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Ecce Bombo

Regia di Nanni Moretti vedi scheda film

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La recensione su Ecce Bombo

di ROTOTOM
8 stelle

Ci sono film che nascono quasi dal nulla e fulminei stampano nell’immaginario collettivo un’istantanea, una polaroid, dei tempi in cui sono girati diventandone manifesto, memoria, testamento. Ci sono film invece che fulminei prendono il tempo in cui sono girati e lo scagliano direttamente nel futuro diventandone araldo, di quel futuro, qualsiasi futuro sia. Quest’ultima definizione calza alla perfezione a Ecce Bombo titolo preso dal grido di un robivecchi che pedala sulla sua bici mentre il sole sorge e al quale Michele (Moretti) e i suoi amici si volgono lo sguardo dopo aver invano atteso l’alba dalla parte sbagliata. La satira è contro tutti e tutto, la politica, lo sfascio delle istituzioni, la famiglia che si disgrega in cerca di nuovi modelli da seguire, il cinema e i giovani. Moretti non prende tuttavia a soppesare le mode, i vestiti, i look o ciò che caratterizza la società piuttosto ne svella i luoghi comuni, le ossessioni, soppesa le gesta di una società confusa tra il dire e il fare, tra desideri inespressi e retorica vomitata nelle spassose riunioni di autocoscienza dove è fondamentale parlare di sé stessi, in continuazione, senza giungere mai a nulla. Moretti prende il distacco dalla sua generazione, intellettualmente inerte, disillusa e ipocrita, la ridicolizza in siparietti di memorabile comicità, la fotografa immobile tra post sessantotto, movimenti femministi, grandi ideali e incapacità di prendersi la più piccola responsabilità. Generazione giovane studiata come animali sconosciuti, sottolineata da una ridicola comparsa di tanto in tanto del verboso inviato di Tele California prodigo di interviste sullo sconosciuto mondo giovanile, precursore della televisione invasiva e invadente, presente ai concerti, alle riunioni nei circoli e nella surreale scena dell’esame di maturità. “Lui è bravissimo a fare il giovane” frase ormai stampata negli annali della comicità che ritorna in mente inevitabilmente qualora malauguratamente si assista anche oggi ai pomposi dibattiti sui “giovani” definizione tanto vaga quanto abusata. Moretti si dissocia dal pensiero comune descrivendo lo stacco generazionale tra padri e figli, e sempre più velocemente tra fratello maggiore e sorella minore. Concetto fotografato in un'unica bellissima scena in cui Michele osserva silenzioso appoggiato allo stipite di una porta la sorella minore parlare di occupazione della scuola con i suoi compagni, egli stesso Michele osservato ad una stanza di distanza da suo padre. Ognuno osserva l’altro da lontano senza capirlo, scontrandosi e producendo effetti a volte esilaranti a volte estremamente tristi. Lo splendido mortificante finale, dà la mazzata finale ad una generazione, ad una sinistra per la precisione, persa tra la teoria immobile e il prendere collettivamente una decisione, disattendendola sistematicamente e senza rimorso alcuno, finale in cui tutto il gruppo di amici decide di andare a trovare una ragazza malata (Lina Sastri) disperdendosi lungo la strada in direzioni e attività diverse, ci arriverà solo Michele. Film giustamente restaurato a quasi trent’anni dalla sua nascita è un manifesto in movimento, geniale nella scrittura e assolutamente calzante con la realtà odierna, brillante di una propria lucida consapevolezza del tempo che fu (che è) (che sarà) da essere giustamente considerato uno dei più bei film italiani mai prodotti.

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