Espandi menu
cerca
La città incantata

Regia di Hayao Miyazaki vedi scheda film

Recensioni

L'autore

Stanley42

Stanley42

Iscritto dal 22 novembre 2014 Vai al suo profilo
  • Seguaci 28
  • Post 10
  • Recensioni 68
  • Playlist 3
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su La città incantata

di Stanley42
10 stelle

Un capolavoro. Tutta la visionaria creatività e la maniacale cura di Miyazaki sono qui al servizio di un racconto di formazione memorabile. Una delle vette più alte del cinema d'animazione (se non la più alta).

scena

La città incantata (2001): scena

 

Ordinaria. Nè bella nè brutta, semplicemente come tante. Così definì Hayao Miyazaki la sua nuova eroina nel film che lo portò sulla vetta del mondo dell'animazione.

Sì perchè Chihiro, in fondo, non ha nulla di speciale: è una ragazzina annoiata, in contrasto con i genitori, sul punto di cambiare casa e città, spaventata dall'idea di dover ricominciare tutto da capo.

Quand'ecco che qualcosa di inaspettato accade: la macchina della famigliola, in viaggio verso la nuova dimora, si introduce dentro una fitta foresta (impossibile non ricordare qui le prime sequenze de "Il mio vicino Totoro") e giunge ad una gigantesca porta che, con sorpresa di tutti, conduce in un piccolo borgo. Chihiro è spaventata, vorrebbe tornare indietro ma i suoi genitori la spingono a visitare il paese disabitato: la loro curiosità, che ha ormai assunto la forma di incoscenza, li porterà ad essere trasformati in maiali (citazione non a caso di "Porco rosso"); toccherà perciò a Chihiro risolvere la situazione, lavorando come inserviente nel centro termale diretto dalla strega Yubaba, aiutata dall'enigmatico Aku.

E' fatto di scelte, responsabilità e decisioni difficili il percorso compiuto da Chihiro, che, come fa intendere Miyazaki, altro non è che quello della crescita e dell'adolescenza in cui si è piccoli e grandi, sicuri e incerti, uniti e soli nello stesso momento; un tempo della vita in cui si può perdere tutto addirittura il proprio nome (e di conseguenza la propria identità) come ci dimostra l'indomita protagonista, costretta alle fatiche sotto lo pseudonimo di "Sen".

Il momento è quello delle prove per Chihiro che, messa alle strette, dovrà rimboccarsi le maniche e trasformarsi da piccola capricciosa a grande responsabile della sua vita. Ma, come per tutti i ragazzi, la strada che porta all'essere adulti non è mai semplice e la nostra protagonista si troverà a dover risolvere diversi problemi per lei doppiamente insormontabili perchè consapevole del fatto di poter contare solo sulle proprie forze.

Con questa grande riflessione Miyazaki sembra voler ammonire gli spettatori più adulti, che spesso si rivelano genitori incapaci ed assenti per i propri figli, costretti a diventare grandi per forza e prima del tempo.

"La città incantata", dunque, si dimostra un lungometraggio atipico per il regista nipponico, che questa volta mette in secondo piano le tematiche ricorrenti della sua poetica, come la guerra, concentrandosi invece sull'aspetto psicologico e introspettivo dei suoi personaggi, Chihiro su tutti, accrescendo comunque la spettacolarità che aveva catterizzato precendenti produzioni (come "Principessa Mononoke").

Ecco dunque che, prima di essere un film d'avventura, esso si rivela uno stupefacente racconto di formazione, dove si alternano in maniera sapiente azione e riflessione.

Ritorna qui, dopo le epiche e solenni scene d'azione del fil precedente, la regia lenta e posata di Miyazaki, che in due ore e dieci dipana in maniera fine ed accorta la storia di crescita di Chihiro.

Connesso a questo importantissimo messaggio troviamo ancora una volta il cardine della filmografia del regista: il bambino come salvatore della situazione e per estensione del mondo; la protagonista infatti non lavora solo per se stessa e per la sua libertà ma anche e sopratutto per il salvataggio dei suoi genitori, troppo ingenui e sprovveduti (mentre sarebbero dovuti essere loro un esempio di avvedutezza).

E' proprio il bambino, o meglio la bambina, che con la sua geniunità saprà conquistarsi la simpatia di tutti e riportare le cose alla normalità.

Non mancano ovviamente i primi amori infantili, qui rappresentati dal misterioso Aku, anche lui costretto a lavorare alle dipendenze di Yubaba che aiuterà continuamente la ragazza per permetterle di lasciare le terme.

Ma non è tutto: Miyazaki mette ulteriormente in guardia grandi e piccini, ammonendo i primi a ricordare la loro infanzia e i secondi a non dimenticarla una volta adulti: quello sguardo carico di apprensione che Chihiro lancia al portale, dopo esser rientrata nel mondo reale, ci ricorda che è un bene provar nostalgia per un periodo della vita così bello.

"Tutti i grandi sono stati bambini, ma pochi se ne ricondano" diceva il grande Antoine De Saint-Exupery e Miyazaki coglie in pieno il suo ragionamento.

 

Ma alla fine cosa resta a Chihiro?

La consapevolezza di essere cresciuta, la forza di cambiare la propria vita e tutti quelli che la circondano; riattraversando quella porta, che l'aveva fatta smarrire, ella riacquista la certezza di esistere, di essere.

Ma da qui inizia il percorso non più di una bambina bensì di una vera e propria donna, che saprà reggere la sua vita sulle ormai forti spalle; ciò potrebbe fornire materia per un nuovo film del Maestro (che, probabilmente, non girerà mai).

Ma adesso, purtroppo, questo film è finito.

 

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati