pietà, offrirono al pecoraio che desiderava possederla uno sciame d’api, in cambio di suppliche e sacrifici.

Più tardi la nuda fanciulla ornata di vesti striminzite e cortecce era rimasta incantata da uno stranissimo spettacolo in cui era impossibile non riconoscersi. L’artefice, un semi-dio senza dubbio, era riuscito, magicamente, ad imprimere immagini di uomini e donne sulla parete bianca. Aveva raccontato del suo amore per Orfeo, dell’astuzia di quest’ultimo per rapirla dal regno dei morti e del loro triste commiato. Era stupefatta di rivedere sé stessa… e... perbacco… la giovane donna che portava il suo nome aveva i suoi stessi lineamenti…

 

Giulia Maenza

Orfeo (2025): Giulia Maenza

 

“Orfeo” esce dalle pagine incantate di Dino Buzzati che, nel 1969, pubblicò “Poema a fumetti”. Scritto ed illustrato personalmente dallo scrittore bellunese, “Poema a fumetti” trasformava il mito greco in graphic novel, contaminando la mitologia con il romanzo ed il disegno. Il pubblico si dimostrò pronto alla novità. La critica un po’ meno.

Il regista Virgilio Villoresi, un po’ come fece lo scrittore veneto per Euridice ed Orfeo, prende in mano l’opera di Buzzati, la strappa alla damnatio memoriae ed, infine, la trasforma in cinema. Contrariamente a quanto sembrerebbe ad una ninfa spaesata dalla “civiltà” contemporanea, quella di Villoresi non è magia bensì amore per le sfide e talento creativo. Completamente autofinanziata, di conseguenza priva di lacci e tensioni produttive, la pellicola di Villoresi apre le porte ad un sogno inquieto in cui il pianista Orfeo, grazie alla dolce melodia incantatrice dei suoi tasti, riesce a spingersi in una dimensione onirica e spettrale per ricercare l’amata Eura, scomparsa nel nulla in una lugubre Milano. Orfeo s’imbatte nell’inferno e nei suoi orribili abitanti: scheletri, demoni e donne suadenti. Il sogno di riportare Eura alla vita è dunque un incubo che il giovane pianista deve affrontare per recuperare l’amata o salutarla per sempre.

Virgilio Villoresi ripropone il mito greco degli amanti separati dalla morte. Di esso ne fa un incubo in cui il povero Orfeo è spesso avviluppato da un‘atmosfera claustrofobica ed irreale e circondato da bizzarri personaggi, teste galleggianti nell’aria e giacche animate. La ricostruzione del mondo fiabesco di Buzzati è semplicemente magnifica. Villoresi, con la collaborazione del fotografo Marco De Pasquale e di esperti animatori, ricorre alle tecniche del cinema d’antan: bambole meccaniche, specchi, luci pulsanti, lastre di vetro inclinate, chiaroscuri e sovrapposizioni. La stop motion anima le paure del protagonista e immerge gli occhi in un paesaggio fluido di minuscoli personaggi in movimento. Le ricostruzioni miniaturizzate della città e dei paesaggi, spesso baciati dalle calde luci dei lampioni o dalle luci arancioni di tiepidi tramonti sono rese con maestria e stupore. La città milanese, dalle mura di cartone, esercita un fascino indelebile. “Orfeo”, dunque, è una pellicola straordinaria, dal punto di vista visivo, con vezzi felliniani, rimandi alla pittura rinascimentale, predilezione per le grottesche, echi art déco e quel tocco, riconoscibilissimo, dell’arte surreale del maestro Dalì.

È dal punto di vista squisitamente letterario che il film risulta più fragile. Il lungometraggio di Villoresi non è facile da seguire. Lo schema narrativo viene applicato con insistenza. Il protagonista, come in un ripetitivo girone infernale, incontra un ostacolo, lo aggira prima di imbattersi in un altro e in un altro ancora. “Orfeo” non ammette ignoranza. Nella sua forma è insita la presunzione di conoscenza del Buzzati e del mito classico. Privi di tale conoscenza, però, risulta arduo individuare il punto di approdo del racconto. Quando quest’ultimo, finalmente, arriva, gli ottanta minuti di immagini e forme bizzarre che per un po’ erano sembrate una noiosa rappresentazione, assumono un significato indelebile.

“Orfeo” è la dolce rappresentazione di un dolore che infine trova nel ricordo malinconico della propria amata il motivo per sopravvivere. Per Villoresi la storia di Orfeo e della sua bellissima compagna è una meditazione sul lutto e sulla sua dolorosa metabolizzazione...

 

Luca Vergoni

Orfeo (2025): Luca Vergoni

 

Turbata da ciò che aveva visto, la ninfa dei faggi, infine, decise che non poteva restare sul quel suolo triste che tanto aveva anelato. Il suo amato Orfeo era rimasto negli inferi. Il suo dramma d’amore era ancora vivo. La sua storia apparteneva ancora alle genti di fuori. Non poteva sperare in nient’altro salvo riscrivere il finale di quella storia appena svanita davanti ai suoi occhi. Lei, semplicemente, preferiva tornare da dov'era venuta, grata per ciò che aveva visto nel buio, ed abbracciare il suo uomo, così da sovvertire, almeno nell’aldilà, il tragico destino che la teneva lontana da lui.

 

scena

Orfeo (2025): scena

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