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Fiori d'equinozio

Regia di Yasujiro Ozu vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su Fiori d'equinozio

di alan smithee
8 stelle

LE STAGIONI DI YASUJIRO
Il maturo e per tutti saggio e coerente signor Hirayama, impersona in realtà colui che, nel detto popolare, "predica bene e razzola male".
Invitato spesso come uomo saggio ed illustre a matrimoni anche di soli conoscenti per esprimere le sue moderne valutazioni circa la libertà da concedere ai giovani di sposarsi per amore e non più in base ad un vincolo contrattuale concluso tra famiglie, l'uomo si ritrova a dover gestire le dichiarazioni audaci e anticonformiste che la figlia Setsuko inizia a manifestare, e che si concretizzano nell'intenzione di sposare il suo fidanzato Taniguchi senza chiedere alcun consenso genitoriale. Fatto sta che l'uomo si oppone, creando tensione in una casa sino a poco prima nota per la modernità di pensiero regnante tra le quattro mura casalinghe.
Nonostante ciò, l'uomo difende le scelte moderne e stravaganti della figlia del suo amico Mikami, pure lei ribelle e avanguardista della nuova scuola anti-matrimonio combinato.
Contro Hirayama si schiereranno alla fine un trio di donne che comprende la finta-mansueta e pseudo obbediente moglie dell'uomo, la figlia emancipata di un'amica di famiglia, Yukiko, e la stessa Setsuko:  le donne ordiranno un piano ingegnoso volto a far dichiarare pubblicamente ciò che Hirayama rinnega quando è in ballo il futuro matrimoniale della sua tenace ed indomita figlia.
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Alla fine Setsuko sposerà l'uomo scelto da lei, e Hirayama non solo si recherà alle nozze dopo aver dichiarato il contrario, ma finirà, dopo una sbronza clamorosa con i suoi amici di sventura, anche per essere circuito dalla furbizia delle sue amiche donne, fino a spingersi ad andare a far visita a Hiroshima alla figlia, nella sua nuova casa da donna sposata.
In Fiori d'equinozio il sesso debole si allea e si dimostra assai più scaltro ed organizzato di quello maschile, che sottovaluta troppo la fattiva corporazione femminile che finisce per legare le donne in una complicità che le rende molto più insidiose di quanto il maschio prevenuto e impreparato, possa essere in grado di valutare.
Ozu si prodiga con ottimi risultati a livello di godibilità e sofisticatezza di costruzione, in questa sua commedia divertente e maliziosa che ricorda, per certi versi, la verve ed il piglio ironico presente in molte commedie scatenate di Frank Capra, e che oppone alla supponente e facilona corporatività del gruppetto maschile mal assortito ed ingenuo (in questo film compare per la prima volta il terzetto di amici complici e poco accorti), azione furtiva e scaltra di donne solo apparentemente sottomesse ed obbedienti. 
Emblematica è la figura della moglie di Hirayama, che, a differenza delle giovani, più sicure di sé e d'indole più ribelle, mette in atto un suo piano decisamente più elaborato, per tendere all'altro sesso un tranello in grado di smascherarlo pubblicamente nella incongruità più imbarazzante tra ciò che si sostiene, e ciò che si fa materialmente quando si finisce coinvolti nella medesima situazione verso la quale si esprimevano pareri più distesi, ma evidentemente non realmente sentiti.
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Fiori d'equinozio è il primo film a colori di Yasujiro Ozu, a seguito di una decisione quasi impostagli dalla casa di produzione, circostanza che lascia titubante il regista solo all'inizio, per convincerlo poi a puntare sulla meraviglia di colori accesi come il rosso, che nel film risulta particolarmente ostentato in oggetti scientemente prescelti di quel colore.
Come sempre l'autore ama circondarsi delle tematiche a lui più care, entro le quali la famiglia, con le sue problematiche e la fragilità degli equilibri che l'assiduo confronto tra i membri crea, alimenta e talvolta mortifica, rimane al centro della narrazione, come a trattarsi di un fulcro che deve cercare di gestirsi al meglio tra i dettami rigidi di una tradizione ormai millenaria, ed una ventata di contestazione che il periodo immediatamente post bellico ha creato, quasi come una risposta coerente ed animata dopo la sottomissione da una guerra dalle conseguenze devastanti. 
Il finale illuminante e pieno di speranze, si chiude sul volto intenso della moglie del protagonista, Kiyoko, la quale volge il suo sguardo verso l'esterno, come a significare un'apertura di orizzonti contro una staticità da tradizione che stenta a lasciar spazio al buon senso e alla forza dei sentimenti: il bucato steso al sole svolazza libero come agitato da questa nuova vitalità, nel pieno dei suoi colori sgargianti finalmente fruibili e percepibili dallo spettatore.
 
 
 
 
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