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Effetto notte

Regia di François Truffaut vedi scheda film

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La recensione su Effetto notte

di LorCio
10 stelle

La vita, il cinema. Ogni autore che si rispetti ha cercato di riflettere sull'affascinante tema. Come non poteva François Truffaut realizzare anche lui il proprio film a riguardo? E alla fine Effetto notte risulta il migliore del genere. La storia è ambientata su un set, il regista Ferrand (ossia François, nelle vesti di attore) sta girando Vi presento Pamela con un eterogeneo gruppo: attori (tra cui il feticcio Jean-Pierre Leaud), macchinisti, operatori, produttori le cui esistenze si articolano intorno alle riprese. Il mondo cinematografico sembra vacuo ed ipocrita. Truffaut si schiera contro questa tesi con quest'opera felice e finanche tenerissima, un atto d'amore verso la Settima Arte che contiene tutte le cifre caratteristiche della circostanza.

 

 

Ferrand, alter ego spudorato e palese di François, è un uomo che, come l'originale, vive il cinema come esperienza di vita, veicolo su cui muovere le emozioni. Più che un film guida su come girare un film, è un film che rappresenta al meglio il modo con cui lavora il suo autore. Non a caso Effetto notte può essere considerato come la summa del pensiero di Truffaut, il cosa intende lui per cinema. Per questo va preso anche come un'opera profondamente personale, intima. Soprattutto sincera. Nonostante funga da vittima delle bizzarrie del cast, François fa la parte del saggio e si mette in bocca delle frasi bellissime: "il cinema impera" grida fiero, ma come dimenticare quel dolce e potente "i film sono più armoniosi della vita, non ci sono intoppi, non ci sono rallentamenti, filano come treni"?

 

 

Certamente è il film di un artista innamorato, in cui si incontrano passioni forti (carrellata di libri di Bunuel, Godard, Rossellini, Bresson, Bergman e, ovviamente, Hitchcock e il sogno del bimbo che ruba le fotobuste di Quarto potere) e gustosi episodi. E' lecito pensare che molti avvenimenti raccontati in Effetto notte siano reali? Chissà se veramente Jean-Pierre Leaud aveva questo bisogno impellente di andare al cinema ogni qualvolta potesse e si andasse a sfogare ai go-kart. E poi, forse, non è casuale che la protagonista di Vi presento Pamela, la star, si chiami Julie, come il personaggio principale de La mia droga si chiama Julie, che arriva e scombussola le già irrequiete acque del set.

 

 

Risulta pure una riflessione sul mestiere dell'attore. Emblematica, infatti, la frase del crepuscolare Jean-Pierre Aumont (che morirà prima di recitare la propria uccisione per mano del figlio) che, riflettendo su cosa l'attore rappresenti per il pubblico (anzi, per gli altri), dice "bisogna dimostrare che ci siamo". L'essere prima dell'apparire. Ma allora l'uomo-attore sul set si limita ad apparire? Certo che no, perché, come già detto, la filosofia di Truffaut è che il cinema è in funzione della vita e viceversa. Dunque un individuo non recita, vive il film. Lui vive il film, sempre. Come Valentina Cortese, meravigliosa, che sembra davvero recitare la vita dell'attrice (di cui noi ignoriamo il fulcro, possiamo solo immaginarla) che lei stessa interpreta sul viale del tramonto.

 

 

Come Aumont, elegantissimo, che se ne va via nel momento giusto, lasciando un bel ricordo, e chi se ne frega se non conclude la propria parte. Come Leaud, nevrotico e febbrile, che pende dalle labbra del suo mentore François, di cui stavolta non è alter ego (o così appare...). Probabilmente la troupe di Effetto notte (che è un trucco cinematografico per simulare la notte) si è molta divertita a vedere (o a vedersi?) la finta troupe di Vi presento Pamela, anche perché si svelano alcuni trucchi del mestiere (quello della candela è una curiosa sopresa). Sì, è palpabile il divertimento provato dal cast, e rasserena, rende ancora più adorabile questa preziosa testimonianza di un amore. François Truffaut, regista che ha indagato in ogni territorio sentimentale, firma (filma) con Effetto notte la sua prova più sinceramente affettuosa.

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